L’avvio da incubo di Niko Kovac L’avvio da incubo di Niko Kovac
Siamo solo alle prime battute di questa stagione ma nel calcio, specialmente nelle grandi squadre, non c’è tempo per aspettare. Soprattutto se ti chiami... L’avvio da incubo di Niko Kovac

Siamo solo alle prime battute di questa stagione ma nel calcio, specialmente nelle grandi squadre, non c’è tempo per aspettare.

Soprattutto se ti chiami Bayern Monaco e sei abituato a vincere, spesso dominando, in Bundesliga e ad essere sempre nel novero delle favorite per la vittoria della Coppa dalle grandi orecchie.

A poco importa che ti chiami Carlo Ancelotti o Niko Kovac, che tu abbia dimostrato di saper vincere tutto ciò che è possibile vincere alla guida della tua squadra o che sia alle prime armi. Contano i risultati, se poi arrivano con un gioco convincente tanto di guadagnato.

Ora se di questi tempi il Bayern giocasse bene e non raccogliesse tutto ciò che semina forse la situazione non sarebbe così tragica, sportivamente parlando, in Bavaria. Il problema, il grosso guaio, è che nelle ultime uscite il Bayern sta giocando male e non sta facendo risultato.

Sul banco degli imputati, in prima fila, c’è l’allenatore Niko Kovac, ex centrocampista croato che militò per due stagioni, tra le altre, nel Bayern Monaco e che da tecnico si è fatto notare alla guida dell’Eintrach Francoforte, allorquando sconfisse proprio i bavaresi in una finale di Coppa di Germania dal profumo storico.

L’esordio alla guida del Bayern sembra di quelli convincenti: vittoria in Supercoppa di Germania e prime turni di Bundesliga portati a casa piuttosto agevolmente. Niente di trascendentale, sia chiaro, oseremmo dire normalità da quelle parti.

In Champions, nella prima partita contro il Benfica, viene rilanciato un calciatore sul quale i tedeschi avevano investito tantissimo salvo poi finire, nel giro di pochi anni, quasi nel dimenticatoio. Stiamo parlando ovviamente di Renato Sanches, lanciato titolare in Champions prima ancora di aver giocato un singolo minuto in campionato.

La scelta gli da ragione, il giocatore segna, risulta tra i migliori in campo e la mossa viene definita, da molti, come geniale.

Poi qualcosa, improvvisamente, si incrina. La squadra che in campionato abbiamo sempre conosciuto come una macchina da gol, abituata a tritare gli avversari, nonchè a laurearsi campione con svariate giornate di anticipo, smette di giocare a calcio.

Arriva il pareggio casalingo contro l’Augsburg e arrivano soprattutto le pesanti sconfitte: 2-0 contro l’Herta Berlino in trasferta e 0-3 contro il Borussia Monchengladbach, nella partita di ieri disputata tra le mura amiche.

Nel mezzo un pareggio contro l’Ajax in Champions League tutt’altro che confortante, con gli olandesi padroni spesso del gioco e con concrete possibilità di portare a casa l’intera posta.

Quattro partite steccate su undici: Niko Kovac preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno. “Abbiamo fatto bene in 7 partite e meno bene in 4”, non molto convincente dal momento che nei dintorni dell’Allianz Arena circola già lo spettro di Jupp Heynckes, l’uomo delle missioni speciali, l’uomo che conosce ogni segreto dell’ambiente e si esalta quando la situazione sembra sull’orlo del precipizio.

La squadra fatica tremendamente a concretizzare il possesso palla, piuttosto sterile, e l’impressione è che la difesa si sgretoli alle prime difficoltà, contrariamente a quanto eravamo abituati a vedere in passato. Anche ieri, ad esempio, la squadra ha avuto il 70% di possesso palla, concesso solo 3 tiri dai quali sono scaturiti altrettanti gol avversari.

Da quelle parti 4 partite consecutive senza vincere, nel periodo dell’Oktoberfest, non le vedevano dal 1999, così come da 10 anni non capitava che la squadra subisse almeno un gol in ognuna delle ultime 7 partite casalinghe disputate in Bundesliga (non tutte sotto la gestione Kovac, ad onor del vero).

Come se non bastasse, come accade di sovente, lo spogliatoio sembra non essere esattamente unito e compatto. James Rodriguez, chiamato el Bandido non per caso, gli ha recentemente ricordato che “non siamo all’Eintracht“, tanto per rasserenare gli animi. Dal canto suo Kovac, dopo la sconfitta di ieri a chi gli ha chiesto se si sentisse già in pericolo ha dichiarato: “So benissimo come funzionano le cose in Germania e in particolare in Bavaria. Mi assumo le mie responsabilità ma sono fiducioso che continuando a lavorare possiamo fare bene”.

Al momento il Bayern è al quinto posto in campionato, a soli 4 punti dalla vetta, e nulla appare irrimediabilmente compromesso, così come in Champions dove si trova a pari punti con l’Ajax in un girone piuttosto abbordabili.

Le preoccupazioni, più che per la situazione attuale, sembrano riguardare il futuro. Niko Kovac può essere l’allenatore giusto per vincere? Dalla risposta a questa domanda, da parte di Karl-Heinz Rummenigge e Ulrich Hoeness, dipenderanno le sorti del tecnico croato.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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