La seconda vita di Ciccio Caputo La seconda vita di Ciccio Caputo
Ci sono etichette che, in questo mondo, appiccichiamo addosso alla gente con troppa facilità, senza pensare al peso che si portano dietro e ai... La seconda vita di Ciccio Caputo

Ci sono etichette che, in questo mondo, appiccichiamo addosso alla gente con troppa facilità, senza pensare al peso che si portano dietro e ai segni che possono lasciare.

Le stampiamo e le incolliamo sulla fronte di ignari ragazzi, magari anche in buona fede, pensando di fargli un favore.

Dimenticando quanto siano importanti le parole, dimenticando che dietro una semplice definizione può nascondersi anche altro.

Una di queste etichette del mondo del calcio, una delle più abusate, è sicuramente quella di “bomber di categoria“. Un epiteto che da qualche anno accompagnava Francesco Caputo, in arte Ciccio, come un inseparabile compagno di viaggio.

Certo, non che fosse una bugia: sono pochi quelli che, nella storia della Serie B, hanno segnato più del ragazzo di Altamura. 118 gol in 300 partite in cadetteria, con l’esplosione degli ultimi anni tra Virtus Entella ed Empoli.

62 gol segnati nelle ultime 3 stagioni in B, con il picco dei 27 messi a segno lo scorso anno nella magica cavalcata dell’Empoli verso la Serie A. Sì, difficile trovare qualcuno a cui l’etichetta di “bomber di categoria” possa stare meglio addosso.

Ma dietro quella definizione si nasconde qualcosa di più subdolo. Quel marchio, silenziosamente, dice altro. Lascia intendere che sì, ok, in Serie B Ciccio Caputo può segnare tutti i gol che vuole. Ma in Serie A è un’altra storia, in Serie A ci giocano i grandi. I “bomber di categoria” lasciamoli giocare nella loro categoria, appunto.

Un pregiudizio che Ciccio Caputo pensava di non poter mai più smentire. Lo pensava, probabilmente, quando era finito nelle maglie dell’inchiesta del calcioscommesse, quando ai tempi del Bari finì dentro alle indagini per un’omessa denuncia, scontando anche un anno di squalifica, salvo poi essere assolto nel processo penale per quell’indagine.

Lo pensava quando, nel 2015, si è ritrovato costretto a rilanciare la sua carriera, a 28 anni, in provincia, con la maglia della Virtus Entella. Dove ha dimostrato di poter essere un trascinatore, anche lontano dai riflettori.

Forse, lo scorso anno, mentre lui e Donnarumma portavano in alto l’Empoli a suon di gol, ha invece cominciato a pensare che quel pregiudizio avrebbe potuto anche essere accantonato. Lo scorso anno, mentre la squadra di Andreazzoli seminava gli avversari come una Ferrari in mezzo alle Punto, Ciccio Caputo ha cominciato ad appuntarsi, su un immaginario bloc notes, i nomi di tutti quelli che avrebbe voluto smentire.

Ma non era scontato, perché è successo tante altre volte. Una neopromossa sale in Serie A, e affascinata dal grande palcoscenico, prova a stravolgere la squadra, lascia per strada quei calciatori che l’hanno tirata fuori dalla Serie B, si fa infinocchiare da qualche procuratore e si porta a casa una vecchia gloria 35enne con alle spalle 50 gol segnati nella massima serie.

Non era scontato, ma ad Empoli non hanno mai nemmeno pensato a questa eventualità. Ciccio Caputo, a 31 anni, ha guidato in campo la squadra toscana nell’esordio contro il Cagliari, a distanza di sette anni e mezzo dall’ultima presenza in Serie A, in un Bari-Bologna che ormai sembra storia vecchia, un’altra vita.

E lo ha fatto con la fascia da capitano addosso, come a voler dire che lui, in Serie A, non solo ci sta bene, ma può anche essere il leader di una neopromossa umile ma ambiziosa. E, al sesto minuto del secondo tempo, è arrivato finalmente il gol.

È il secondo segnato in Serie A, ma il primo della sua nuova vita, quella da bomber di categoria sì, ma di categoria superiore. Un gol, come sempre, festeggiato con un’esultanza che solo chi non conosce non sa spiegarsi.

La mano che si avvicina alla bocca, quel gesto che mima un bicchiere che si svuota in fondo alla gola. E no, tranquilli, non è acqua. Perché Ciccio Caputo, oltre che bomber – non più di categoria – è anche imprenditore, e quell’esultanza è anche un po’ una pubblicità.

Alla sua birra artigianale, la Birra Pagnotta, quella che produce utilizzando il Pane di Altamura, prodotto della sua terra: perché noi, gli idoli, sappiamo sceglierceli per bene, e Ciccio Caputo merita un posto nell’Olimpo degli eroi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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