La stagione dei 7 allenatori del Palermo La stagione dei 7 allenatori del Palermo
Il calcio moderno ci ha ormai abituato all’impazienza dei presidenti, che, alla minima striscia negativa, decidono di cambiare e di far saltare, senza troppi... La stagione dei 7 allenatori del Palermo

Il calcio moderno ci ha ormai abituato all’impazienza dei presidenti, che, alla minima striscia negativa, decidono di cambiare e di far saltare, senza troppi pensieri, l’allenatore.

Negli ultimi decenni, però, c’è stato un campione indiscusso di questa specialità, e siamo sicuri che abbiamo pensato tutti, senza esitazioni, allo stesso nome.

Quello di Maurizio Zamparini, naturalmente, il presidente che dell’esonero ha fatto una vera e propria arte.

C’è stata però una stagione che è stata un capolavoro anche per gli standard di Zamparini, una girandola costante di allenatori che si sono alternati senza soluzione di continuità sulla panchina del Palermo. Eravamo nel 2015/16, la stagione dei sette allenatori e dei 9 avvicendamenti sulla panchina rosanero.

Beppe Iachini, atto I

La stagione comincia con cessioni importanti: su tutti, partono Paulo Dybala e Andrea Belotti, due che, negli anni successivi, avrebbero fatto un po’ di strada. Arrivano lo svincolato Gilardino, Hiljemark, Brugman e il macedone Trajkovski, tra gli altri. Il primo allenatore a sedersi sulla panchina rosanero è Beppe Iachini, con il suo fido cappellino.

Iachini comincia la stagione con una vittoria al 91′ firmata da El Kaoutari, e andando a vincere a Udine alla seconda giornata: bottino pieno dopo i primi 180′ della stagione.

Dopo il pareggio con il Carpi, però, i rosanero collezionano 4 sconfitte in fila, prima di andare a vincere a Bologna all’ottava giornata. All’undicesima giornata il Palermo perde in casa contro l’Empoli, e qualcosa comincia a rompersi, si avvertono i primi scricchiolii.

La dodicesima giornata è quella del primo cambio di panchina. I rosanero vincono 1-0 contro il Chievo, grazie al gol di Gilardino, ma per Zamparini non basta: Beppe Iachini viene esonerato, nonostane i rosanero in quel momento si trovino al dodicesimo posto, a +3 sul Frosinone terzultimo.

Il primo cambio di panchina

In ogni caso, tanti saluti a Beppe Iachini: arriva un altro fedelissimo di Zamparini come Davide Ballardini. Il tecnico ravennate comincia con un buon pareggio contro la Lazio, poi però perde contro Juventus e Atalanta. Conquista una vittoria importante contro i diretti rivali del Frosinone (4-1) ma quello sarà l’ultimo acuto. Il Palermo perde due delle ultime tre partite del girone d’andata, ma vince a Verona. Tutto tranquillo? Macché, visto che il presidente rosanero non è contento nemmeno della vittoria: Zamparini esonera praticamente Ballardini in diretta tv.

In ogni caso, a fine girone d’andata, nonostante il trambusto, il cammino del Palermo non è da buttare via, visto che la zona retrocessione è sei punti più sotto.

La scelta di Zamparini, a questo punto, è quantomeno originale. Punta infatti su un allenatore argentino, Guillermo Barros Schelotto, che però non può essere tesserato in tempi brevi e non ha il patentino da allenatore per la Serie A. Così, in attesa della burocrazia, alla prima giornata di ritorno è Fabio Viviani a sedersi sulla panchina rosanero. Risultato? Una sconfitta per 4-0 a Marassi contro il Genoa.

L’effimero regno di Barros Schelotto

La domenica successiva, Guillermo Barros Schelotto viene affiancato da Giovanni Bosi, visto che continua a non essere in possesso dell’ormai famigerato patentino. La prima in casa è un rotondo 4-1 ai danni dell’Udinese che lascia ben sperare.

Per la partita successiva, però, c’è ancora un cambio. Non sarà più Giovanni Bosi ad assistere Barros Schelotto in panchina, ma Giovanni Tedesco, ex calciatore rosanero molto amato dal pubblico palermitano. La strana coppia dura tre giornate, dalla ventiduesima alla ventiquattresima, il tempo di racimolare due punti contro Carpi e Sassuolo e una sconfitta contro il Milan.

A questo punto, però, è Guillermo Barros Schelotto che decide di fare un passo indietro: l’argentino capisce che senza patentino e senza possibilità di guidare in pieno la squadra non può fare il suo lavoro al massimo, e rassegna le dimissioni.

Per la venticinquesima giornata, dunque, il compito di guidare il Palermo tocca ancora a Giovanni Bosi. Dalla partita successiva, però, ci sarà un nuovo allenatore sulla panchina rosanero.

Beppe Iachini, atto II

Nuovo, ma non troppo: alla ventiseiesima giornata torna infatti in sella Beppe Iachini, che però esordisce prendendo 5 gol dalla Roma. Non andrà meglio nelle due partite successive, uno scialbo 0-0 con il Bologna e un’altra sconftta contro l’Inter a San Siro.

Adesso, dopo 28 giornate, la situazione si è fatta parecchio complicata, e il Palermo sta giocando con il fuoco. I rosanero hanno raccolto 27 punti finora, solo uno in più del Frosinone terzultimo.

La pressione è sempre più forte, e Iachini capisce che ormai sta praticamente andando incontro a un burrone. E così, dopo la partita con l’Inter, rassegna le dimissioni, anticipando forse quella che sarebbe stata la mossa di Zamparini.

Alla ventinovesima giornata, il Palermo si presenta quindi con un altro allenatore nuovo di zecca: Walter Alfredo Novellino.

Il disastro di Novellino

Il problema, però, è che Novellino manca da troppo tempo nel calcio dei grandi, e forse questa è una sfida troppo difficile. In più, in una situazione del genere, c’è davvero poco tempo per sistemare le cose e per dare un’identità alla squadra. Servono i punti, e servono disperatamente.

Ma i punti non arrivano. Nelle quattro partite del regno Novellino, il Palermo mette insieme un solo punto, un altro pareggio poco incoraggiante in casa dell’Empoli, ma soprattutto i rosanero segnano un solo gol in 360′.

A sei giornate dalla fine, il Palermo è ufficialmente in zona retrocessione, con 28 punti. E, allora, è il momento degli eroi.

Il momento degli eroi: Davide Ballardini

Alla trentatreesima giornata, Maurizio Zamparini decide di alzare la cornetta del telefono e comporre un numero che ormai, ipotizziamo, dovrebbe conoscere a memoria. Il numero è quello di Davide Ballardini, che inforca i suoi occhiali da sole a goccia e raccoglie il disperato appello del suo presidente.

Il Palermo, al momento del ritorno di Ballardini, è una squadra praticamente allo sbando. Solo un pazzo penserebbe di poterla salvare senza problemi.

E invece Ballardini, che nelle difficoltà sembra esaltarsi, rimette in piedi quella squadra. Non subito, perché al suo secondo esordio perde 4-0 in casa della Juventus, ma già dalla giornata successiva, quando il pareggio con l’Atalanta restituisce fiducia ai rosanero.

Alla trentacinquesima giornata, il Palermo vince il fondamentale scontro diretto in casa del Frosinone: 2-0, gol di Trajkovski e Gilardino. Ma a tre giornate dal termine, il quartultimo posto è ancora lontano tre punti.

Terzultima giornata: il Palermo vince con la Samp e aggancia il Carpi, Carpi che viene poi superato alla penultima giornata. Il Palermo pareggia 0-0 a Firenze, gli emiliani perdono contro la Lazio.

A 90′ dal termine, il destino del Palermo è tutto nelle sue mani. E in quelle di Davide Ballardini, naturalmente. Il Carpi va a vincere a Udine, ma il Palermo batte il già retrocesso Verona assicurandosi la salvezza matematica, al termine di una stagione di immensa sofferenza.

Sette allenatori, nove avvicendamenti, una follia che, purtroppo per i tifosi rosanero, sarebbe stata solo il preludio alle tristi vicende societarie degli anni successivi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro