L’ascesa inarrestabile di Manuel Lazzari L’ascesa inarrestabile di Manuel Lazzari
Per trovare un giocatore della Spal in Nazionale bisogna tornare indietro fino al 1952, quando Ottavio Bugatti e Alberto Fontanesi presero parte alla spedizione... L’ascesa inarrestabile di Manuel Lazzari

Per trovare un giocatore della Spal in Nazionale bisogna tornare indietro fino al 1952, quando Ottavio Bugatti e Alberto Fontanesi presero parte alla spedizione olimpica dell’Italia a Helsinki.

Poi un buco temporale durato 66 anni, interrotto il 1° Settembre 2018 con la convocazione da parte del ct Roberto Mancini di Manuel Lazzari. Un’Italia sperimentale in cerca di identità nella Nations League, dopo la batosta dell’esclusione dal Mondiale.

Una chiamata in Nazionale forse inaspettata, certamente tra le più meritate di questo nuovo corso azzurro.

L’anno passato Lazzari è stato tra i protagonisti assoluti della salvezza Spallina, nonchè uno dei giovani emergenti dell’intero campionato italiano, costantemente sopra la sufficienza con alcune partite da incorniciare.

L’esordio in azzurro contro il Portogallo non è stato dei più felici, sia dal punto di vista personale, con l’attenuante di essere stato schierato in un ruolo, quello di terzino destro, ricoperto in passato solo saltuariamente, sia per il risultato finale, che ha visto l’Italia soccombere.

Eppure a partita terminata, durante le interviste di rito, Manuel Lazzari parla quasi come un veterano, come se quello non fosse stato il suo esordio assoluto. Predica calma e lavoro. Le sue parole trasudano l’umiltà tipica di chi viene da lontano.

Forse nella sua testa sta pensando alla strada che lo ha portato fino a lì, ad indossare la maglia più prestigiosa per un calciatore.

Sì perchè la carriera di Lazzari è partita veramente da lontano e non è certo stata quella di un predestinato del pallone.

Incomincia in serie D, dove esordisce col Montecchio, poi Delta Porto Tolle e Giacomense, in quella che allora era la seconda divisione della Lega Pro. Nel 2013 la Giacomense si fonde con la Spal ed inizia la scalata di Lazzari verso il grande calcio.

Non ha come idoli i soliti calciatori noti, quelli che fanno faville nelle migliori squadre europee. Preferisce volare basso.

“Il giornale di Vicenza, una volta, mi definì “El Nino Maravilla castellano, paragonandomi ad Alexis Sanchez. Ma non sono un giocatore offensivo e di fantasia come il cileno. Corro su e giù sulla fascia, sono bravo nel dribbling e faccio bene sia la fase offensiva che quella difensiva. Se proprio vogliamo trovare un giocatore di riferimento direi Maggio”.

Proprio come l’esterno destro ex Napoli, ora in forza al Benevento, Lazzari ama sgroppare sulla fascia. Viene impiegato sia da esterno basso che alto, fino a ricoprire il ruolo di ala in un 4-3-3. Indipendentemente da dove venga schierato il suo obiettivo sembra sempre lo stesso: essere una spina nel fianco per ogni avversario.

Fa su e giù come un pendolo, la cui molla non necessita di alcuna ricarica. Nei primi 30 metri la sua accelerazione è bruciante, l’avversario diretto rimane spesso piantato, spiazzato da quella velocità improvvisa, un cambio di passo fulmineo.

Eh ma salendo di categoria, con gente più fisica e preparata la musica cambierà” dicevano. La musica non cambia in serie B, nè tantomeno in A dove, come detto, all’esordio assoluto in categoria è tra i migliori.

Il 3-5-2 di Semplici, che di fatto gli concede tutta la fascia per dare libero sfogo ai suoi cavalli, sembra cucito su misura per esaltarne le sue qualità e Lazzari risponde con una stagione solidissima, impreziosita da due gol e due assist.

A 25 anni, nel pieno della maturità calcistica, è arrivato l’esordio in Nazionale e l’impressione è che di questo passo lo vedremo presto in squadre che lottano per qualcosa di più che la semplice salvezza. Un percorso frutto di duro lavoro, dedizione e umiltà, tutte qualità difficili da trovare al giorno d’oggi in qualsiasi ambito, specialmente nel mondo del calcio.

Manuel Lazzari un fenomeno, inteso come chi con il pallone tra i piedi fa ciò che vuole, non lo diventerà presumibilmente mai; potrebbe però diventare uno di quei segreti nascosti di cui ogni squadra, anche quelle più blasonate, ha disperato bisogno.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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