L’avventura di Massimo Taibi al Manchester United L’avventura di Massimo Taibi al Manchester United
Ci sono delle opportunità, nella vita di un uomo, ma soprattutto in quella di un calciatore, che si riconoscono subito: sono quelle che non... L’avventura di Massimo Taibi al Manchester United

Ci sono delle opportunità, nella vita di un uomo, ma soprattutto in quella di un calciatore, che si riconoscono subito: sono quelle che non capitano tanto spesso, e quando capitano, faresti meglio a prenderle al volo, ad afferarle e a tenerle quanto più strette possibile.

Sì, perché quando dicono che certi treni passano solo una volta nella vita, hanno ragione. E, per un calciatore, questo è molto più vero che per chiunque altro.

Chiedetelo a Massimo Taibi, uno che ha visto il treno più importante della carriera sfuggirgli – letteralmente – tra le mani, in un periodo di tempo così breve da non essere forse nemmeno comprensibile, ma sufficientemente lungo per entrare nella storia e nella memoria collettiva della Premier League.

Siamo nell’estate del 1999. Il Manchester United, pochi mesi prima, ha vinto la Champions League in quella che a tutt’oggi è la finale più pazza della storia di quella competizione. I Red Devils, però, si trovano di fronte a un problema: devono sostituire Peter Schmeichel, che proprio al Camp Nou ha giocato l’ultima partita della sua carriera con la maglia dello United.

La scelta di Sir Alex Ferguson è piuttosto particolare: il manager scozzese decide di puntare su Massimo Taibi, reduce da una grande salvezza con la maglia del Venezia, dopo aver trovato poco spazio al Milan, ma soprattutto dopo essersi messo in mostra con il Piacenza. Un altro portiere, a Manchester, c’è già, l’australiano Mark Bosnich, ma Ferguson non si fida tantissimo di lui, né tra i pali, e né, soprattutto, fuori dal campo, dove il ragazzo è una testa calda e si infila spesso tra i guai.

In ogni caso, Taibi sbarca in Inghilterra, e all’alba della stagione 1999/00 è la prima scelta per la porta dello United. L’esordio in Premier League arriva l’11 settembre del 1999, in uno stadio che non è come tutti gli altri, in una partita che, per i tifosi inglesi, vale molto più di tutte le altre. Taibi esordisce ad Anfield, nella sfida contro il Liverpool, e capisce subito che l’avventura inglese non sarà certo una passeggiata.

Certo, non subitissimo. Perché il Manchester United va in vantaggio dopo due minuti, con un goffo autogol di Jamie Carragher, e raddoppia al 18′ con Andy Cole. Massimo Taibi dalla sua metà campo ha osservato i suoi compagni chiudere il Liverpool in una specie d’assedio, e quindi immagina di passare un pomeriggio tranquillo.

Niente affatto, perché al 23′ il portiere italiano subisce il suo primo gol della sua avventura in Premier League. E fondamentalmente succede per colpa sua. Il Liverpool batte una punizione da centrocampo, Taibi sbaglia clamorosamente l’uscita e liscia il pallone. Sami Hyypia deve solo toccare il pallone nella porta dello United per segnare il gol dell’1-2.

Ma Taibi riuscirà a farsi perdonare nella ripresa. Approfittando di un altro autogol di Carragher lo United si è portato sul 3-1, e nel secondo tempo il portiere dei Red Devils compie una serie di parate decisive per il risultato. La partita finisce 3-2 per lo United, e Taibi viene nominato addirittura “Man of The Match”.

La settimana successiva, contro il Wimbledon, nel giorno del suo esordio a Old Trafford, Taibi concede il bis. La partita termina 1-1 e lui vince ancora una volta il riconoscimento destinato al migliore in campo.

Sembra l’inizio di una luminosa avventura con la maglia dello United, ma in realtà Massimo Taibi ancora non sa cosa sta per succedere. Perché il 25 settembre 1999 cambia tutto, per sempre.

Il Manchester United ospita il Southampton. I Red Devils stanno vincendo 2-1, grazie alle reti di Sheringam e Yorke. Siamo al 51′, quando Matt Le Tissier prende palla a una ventina di metri dalla porta dello United. I difensori lo lasciano fare, e lui, che può contare su un gran bel tiro dalla distanza, ringrazia e ci prova.

Quello che gli parte non è certo il miglior tiro della sua carriera, ma dall’altra parte, invece, Taibi si esibisce di sicuro in quella è che la peggiore parata della sua carriera. Il numero 26 dello United si piega in avanti, nel tentativo di accartocciarsi sul pallone e abbrancarlo. La palla rimbalza due, tre volte, e si infila proprio nello spazio tra le braccia del portiere e poi tra le sue gambe. In un attimo, Taibi raccoglie le braccia al petto. Ma il pallone non c’è, perché è già finito nella porta alle sue spalle per il gol del 2-2- del Southampton.

Taibi si accascia con la testa sul terreno, e osserva il pallone entrare in porta da una prospettiva curiosa. A testa in giù, guardando all’indietro tra le sue gambe, vede il treno più importante della sua carriera scappare via. Quella partita finirà 3-3, e quello sarà il momento della fine dell’avventura di Taibi in Inghilterra.

Non materialmente, visto che Ferguson punterà ancora su di lui nella partita successiva, ma di sicuro nella testa del portiere italiano. Perché, quando scende in campo a Stamford Bridge contro il Chelsea, Taibi non c’è. È rimasto a Old Trafford, è rimasto fermo al tiro di Le Tissier che gli si infila tra le gambe.

Passano 28 secondi di gioco, lo United batte il calcio d’inizio e perde palla. Il Chelsea mette in mezzo un pallone innocuo, e Massimo Taibi esce totalmente a vuoto, lasciando la sfera a Gus Poyet che la mette dentro a porta sguarnita. Alex Ferguson vorrebbe sostituire il suo portiere, perché già sa che la storia di Taibi allo United è finita in quel preciso istante. Il portiere non c’è più con la testa, e trascina nel baratro anche i suoi compagni. I Red Devils perdono 5-0 quella partita, e Taibi perde per sempre il suo posto tra i pali.

Non giocherà mai più una sola partita con la maglia del Manchester United, chiudendo il suo bilancio in Terra d’Albione con 4 partite giocate e 11 gol subiti. A gennaio andrà in prestito alla Reggina, e nell’estate del 2000 si trasferirà in Calabria a titolo definitivo.

Quei 6 mesi in Inghilterra potevano essere il trampolino di lancio della sua carriera, potevano farlo diventare un eroe in uno stadio da leggenda e in una squadra tra le più importanti al mondo. Si trasformarono in un incubo che ancora oggi, probabilmente, torna a tormentare qualche notte insonne.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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