La squadra più odiata di Turchia a un palo dalla Champions League La squadra più odiata di Turchia a un palo dalla Champions League
L’appuntamento con la storia è fissato al minuto 89, allo stadio Ramón Sánchez-Pizjuán, al calare della notte. Pronto a rispondere c’è il piede sinistro... La squadra più odiata di Turchia a un palo dalla Champions League

L’appuntamento con la storia è fissato al minuto 89, allo stadio Ramón Sánchez-Pizjuán, al calare della notte.

Pronto a rispondere c’è il piede sinistro di Emre Belözoğlu, il Maradona del Bosforo, capitano e simbolo della squadra più odiata di Turchia.

L’Istanbul Başakşehir ha bisogno di un gol per vincere la partita, pareggiare i conti con il Siviglia e, per la regola dei gol segnati in trasferta, volare incredibilmente alla fase a gironi di Champions League.

Quando il sinistro di Emre parte, Sergio Rico è leggermente in ritardo, e si accorge nello spazio di qualche secondo che, se il pallone incrocerà lo specchio della porta, per lui e per il Siviglia sarà tempo di andare a inseguire l’ennesima Europa League.

Mentre il Sánchez-Pizjuán trattiene il fiato, almeno metà dei tifosi turchi appassionati di pallone, e anche buona parte di quelli che il pallone non lo sopportano proprio, si ritrova a sperare che quella sfera non finisca in porta.

Perché l’Istanbul Başakşehir ha pochi tifosi, ma tantissimi nemici: è la squadra più odiata in Turchia, e per gli oppositori del presidente-sultano Erdoğan è il simbolo dell’interferenza del potere politico nello sport.

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Il pallone calciato da Emre rompe il silenzio della notte di Siviglia, e si infrange rumorosamente sul legno della porta di Sergio Rico. Il 2-1 della gara di andata e il 2-2 della gara di ritorno sanciscono la qualificazione del Siviglia ai gironi di Champions League e la “retrocessione” dell’Istanbul Başakşehir in Europa League.

Ma perché il Başakşehir ha così tanti nemici? La risposta va cercata nella sua turbolenta e rapida ascesa al vertice del calcio turco, e nei suoi sostenitori più importanti. E, soprattutto, nella sua incredibile particolarità.

Il Başakşehir nasce con questa denominazione solamente nel 2014: o meglio, nel 2014 raccoglie l’eredità dell’Istanbul Büyükşehir Belediyesi Spor Kulübü, meglio noto come Istanbul BB. Una squadra del tutto particolare, con pochissimo seguito di tifosi – una rarità assoluta in Turchia, se pensate a quanta gente segua Galatasaray, Beşiktaş e Fenerbahçe – e uno stadio da 80.000 posti (lo stadio Ataturk, quello di Milan-Liverpool) praticamente sempre vuoto.

Fino al 2014, l’Istanbul BB è guardato con indifferenza, anzi, anche con simpatia da parecchi di quei giovani che non si riconoscono nel modo ossessivo e violento in cui le altre squadre di Istanbul vengono tifate.

Nel 2014, però, la svolta: il cambio di denominazione, che coincide con la promozione in Süper Lig, e soprattutto il passaggio nelle mani del Ministero dello Sport e della Gioventù. E, naturalmente, la conclamata vicinanza con l’APK, il partito di Erdoğan, che scende in campo in prima persona, indossando maglietta e pantaloncini, nel giorno dell’inaugurazione del nuovo stadio.

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Da quel momento, il Başakşehir fa sul serio: gioca in un nuovo stadio da 17.000 posti – intitolato a Fatih Terim, si, proprio lui – che comincia a riempirsi, prende un mix di giovani e di vecchie glorie, e soprattutto, nelle prime due partecipazioni alla massima serie, conquista due quarti posti consecutivi che valgono la qualificazione ai preliminari di Europa League.

Lo scorso anno è quello della definitiva affermazione dell’Istanbul Başakşehir: la squadra allenata da Abdullah Avci chiude il campionato al secondo posto, a quattro punti dal Beşiktaş campione. Un piccolo miracolo, se considerate che, da più di 30 anni, l’unica squadra a interrompere l’egemonia di Galatasaray, Beşiktaş e Fenerbahçe è stato il Bursaspor nel 2010. Inoltre, il Başakşehir ha perso la Coppa di Turchia solo in finale, cedendo ai rigori al Konyaspor.

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Il secondo posto garantisce anche la partecipazione ai preliminari di Champions League: nell’estate del 2017, arrivano acquisti come quello di Eljero Elia (l’olandese ex juventus) e a parametro zero gente come Inler o Clichy, che si aggiungono a un altro vecchio leone che era già di casa a Istanbul da un po’: Emmanuel Adebayor.

Il 2017/18, nei piani di chi tira i fili della squadra, dovrebbe essere l’anno della svolta e della crescita ulteriore, magari cercando di andare anche più avanti possibile in Europa League.

Ma, di sicuro, continueranno ad essere pochi quelli che porteranno l’Istanbul Başakşehir dentro il loro cuore: anche per quello, ieri sera, buona parte della Turchia – tutta quella che non ne può più diErdoğan – ha sorriso di gusto al palo colpito da Emre Belözoğlu.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro