La Copa America volge purtroppo ormai al termine, e sta per diventare solo un delinquentissimo ricordo. Ma prima di abbandonarvi, abbiamo deciso di mettere...

La Copa America volge purtroppo ormai al termine, e sta per diventare solo un delinquentissimo ricordo. Ma prima di abbandonarvi, abbiamo deciso di mettere insieme gli 11 giocatori (più mister e panchina, c’era troppa scelta) che hanno per noi rappresentato il meglio di questa competizione.

Ecco a voi la nostra top 11 delinquenziale, gli 11 giocatori che ci porteremo nel cuore dopo questa Copa America.

Dwayne Kerr

In porta non potevamo che piazzare il gigantesco e incazzatissimo numero uno della Giamaica. Portiere che è stato consegnato alla storia da un’infelicissima uscita a vuoto che ha regalato il gol della vittoria al Paraguay nella seconda partita dei gironi. Ma, a uno con quella faccia lì e con quei centimetri (di altezza, cosa avete capito?) noi non andremmo mai a dire nulla.

Carlos Zambrano

Faccia da galeotto e maniere rudi. Così Carlos Zambrano si è fatto rispettare, guidando la difesa peruviana fino alle semifinali, a un passo dal sogno. L’espulsione, forse immeritata, sicuramente emozionante, in venti minuti durante la semifinale contro il Cile, ha conferito un’aura mistica a questo ragazzo, che vorremmo sempre con noi in ogni bega da bar.

Luis Advincula

L’emozione iniziale è sfumata pian piano quando abbiamo capito che l’accento non andava sulla u, ma la freccia della fascia destra del Perù ha rubato il nostro cuore. Pendolino instancabile, a tratti è sembrato Cafu, a tratti un truffatore di quelli che ti piazzano il mattone spacciandotelo per autoradio. In più si è anche permesso di prendere a ceffoni il proprio portiere, per cui di rinunciare a Luis Advincula proprio non ce la sentiamo.

Gary Medel

In una top 11 delinquenziale Gary Medel non può mancare nemmeno per errore, se si vuole tornare a casa con le gambe al loro posto. Il ministro della difesa cilena ha fatto il bello e il cattivo tempo, segnando un improbabile gol in pallonetto al Messico e rischiando di rovinare tutto con un autogol dettato da eccesso di generosità contro il Perù. Nel mezzo, la solita ordinaria delinquenza con cui ha intimidito compagni, avversari, arbitri, spettatori, passanti.

Gonzalo Jara

Un dito nel sedere vale più di mille parole. Il calciatore del Mainz (ah, no, nota a margine: dopo la sceneggiata l’hanno buttato fuori squadra) è stato il grandissimo protagonista del quarto di finale tra il Cile e l’Uruguay. Dito dove non batte il sole a Cavani, parole ingiuriose all’indirizzo del padre del Matador che si trovava in carcere, sceneggiata indecorosa che fa espellere l’attaccante avversario. Delinquere ha delinquito. Con poca classe, forse, ma pazienza.

Rodolph Austin

Il cagnaccio della Giamaica, non solo per l’espressione da mastino dipinta sul volto. Sempre pronto a scassare la minchia insieme all’altro tipaccio Wes Morgan, il centrale di centrocampo dei caraibici ha rappresentato un bel pericolo per tutti gli avversari, che sono miracolosamente riusciti a restare indenni.Egidio Arevalo Rios

Un metro cubo di delinquenza purissima, un concentrato di carogna che fa paura solo a guardarlo. L’Uruguay non ha fatto molta strada, ma Egidione non ha deluso le aspettative. Sempre pronto a ringhiare, sempre pronto alla rissa ogni qual volta se ne è presentata la necessità. Da ricordare un testa a testa ad alto rischio scapocciata con Leo Messi. L’unica volta in cui la Pulce ha dovuto abbassare lo sguardo per fare questioni con il suo dirimpettaio.

Javier Mascherano

El Jefecito è imprescindibile. Leader tecnico, carismatico e criminale dell’Albiceleste. Dove non arrivano i compagni, ci pensa lui. Pronto a immolarsi per la causa e pronto a mettersi in mezzo per difendere i suoi, è diventato il fido scudiero di Leo Messi, l’uomo che arriva a muso duro per difendere il fuoriclasse dai calcioni che quotidianamente si becca. Javier Mascherano è un campione, poche storie.

Paolo Guerrero

El Barbaro, semplicemente. Un uomo solo al comando, abbandonato a lottare contro tutto e tutti, che ha trascinato, a suon di gol, il Perù fino alle semifinali. Capello discutibile, sguardo incarognito e gomiti affilati. Paolo Guerrero è la punta delinquenziale perfetta per i nostri standard, l’uomo a cui affideremmo tutto il peso del reparto avanzato.

Marcelo Moreno Martins

Impossibile lasciarlo fuori. Quando si è presentato in campo con quei guantini da scalatore andino sottopeso, ha conquistato il nostro cuore e la nostra anima. Anche lui, come Guerrero, abbandonato da solo lì davanti, una costante della Copa America evidentemente. La sua Bolivia si è fermata ai quarti, ma lui sta ancora correndo di prepotenza, nelle nostre menti, ovviamente con quei guantini da carpentiere verde fosforescenti.

Neymar

Si, la presenza di Neymar in una top 11 delinquenziale potrebbe farvi salire il veleno e far calare la pressione fino a svenire. Ma il ragazzo ha delinquito, non c’è niente da dire. Scapocciata alla fine del match con la Colombia e squalifica (quantomeno sospetta, lunga vita alla Conmebol) fino alla fine della manifestazione. Prima di inserirlo in questa top 11 avremmo preferito farci asportare un rene, ma quel che è giusto è giusto. Benvenuto nel pianeta delinquenza, bimbominkia.

Mister: Ramon Diaz

In una Copa America dominata dagli allenatori argentini, e in cui il Piojo Herrera è stato confinato, da una squadra con poche ambizioni, a un mesto ruolo marginale, scegliamo Ramon Diaz, l’allenatore argentino del Paraguay che ha saputo conquistare tutti con la sua silente carogna e la sua camicia aperta fino a metà petto. Seconda scelta, non meno delinquenziale, Ricardo Gareca che ha fatto giocare un grandissimo calcio al suo Perù.

A disposizione: Le parate miracolose di Ospina, le passeggiate sull’avversario di Amorebieta, la riccioluta chioma di Oswaldo Vizcarrondo, la panzetta alcolica di Nestor Ortigoza, il tasso alcolico, le sfrecciate in Ferrari e il rispetto per la divisa di Arturo Vidal, i tatuaggi e la vena sul collo di Vuoso.