Ormai tutti i club professionistici controllano quasi ogni aspetto della vita di un calciatore. Abbiamo usato non a caso il termine “quasi”, in quanto...

Ormai tutti i club professionistici controllano quasi ogni aspetto della vita di un calciatore. Abbiamo usato non a caso il termine “quasi”, in quanto ci sono ancora alcuni aspetti, riguardante la sfera personale, nei quali i club hanno poca voce in capitolo, almeno per il momento.

Ad esempio, soprattutto negli ultimi anni, siamo abituati a vedere i calciatori (è un fenomeno in crescita esponenziale in tutta la popolazione ma ora ci interessa il mondo del pallone) con il corpo ricoperto di tatuaggi.

C’è chi ne ha pochi e chi ne è quasi completamente ricoperto: pochissimi sono ormai gli atleti che non hanno nemmeno un centimetro di inchiostro sulla propria pelle.

Lungi da noi giudicare una cosa che riguarda la sfera privata del singolo idividuo, diverso sarebbe il discorso per le società, se venisse confermato lo studio che ha svolto il dottor Ingo Frobose con la sua equipe dell’Università dello Sport di Colonia, in Germania.

Il professore universitario ha condotto infatti una ricerca secondo la quale i tatuaggi potrebbe portare ad un calo delle prestazioni sportive fino al 5%, a seconda logicamente dell’estensione della superficie coperta da inchiostro e dalla variabilità che si può riscontrare da individuo a individuo.

Come sottolinea il medico, infatti, la cute rappresenta l’organo più esteso del nostro organismo e l’inchiostro che viene depositato nel derma non rimane completamente in quella sede. Parte di esso, attraverso capillari presenti in ogni distretto, viene assorbito ed entra in circolo: non di rado, inoltre, sono stati osservati linfonodi drenanti i distretti di realizzazione dei tatuaggi completamente o parzialmente pigmentati.

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Questo, sempre secondo il professore, può influire sulle capacità sportive dell’atleta sia in fase di gioco sia condizionandone la velocità di recupero da un infortunio. Inoltre, ma qui si parla di tatuaggi molto estesi che coinvolgono quasi tutta la superficie corporea, si potrebbero avere ripercussioni anche per quel che riguarda l’efficienza della sudorazione.

“Oggi le società, giustamente, stanno attente a qualsiasi cosa riguarda la vita di un calciatore, non capisco come mai non pongano attenzione a questo fatto. Fosse per me, visti gli studi condotti, proibirei ai calciatori professionistici di tatuarsi. La cute è l’organo più esteso che possediamo, in questo modo la stiamo intossicando”.

Inutile fare esempi di calciatori, molto famosi, che hanno tanti tatuaggi perchè, come detto all’inizio, sono la stragrande maggioranza. In attesa di ulteriori approfondimenti scientifici, che sicuramente ci saranno, vedremo se qualche società inizierà a prendere provvedimenti nella direzione suggerita dal professore.