Oggi è il compleanno di una leggenda. Non solo dello sport, ma, forse, anche della storia. Michael Jordan è stato il cestista più forte...

Oggi è il compleanno di una leggenda. Non solo dello sport, ma, forse, anche della storia. Michael Jordan è stato il cestista più forte di ogni epoca e ha rivoluzionato il mondo del basket per sempre. Entrando anche nella storia come icona dello sport mondiale. Se i personaggi dello sport sono diventate icone vere e proprie, il merito è anche e soprattutto di His Airness.

Oggi, nel giorno del suo compleanno, lo festeggiamo con una raccolta delle sue citazioni più celebri e affascinanti.

1. Fallire

MJ ha segnato 38279 punti nella sua carriera. E ha vinto tutto quello che c’era da vincere, forse anche di più. Ma un vero campione sa riconoscere l’importanza degli errori e delle sconfitte, che diventano una formidabile opportunità di crescita.

His Airness lo sa: è solo sbagliando, sbagliando e sbagliando ancora che si cresce e si diventa grandi. E’ solo quando conosci la sconfitta che puoi apprezzare davvero il sapore della vittoria.

Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.

2. Provarci

Una delle sue citazioni più famose, che dovrebbe insegnarci tanto, non solo nello sport, ma anche e soprattutto nella vita. Perchè, se è vero che l’obiettivo è sempre quello di riuscire a portare a termine con successo un lavoro, la sconfitta è un’opzione contemplabile. Ignorarlo sarebbe da irresponsabili.

Ma quello che, secondo Jordan, non dobbiamo fare, è rinunciare a provarci. Perchè possiamo anche uscire sconfitti da una partita, ma se lo facciamo dopo averci messo il cuore e l’anima, sarà tutta un’altra storia.

Posso accettare la sconfitta, tutti falliscono in qualcosa. Ma non posso accettare di rinunciare a provarci.

E, sempre sullo stesso tema, una delle sue ultime citazioni, durante il discorso di introduzione alla Hall of Fame, rimarca il concetto. Ovvero, che i limiti, spesso, sono solo nella nostra testa.

Mai dire mai, perché i limiti, come le paure, spesso sono solo un’illusione.

3. Energia

Di partite decisive, nel corso della sua carriera (comebacks inclusi) Michael Jordan ne ha giocate parecchie, a occhio e croce. E, quando arrivi in fondo a una di quelle partite, devi avere in corpo energie necessarie per vincerle.

Ma, attenzione. Dosare le energie e conservarle per un finale di gara tirato non è mai piaciuto a MJ. Che preferiva dare tutto quello che aveva per arrivarci in fondo a quella partita, e poi tirare fuori le ultime gocce di sudore per vincerla. Senza mai risparmiarsi.

Non importa quanta energia spendi per arrivare in fondo a una partita decisiva; quello che conta è ciò che ti rimane in corpo per vincerla.

4. Difendere

MJ non è stato un grande solamente per la sua capacità di mettere a referto un’infinità di punti. Quando c’era da abbassare le gambe e difendere, Jordan è stato anche un grande, grandissimo difensore. Uno di quelli che quando decideva di concentrarsi, riusciva ad annullare il proprio avversario diretto trascinandolo in una guerra di nervi.

E saper difendere è stato essenziale per diventare un dominatore di questo gioco, perchè ha permesso a Jordan di diventare il vero dominatore di questo gioco. Anche quando non ha più potuto contare sulla prestanza fisica. Dimostrando che la difesa è anche un fatto di testa.

Saper difendere è una chiave essenziale del mio gioco. Dopo una certa età non puoi far conto soltanto sulla tua prestanza, ma devi saperti gestire e usare il cervello specie sotto al tuo canestro.

5. Il ritorno

Michael Jordan, nella sua carriera leggendaria, ha anche regalato due incredibili “ritorni”. Il primo, dopo la fallimentare carriera nel baseball seguito al periodo difficile vissuto dopo l’omicidio del padre. Il secondo, in età avanzata, con la maglia dei Washington Wizards, ritorno nel quale ha fatto sognare più di qualcuno.

E le sue parole, il giorno dell’annuncio del ritorno in campo con la maglia dei Wizards, sono diventate leggendario. Un ennesimo inno al basket. All’amore per il basket.

Torno per amore di questo sport. Perché non m’importa di rovinare l’immagine di quanto ho fatto finora, perché quello che ho vinto non me lo può togliere nessuno. Torno per insegnare ai giovani che mi circondano quello che serve per diventare vincenti. Non devo dimostrare niente a nessuno. Quando sento che la gente fa la fila per venire a vedermi, mi carico e mi esalto. Sento che le gambe stanno tornando. Sento che posso essere quello che ero. Solo con qualche anno in più.

