Lo dicono, lo cantano e lo scrivono in tanti, ma è  maledettamente vero: si nasce e si muore da soli. Poi, in verità, alcuni...

Lo dicono, lo cantano e lo scrivono in tanti, ma è  maledettamente vero: si nasce e si muore da soli. Poi, in verità, alcuni di noi, per scelta, per vocazione o per i casi del destino, da soli trascorrono anche buona parte della loro vita. Come i portieri, per esempio.

Ultimo ostacolo da superare prima di raccogliere il pallone in fondo al sacco, il portiere è solo per tanti motivi. Perchè il calcio è un gioco di squadra, ma quello con la divisa diversa dagli altri non è mai uno come gli altri suoi 10 compagni. Perchè, se 3 difensori sbagliano e lasciano arrivare il centravanti avversario da solo davanti alla porta, tocca al numero uno affrontare l’attaccante ed impedire che il pallone lo superi.

Perchè alla fine, chi raccoglie il pallone in fondo al sacco inveendo contro divinità celesti e santi dai nomi improbabili, è sempre il numero uno. Solo, anche quando torna a casa e deve giustificare a moglie e/o mamma quella divisa sporca di fango e terra.

Numero uno, perchè è dal portiere che tutto comincia. Ci vuole coraggio a fare il portiere, ma probabilmente il portiere non lo si fa, portieri si è. Bisogna avere una certa predisposizione al saper restare soli, perchè, se siete portieri fortunati e giocate in squadre che hanno la fortuna di saper impostare la manovra e chiudere gli avversari nella propria metà campo, potreste passare anche tutta la vostra partita a non fare nulla.

Poi, però, magari, arriva un pallone lungo, un contropiede inaspettato, e tocca a voi salvare la baracca in uscita, senza preavviso, senza che nessuno ve l’abbia chiesto.

Il portiere, più spesso, è solo nella sconfitta. Che degli errori degli attaccanti ci si dimentica quasi subito, ma quando sbaglia un portiere, tutti se ne ricordano e tutti sono pronti a puntare il dito contro di lui.

Quelle dita che poi però sono pronte a chiudersi in un lungo applauso quando il portiere, con quel colpo di reni che sorprende tutti, vola all’incrocio a mandare via il pallone, con l’attaccante che già stava decidendo se esultare con la mitraglietta di Batistuta o con le mani all’orecchio alla Delvecchio.

Estremi difensori, si. Estremi, perchè i portieri spesso non conoscono mezze misure. Dentro o fuori, gol o respinta, buono o cattivo. L’ultimo baluardo a difesa della barricata non può permettersi incertezze e insicurezze, non può mostrarsi esitante. Anche nel momento di massima catarsi e solitudine per il portiere: il calcio di rigore.

Guardare negli occhi l’avversario, convincerlo di essere più sicuri di lui, fargli comprendere che con uno sguardo abbiamo capito tutto, sappiamo già dove la tirerà, anche se non è vero. Perchè si, non c’è sfumatura, bisogna scegliere un lato, lanciarsi e sperare che il lato sia quello giusto. Ma poi, quando i guanti accarezzano il pallone, le mani lo stringono e i tuoi compagni corrono ad abbracciarti, capisci che forse così solo non lo sei mai stato.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

No comments so far.

Be first to leave comment below.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *