La stella del Niño Maravilla non brilla più La stella del Niño Maravilla non brilla più
Il Manchester United di Josè Mourinho sta vivendo uno dei momenti più bui della storia recente, almeno per quel che riguarda i risultati. La... La stella del Niño Maravilla non brilla più

Il Manchester United di Josè Mourinho sta vivendo uno dei momenti più bui della storia recente, almeno per quel che riguarda i risultati.

La sconfitta nell’ultima giornata contro il West Ham per 3-1 è stata solo l’ultimo atto, in ordine di tempo, di una stagione ancora alle battute iniziali ma già nata sotto una pessima stella.

Eliminati dalla Coppa di Lega per mano di una squadra di Championship, il Derby County di Frank Lampard, solo 10 punti realizzati nelle prime 7 giornate di Premier ma soprattutto l’impressione che nello spogliatoio dei Red Devils regni il caos più assoluto.

Lo scontro tra Mourinho e Paul Pogba ha catalizzato l’attenzione dei media in questi ultimi tempi ma il francese, recente campione del Mondo con la Nazionale, non è l’unica stella dello spogliatoio che sta vivendo un momento negativo.

Che fine ha fatto, ad esempio, el Niño Maravilla, conosciuto all’anagrafe con il nome Alexis Sanchez? Di lui da Gennaio, ovvero il mese in cui è avvenuto lo scambio con Mkhitaryan che ha coinvolto l’Arsenal, si sono praticamente perse le tracce.

Non stiamo parlando di uno dei tanti, basti pensare che si tratta del giocatore più pagato dell’intera Premier League. Il fatto che nell’ultima partita contro il West Ham non fosse nemmeno convocato, per scelta tecnica, è un dato su cui riflettere.

“Per mesi la gente non ha fatto altro che chiedermi Martial, Martial, Martial e così ho pensato che avessero ragione. Sanchez non sta facendo bene e ho deciso di dargli una chance” – Josè Mourinho

Come al solito, alla sua maniera, lo Special One ha spiegato il motivo di una scelta che è subito sembrata molto strana, dal momento che il cileno non è stato nemmeno portato in panchina.

Scarsa forma? Difficile ambientamento nella nuova squadra ed in un nuovo contesto? Caratteristiche non prettamente adatte al tipo di gioco voluto da Mourinho, estremamente fisico e atletico? Difficile capire cosa non stia funzionando, probabilmente è un insieme di tutte queste cose fatto sta che quello che fino a poco tempo fa era un ragazzo che incantava le platee sembra essersi smarrito completamente.

In questa stagione ha giocato tutti e 90 i minuti solo in occasione dell’esordio casalingo contro il Leicester, mentre nelle altre partite è sempre stato utilizzato per qualche spezzone, riuscendo a contribuire con un solo assist.

Di Sanchez si può dire tutto ciò che si vuole ed è legittimo pensare che non sia il fenomeno che veniva descritto fino a qualche tempo fa ma, mai come in questo caso, i numeri parlano in suo favore. Numeri che ci raccontano di un calciatore in grado di tenere una media di 0.31 gol a partita (219 reti in poco più di 700 partite disputate in carriera tra club e Nazionale) in squadre diverse e campionati diversi, considerando il fatto che non stiamo parlando di una prima punta che vive solo per il gol.

Cosa ne è stato di quel ragazzino di Udine in grado di divertirsi con il pallone tra i piedi e far divertire? O di quell’attaccante in grado di parlare la stessa lingua calcistica di Messi a Barcellona? Per non parlare del Sanchez di Londra, capace di segnare 1 gol ogni 2 partite giocate.

Sarebbe bello si potesse tornare indietro e vedere cosa sarebbe successo se, nel bivio di Gennaio dello scorso anno, Alexis Sanchez avesse scelto di virare verso la parte blu di Manchester.

Ma nel calcio, come nella vita, ogni scelta ha un prezzo ed essere una stella significa dover brillare in ogni contesto. Sempre e comunque. A Manchester, dove le nuvole si divertono spesso e volentieri ad oscurarti, può non essere impresa facile.

La stagione però è ancora lunga ed il cielo, prima o dopo, tornerà sereno.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo