La vita da film di Armando Izzo La vita da film di Armando Izzo
Siamo a Napoli, intorno alla fine degli anni ’90. Per strada c’è un bambino che felice gioca a calcio insieme al suo papà e... La vita da film di Armando Izzo

Siamo a Napoli, intorno alla fine degli anni ’90.

Per strada c’è un bambino che felice gioca a calcio insieme al suo papà e ad altri amici. Il luogo non è un posto qualunque. Siamo nel celeberrimo quartiere di Scampia, dove le storie si mischiano, dove la realtà e la finzione sono spesso una il proseguimento dell’altra, dove la vita non è spesso così facile.

Quel bambino sorridente che gioca per strada risponde al nome di Armando Izzo. Ha poco più di sette anni, è nato un giorno di marzo del 1992 e sogna di fare il calciatore. Il papà, venditore ambulante di biancheria e stoffa di professione, è spesso in giro per l’Italia, per i mercati. Il piccolo Armando aspetta con ansia il ritorno del genitore perché sa che in dono spesso avrà un pallone da calcio.

La vita non è facile in quel luogo, ma la famiglia Izzo con dignità e determinazione cerca di fare di tutto per non far mancare niente ai propri figli. Finchè il destino beffardo e crudele non decide di mettersi di traverso, finchè non capita ciò che è capitato a tanti di noi e che auguriamo non capiti mai a nessun altro. Papà Vincenzo, un uomo forte, in meno di due mesi viene portato via da una leucemia. E’ la vita che se ne va, che passa prima che chi resta possa effettivamente rendersi conto di quanto accaduto. Sono sensazioni, attimi, ricordi che non cancellerai mai più dalla memoria e che in un modo o nell’altro ti segneranno per sempre.

Papà Vincenzo ha solo 29 anni e il suo cammino su questa terra è già terminato. Il piccolo Armando, invece, ha 10 anni e d’ora in poi toccherà a lui prendersi carico di tutta la famiglia. Passano gli anni. Armando con il pallone tra i piedi ci sa fare veramente, gioca nella Scuola Calcio di Scampia, non ha neanche i soldi per pagare la retta mensile, il suo Presidente lo fa giocare praticamente gratis. Fino al 2006, quando Giuseppe Santoro, allora Responsabile del Settore Giovanile del Napoli, si accorge di questo ragazzino e lo porta a giocare con la maglia azzurra dei partenopei.

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Armando Izzo pensa più volte di smettere di giocare, perché nelle giovanili del Napoli non guadagna un euro, non riesce a mantenere la sua famiglia. Finchè non arriva qualche piccolo rimborso spese che gli permette di migliorare di poco la sua condizione e quella dei suoi cari. Nell’estate del 2010 Walter Mazzarri, allenatore del Napoli in quegli anni, convoca Izzo in prima squadra per il ritiro estivo. In questo momento succede qualcosa, un episodio che rimarrà per sempre nella testa del giovane napoletano. Armando è povero, tanto povero da non potersi permettere un paio di scarpe da ginnastica per poter correre insieme agli altri compagni di squadra per l’inizio della preparazione. Walter Mazzarri tira fuori i soldi di tasca sua e tramite un componente del suo staff, fa comprare delle scarpe. Ora sì, Armando Izzo può svolgere la preparazione senza problemi.

Il Napoli decide di mandarlo in prestito alla Triestina, dove nella stagione 2011-2012 Armando Izzo fa il suo esordio tra i professionisti. Nella stagione seguente passa in Irpinia, tra le fila dell’Avellino. Con la maglia biancoverde dei campani gioca tre stagioni, al termine della seconda conquista la promozione in Serie B. Alla fine saranno sessantaquattro le presenze totali coronate anche da due gol.

Il suo ruolo è quello di difensore, perfetto per giocare sul centro destra di una difesa a tre. Le sue qualità non passano inosservate, tanto che nell’estate del 2014 il Genoa del Presidente Preziosi decide di acquistarlo, dandogli così la possibilità di giocare in Serie A.
Aramando Izzo però resta coinvolto in una storia di calcioscommesse, viene indagato, poi condannato, dopo di che la squalifica viene prima ridotta e poi annullata perché cadono le accuse contro il calciatore.

A Genova sponda rossoblu resta per quattro anni, gioca novantotto partite tra tutte le competizioni, segna due gol e si conferma uno dei migliori difensori del panorama calcistico italiano. Izzo però ha ancora un debito da saldare, con quei due uomini che negli anni precedenti, prima umanamente e poi professionalmente gli avevano dato tanto.

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Non fermarti maiii! 💪🏻💪🏻

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La scorsa estate a cercarlo è il Torino. Il sogno granata fatto di uomini che si ripresentano, quasi a voler chiudere un cerchio, come Giuseppe Santoro e Walter Mazzarri. Izzo non ci pensa due secondi, firma il contratto e diventa un nuovo giocatore del Torino, perché mai ha dimenticato quei volti, quelle persone che gli hanno dato una mano nei momenti più bui della sua vita. Il resto è storia recente, il gol nell’ultimo turno di Campionato che è valso il successo del Torino contro l’Inter, l’esultanza, la corsa, la gioia e quel tatuaggio mostrato perché Papà Vincenzo non se n’è mai realmente andato, è ovunque anche sulla pelle di Armando.

La povertà e i giorni difficili ormai sono alle spalle, Izzo adesso è un uomo felice, realizzato, padre di due splendide bambine. E’ la dimostrazione che con la fatica e i sacrifici si può anche ribaltare un destino che sembrava avverso. Con un pallone per amico e Papà Vincenzo a fargli da guardia dall’alto, Armando Izzo è un vincente, a prescindere da trofei alzati al cielo o meno. Ha vinto la sua personale battaglia con la vita e gli ostacoli che essa ti costringe a dover superare.

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo

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