6. Il primo addio

Nel 1993, il padre di Michael, James Jordan, viene assassinato da due maldestri rapinatori che finiscono per trasformare in tragedia il loro tentativo di rapina. Per MJ, all’apice della sua prima carriera con i Bulls, è un colpo tremendo.

Un colpo che gli fa venir meno tutte le motivazioni e lo spinge a prendere una delle decisioni più clamorosi della storia dello sport professionistico.

Ho perso ogni motivazione. Nel gioco del basket non ho più nulla da dimostrare: è il momento migliore per me per smettere. Ho vinto tutto quello che si poteva vincere. Tornare? Forse, ma ora penso alla famiglia.

Il tutto, senza rimpianti.

Indubbiamente mi ha fatto riflettere sulle incertezze della vita, ma la decisione di abbandonare la professione di cestista è legata ad altre considerazioni: nella vita sportiva arriva un momento in cui ognuno deve smettere di giocare. O si fa la scelta da soli, o la fa qualcun altro, magari la stampa o il presidente di una società. Io ho la fortuna di averla presa autonomamente. Non è stato facile, mi rendo conto che non c’ è molta gente che opta di andarsene proprio al momento del massimo successo, ma io non rimpiango nulla.

7. L’io e la squadra

La personalità di Jordan è spesso stata definita ingombrante dai suoi compagni e allenatori. E, forse, con un talento del genere era difficile fare diversamente. Perchè, quando riesci a fare cose del genere, non puoi non essere un pizzico spocchioso.

E, a tal proposito, è diventato famoso un aneddoto che vede coinvolto il leggendario Tex Winter, il quale, dopo una vittoria dei Bulls trascinati da un grande Jordan, prova a spiegargli che il basket resta comunque uno sport di squadra. E MJ non si lascia scappare una replica abbastanza irriverente.

A Chicago ero spesso la colonna portante, quello che faceva la voce grossa in squadra e forse, a volte, anche un po’ un egoista. Ma alla fine vincevamo noi. Ricordo un aneddoto. Coach Tex Winter, dopo che segnai 24 punti consecutivi, mi apostrofa così: “Ehi Mike, non esiste l’Io in uno sport di squadra”. (There’s no “I” in team) Gli dissi: “Ma io ho appena vinto”.

8. Phil Jackson

La carriera di Jordan è andata in parallelo con un’altra leggenda del basket. Se MJ è il miglior giocatore di ogni epoca, Phil Jackson è probabilmente il miglior allenatore di sempre. L’unico che è riuscito a coinvolgere al 100% Michael ed è riuscito a tirare fuori il meglio del suo carattere, oltre che, naturalmente, del suo gioco.

E Jordan non ha mai fatto mistero di essere totalmente grato al suo maestro.

È l’unico che sia riuscito a tirare fuori sempre il meglio di me, l’uomo che mi ha fatto diventare un vincente. Fra me e lui era una continua sfida a livello mentale. Mi ha spesso messo in difficoltà nello spogliatoio con i compagni, ma lo faceva per fortificarmi. Non mi sorprende che continui ad avere successo a Los Angeles: è un mago nel mischiare la personalità dei giocatori. Perché con il talento e basta non si vince.

9. Conseguenze

Torniamo ai tiri importanti. Michael Jordan, come detto, di quei tiri ne ha sbagliati parecchi, come lui stesso ha ammesso. Ma la cosa più importante, per lui, era prenderli con la massima leggerezza quei tiri importanti, perchè se pensi alle conseguenze dei tuoi errori, è come se avessi già sbagliato.

Insomma, il pensiero negativo è nemico del basket e della vittoria. Se proprio bisogna pensare a un tiro, o a qualsiasi altra cosa importante della nostra vita, bisognerebbe farlo in maniera positiva.

Non ho mai badato alle conseguenze dello sbagliare un tiro importante. Perché? Perché, quando pensi alle conseguenze pensi sempre ad un risultato negativo.

10. Sacrificio

Una delle sue frasi più famose. Un inno al lavoro di squadra e all’applicazione, ma soprattutto al sacrificio. Perchè puoi nascere con tutto il talento del mondo, ma per metterlo pienamente a frutto devi lavorare, lavorare e ancora lavorare.

Senza lavoro, il talento non ti porterà mai da nessuna parte. Allo stesso modo, il talento da solo non basta a vincere le partite. Bisogna metterlo a disposizione dei compagni e della squadra. Solo così si può vincere per davvero.

Ci sono molte squadre, in ogni sport, che hanno grandi giocatori ma non vincono mai titoli. La maggior parte delle volte quei giocatori non sono disposti a sacrificarsi per il bene della squadra. La cosa divertente è che, alla fine, la scarsa disponibilità al sacrificio rende più difficile raggiungere gli obiettivi personali. È mia convinzione profonda che se si pensa e si ha successo come una squadra, i riconoscimenti individuali verranno da sé. Il talento fa vincere le partite, l’intelligenza e il lavoro di squadra fanno vincere un campionato.