Ci sono storie nel mondo del calcio che sembrano fatte apposta per essere raccontate, il cui copione sembra già scritto ancor prima che accadano....

Ci sono storie nel mondo del calcio che sembrano fatte apposta per essere raccontate, il cui copione sembra già scritto ancor prima che accadano.

È una sensazione difficile da spiegare a parole ma chi segue da tempo questo sport sa di cosa stiamo parlando. Volete un esempio? Un giocatore in cerca di riscatto che affronta la squadra che lo ha scaricato: ecco, una legge non scritta del mondo del calcio prevede che tale giocatore debba infliggere un dispiacere proprio alla squadra che non ha creduto in lui.

È accaduto innumerevoli volte nel corso della storia, l’ultima in ordine temporale proprio oggi in Russia.

Protagonista della vicenda è Artem Dzyuba, attaccante russo della Nazionale, attualmente in prestito all’Arsenal Tula ma di proprietà dello Zenit San Pietroburgo.

Dzyuba è stato scaricato da Roberto Mancini a Gennaio, quando non è stato convocato per la tournee della squadra negli Emirati Arabi, e la società ha deciso di cederlo in prestito alla squadra di Tula. Proprio oggi era in programma la sfida tra le due squadre che, come immaginate, Dzjuba non voleva perdersi per nessuna ragione al mondo.

Per contratto però l’Arsenal Tula avrebbe dovuto versare una somma di circa 140.000 euro allo Zenit se avesse voluto schierare il giocatore contro la squadra proprietaria del suo cartellino.

Non certamente una cifra esorbitante per una squadra del massimo campionato ma Dzyuba, per essere sicuro di prendere parte alla partita, e per far capire l’importanza che lui attribuiva a questa sifda, ha voluto pagare di tasca propria metà della somma.

La gara si è messa subito in salita per la squadra di Mancini che è andata sotto di un gol prima che Paredes riportasse la sfida in parità. Al 45′ Tkachev ha riportato avanti l’Arsenal Tula, che ha condotto fino all’82 quando una doppietta in due minuti di Kuzyaev sembrava poter regalare la vittoria in rimonta allo Zenit.

Ecco però che tutti gli incubi dei tifosi dello Zenit, e sicuramente anche di Roberto Mancini, si sono materializzati: a due minuti dalla fine proprio Artem Dzyuba ha segnato il gol del definitivo 3-3 che oltre a regalare un punto prezioso alla propria squadra ha inguaiato lo Zenit nella corsa ad un posto per la prossima Champions.

Dopo il gol il giocatore rinnegato si è voluto accertare che il tecnico italiano avesse visto chi era l’autore della rete ed è passato davanti alla panchina dello Zenit indicando il nome dietro la maglia.

Difficile pensare ad una vendetta migliore di questa: un gol decisivo negli ultimi minuti di partita che regala punti alla tua squadra e un dispiacere a chi ti ha mandato via.

Un gol che probabilmente avevano già visto nella loro testa sia Dzyuba, nei suoi sogni, che Roberto Mancini, nei peggiori incubi.

Il calcio, quando regala storie di questo tipo, è uno sport veramente incredibile.