La partita più interessante di ieri, tra quelle degli ottavi di finale di Champions League, era sicuramente quella tra Chelsea e Barcellona. A Stamford...

La partita più interessante di ieri, tra quelle degli ottavi di finale di Champions League, era sicuramente quella tra Chelsea e Barcellona.

A Stamford Bridge, Blues e blaugrana hanno dato vita a una partita intensa, non ricca di gol, visto il punteggio finale (1-1, reti di Willian e Messi) ma sicuramente densa di spunti tattici degni di nota.

Antonio Conte ha deciso di affrontare il Barcellona con una scelta e una tattica fuori dall’ordinario, almeno per quanto fatto vedere in questi 2 anni a Londra, una scelta che aveva quasi pagato i suoi frutti, fino al momento in cui Leo Messi ha punito la distrazione della difesa del Chelsea.

Andiamo allora a vedere come Conte ha provato a bloccare il Barcellona.

La formazione di partenza era già un indizio abbastanza corposo: il Chelsea è sceso in campo con un 3-4-3 che però in realtà mascherava più che altro un 5-4-1, senza l’utilizzo di un centravanti vero, con Morata e Giroud che si accomodavano in panchina.

Hazard recitava il ruolo del falso nueve, ma come vedremo più avanti, in realtà ha agito più che altro da rifinitore vero e proprio: Willian e Pedro erano invece i due uomini designati a punire il Barcellona con rapide e fulminee ripartenze.

Il piano partita di Conte era chiaro: fare densità a centrocampo, e provare a chiudere tutti gli spazi al Barcellona, costringendo gli uomini di Valverde a sfogarsi sulle fasce. Se infatti l’anno scorso le corsie esterne erano la fonte di gioco privilegiata del Barcellona, quest’anno il Barcellona si affida molto di più alla costruzione per vie centrali, con Messi che agisce quasi da numero 10.

Ieri sera, però, il Chelsea ha deciso di marcare Messi non a uomo, ma a zona, costringendolo ad arretrare il suo raggio di azione. L’argentino ha avuto poche possibilità di toccare il pallone nei pressi dell’area di rigore, ed è stato costretto spesso a salire più verso il centrocampo per prendere il pallone, e molte volte anche in posizione decentrata.

Una tendenza confermata dalla heatmap di Messi: potete vedere – dall’intensita del rosso – che Messi ha toccato tantissimi palloni, ma molto lontano dalla porta.

 

Discorso quasi identico per Luis Suarez: tagliato fuori dal gioco, l’uruguaiano è stato costretto ad allargarsi sulla fascia per cercare spazio e palloni, risultando praticamente avulso dal gioco.

Il Chelsea ha lasciato senza paura il pallino del gioco nelle mani del Barcellona: il dato del possesso palla – soprattutto nei primi 15′ di partita – è eloquente. 74% per gli spagnoli, 26% per il Chelsea. E se il Chelsea ha completato 244 passaggi, il Barcellona ne ha fatti 803, con una precisione del 91%.

Nonostante questo, le occasioni più importanti della partita le ha avute il Chelsea, con l’uomo chiave del match: le accelerazioni di Willian hanno infatti spaccato in due la partita. E nel primo tempo, solo il palo ha salvato per ben due volte Ter Stegen.

Non è un caso, allora, che il gol del vantaggio del Chelsea sia arrivato proprio da una conclusione, stavolta più precisa e fortunata delle due precedenti, dell’attaccante brasiliano.

Il piano partita del Chelsea avrebbe probabilmente retto, ma Conte è stato tradito da un errore individuale.

Il passaggio sbagliato in orizzontale da Christensen ha infatti permesso a Iniesta di armare il mancino di Messi in maniera pressoché letale. L’argentino, da posizione favorevole e con la difesa impreparata alla situazione, non ha lasciato scampo e ha così segnato il suo primo gol al Chelsea in carriera (al nono tentativo).

Un gol che complica i piani del Chelsea per il ritorno: al Camp Nou gli inglesi dovranno necessariamente attaccare per provare a ribaltare la situazione.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro