Il calcio sa essere crudele, e pure tanto. Basta poco, un infortunio, una scelta sbagliata, una stagione così così, per finire nel dimenticatoio e...

Il calcio sa essere crudele, e pure tanto. Basta poco, un infortunio, una scelta sbagliata, una stagione così così, per finire nel dimenticatoio e rimanerci più a lungo possibile. Basta un’annata storta per vanificare una carriera e finire lontani dalla memoria della gente e soprattutto dal loro cuore.

Siamo nel corso della stagione 2012-13, non certo una vita fa. Al Liberty Stadium di Swansea, il pubblico gallese si gode quello che sembra essere un calciatore speciale. Il suo nome è Miguel Pérez Cuesta, viene da Oviedo e per comodità lo chiamano tutti Michu. Lo spagnolo incanta, segna a raffica, trascina la squadra gallese alla vittoria di una Coppa di Lega.

Insomma, sembra destinato a diventare qualcuno, sembra destinato se non a fare la storia, quantomeno a diventare uno di quegli onesti mestieranti che sanno il fatto loro, che timbrano il loro cartellino e che possono andare a testa alta, contenti di aver regalato qualcosa di importante ai propri tifosi. Michu chiude la sua prima stagione allo Swansea da capocannoniere della squadra e da idolo dei tifosi, che lo votano come miglior giocatore dell’anno per loro. E anche chi lo ammira dall’esterno non può fare a meno di pensare: “Ah, però, questo Michu…

Sembra, appunto. Perchè, parecchie volte, basta che si inceppi anche solo per un attimo l’ingranaggio, basta che si perda la naturalezza e la semplicità delle cose, per buttare tutto al vento. Basta una stagione storta, qualche infortunio e qualche partita da dimenticare per finire in un baratro dal quale uscire può diventare impossibile. La stagione 2013-14 segna l’inizio della fine per questo ragazzo spagnolo che viene martoriato dagli infortuni, si intristisce e non riesce ad essere più lui.

L’occasione della rinascita sembra arrivare dall’Italia. L’aria grigia del Galles era pericolosa per un ragazzo che stava vedendo la sua stella offuscarsi. Arriva la proposta del Napoli, una città che con il suo sole e il suo calore può tornare a mettere entusiasmo nel motore di Michu, che ha necessariamente bisogno di ritrovarsi. E poi c’è un allenatore spagnolo, Rafa Benitez, che sa come toccare le corde giuste e far rinascere il ragazzo.

A Napoli, però, arriva nient’altro che il fantasma di quello che fu il vero Michu. La maglia del Napoli, però, la indosserà solamente sei volte, l’ultima più di un anno fa. Era il 23 ottobre, al San Paolo, contro lo Young Boys. Il ginocchio, da quel giorno, non ha mai smesso di fargli male. Ma non era solo una questione fisica. Si vedeva, negli occhi e nelle movenze del calciatore, che era venuta a mancare la fiducia, la sicurezza di chi crede nelle sue capacità.

Nelle sue poche apparizioni con la maglia azzurra, in molti si sono interrogati su quell’oggetto misterioso. Quelli che non avevano avuto la fortuna di ammirarlo in quella magica stagione con lo Swansea lo hanno bollato come bidone e riposto in un cassetto della loro memoria che non apriranno mai più. Quelli che hanno visto il vero Michu, quello che si abbatteva come un uragano sulle difese della Premier League non hanno potuto fare a meno di pensare quanto triste possa essere il mondo del calcio. Basta qualche infortunio, un paio di annate storte e finisci a domandarti che fine abbia fatto il calciatore che eri.

Dopo quasi un anno di stop, da svincolato, ieri Michu ha trovato di nuovo una squadra. Il Langreo, serie C spagnola, cittadina nel cuore delle Asturie, ha proposto all’attaccante un contratto per ritrovarsi, per riprendere il ritmo. Lo Swansea ha immediatamente accettato la risoluzione consensuale del contratto, Michu ha firmato e si è presentato ai suoi nuovi compagni. Avrà ripensato alla Premier League, alla Champions League, e a tutto quello che si è lasciato alle spalle. Ma probabilmente, oggi, per lui conta di più ritrovare il vero Michu, quello che con il pallone tra i piedi si divertiva e faceva ammattire le difese avversarie.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro