La storia del rigore battuto 6 volte La storia del rigore battuto 6 volte
Siamo a Patrasso, allo Stadio Pampeloponnisiako, ed è il 17 agosto del 2004. Nel grande spettacolo delle Olimpiadi, quelle che sono ritornate nella loro... La storia del rigore battuto 6 volte

Siamo a Patrasso, allo Stadio Pampeloponnisiako, ed è il 17 agosto del 2004.

Nel grande spettacolo delle Olimpiadi, quelle che sono ritornate nella loro casa naturale, l’Antica Grecia, gli atleti e le loro imprese si intrecciano in un flusso ininterrotto di gare, medaglie, trionfi e sconfitte, gioie e lacrime.

Non ci si ferma un attimo, e in ogni angolo di Atene, e di quelle città della Grecia che supportano l’organizzazione ospitando gare di qualche sport di squadra un po’ troppo affollato, come il calcio per esempio, c’è fermento, c’è qualcosa da seguire.

A Patrasso, il 17 agosto del 2004, non c’è certo quella tensione che si può avvertire dove si assegnano le medaglie, o dove gareggiano i campioni più forti del pianeta. In quello stadio Tunisia e Serbia&Montenegro si stanno affrontando in una partita che non ha moltissimo da dire, visto che entrambe le squadre sono praticamente già eliminate dal torneo olimpico di calcio.

Eppure, quella partita sta per entrare nella storia: siamo al 77′ e il punteggio è sull’1-1, quando l’arbitro, il tahitiano Charles Ariiotima, fischia un calcio di rigore in favore della Tunisia.

Sul dischetto si presenta Mohamed Jedidi, attaccante in forza al Monastir. Prende il pallone e lo piazza sul dischetto, ignaro di quello che sta per succedere. Ariiotima fischia, Jedidi parte e con una conclusione morbida beffa il portiere avversario. Palla in rete, ma l’arbitro fischia, si agita, sbraccia: troppa gente in area al momento della battuta, si ripete.

Jedidi raccoglie il pallone e lo sistema ancora sul dischetto, mentre Ariiotima controlla maniacalmente il traffico all’altezza della linea dell’area di rigore. Prende la rincorsa, e batte ancora il portiere, stavolta con una conclusione potente alla destra dell’estremo difensore serbomontenegrino.

Ma proprio mentre sta per esultare, si sente ancora una volta il fischietto dell’arbitro tahitiano che si agita nell’aria. Niente da fare, anche stavolta qualcuno si è mosso prima del previsto.

Jedidi è costretto così a tirare il suo terzo rigore in pochi minuti. Portiere ancora battuto, ma anche stavolta non si può esultare. Per qualche incredibile motivo, Ariiotima decide che non va bene nemmeno questo, di rigore, e anzi estrae anche un cartellino giallo all’indirizzo di un giocatore tunisino.

Si ripete per la quarta volta, in un’atmosfera che ormai sembra quasi comica. Jedidi si presenta sul dischetto e stavolta, incredibilmente, i giocatori della Tunisia decidono di evitare ogni rischio. Se ne vanno dal limite dell’area, aspettano l’esecuzione del rigore sulla trequarti, lasciando solo il loro compagno in mezzo ai difensori avversari in caso di ribattuta.

Jedidi parte e stavolta, distrutto dalla tensione, si fa parare la conclusione. Ma nemmeno stavolta va bene, perché il portiere Milojevic si è mosso troppo presto, era troppo avanti al momento della battuta, e il collaboratore di Ariiotima, lungo la linea di fondo, agita la sua bandierina, segnalando l’irregolarità. Il calcio di rigore, ormai una questione di Stato, va battuto di nuovo. Per la quinta volta.

Ancora Jedidi dal dischetto, e ci manca solo che chieda il permesso come la contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare nel film di Fantozzi. Il tunisino tira, Milojevic respinge ancora, Jedidi si avventa sul pallone e segna sulla respinta. È fatta. Stavolta è tutto buono, vogliamo credere. Jedidi accenna addirittura una tenera esultanza. Ma anche stavolta il fischietto di Ariiotima e la bandierina del suo solerte collaboratore si mettono di mezzo. Nemmeno il quinto tentativo è quello buono. Ormai non c’è neanche più bisogno di cercare di capire quale sia il problema, ci accontentiamo di sapere che bisogna tirare il rigore per la sesta volta.

Stremato, l’attaccante tunisino prende il pallone e lo posiziona nuovamente sul dischetto. I calciatori delle due squadre, come in un patto di non belligeranza, si schierano ben lontani dall’area di rigore, decisi a mettere fine a questa pantomima. Jedidi parte, e con un siluro terra-terra mette in rete il pallone. A questo punto, aspetta per esultare.

Uno.

Due.

Tre.

Sono passati tre secondi, nessun fischio. Nessuna bandierina alzata.

Quattro.

Cinque.

Sei.

È FATTA! Charles Ariiotima indica il centrocampo. L’agonia è finita, 6 minuti dopo che quel calcio di rigore era stato fischiato. Il gol di Jedidi è valido, e la Tunisia si porta sul 2-1. All’87’ Vukcevic pareggia la partita, ma a un minuto dalla fine Zitouni regala il gol del 3-2 alla Tunisia. Tutto inutile, visto che nessuna delle due squadre riesce a qualificarsi per i quarti di finale.

Ma, anche a 15 anni di distanza, quella partita del torneo olimpico di Atene si è guadagnata un posto nella storia.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro