Semplice non lo è mai, per nessuno. E non perché ci sia da parlare di bandiere, di fedeltà, di tradimenti, di amore, di colori....

Semplice non lo è mai, per nessuno. E non perché ci sia da parlare di bandiere, di fedeltà, di tradimenti, di amore, di colori. No, quelli sono concetti che abbiamo imparato a dimenticare in fretta, nell’anno del Signore 2016, nel calcio di oggi, concetti mandati in soffitta come un pallone di stracci. Non che ci sia nulla di sbagliato, per carità, sono semplicemente i fatti che si adeguano ai tempi. Quelli sono concetti che oggi appartengono solo a pochi eletti, le cui storie, infatti, cantiamo con ammirazione e invidia, quando in quelle storie ci imbattiamo.

No, non è una storia di bandiere, tradimenti e fedeltà. E’ una storia di uomini e delle loro scelte. E’ la storia di Gonzalo Higuain e di una scelta che immaginiamo non sia stata affatto facile. Qualsiasi cosa vorranno farvi credere, qualsiasi cosa vi diranno. Non può essere stata una scelta semplice, comoda. Soprattutto perchè il Pipita sapeva già a cosa sarebbe andato incontro. A un fiume di parole, un fiume di sentimenti in piena. D’altronde, se solo pochi mesi prima eri stato incoronato Re di una città, se solo pochi mesi prima avevi fatto la storia, in quella città, avresti dovuto saperlo che non sarebbe stata una scelta facile.

Poi, però, siccome stiamo parlando di uomini, di atleti e di professionisti, forse tocca guardare anche con onestà a quello che c’era sul piatto, dall’altra parte. Non i soldi, forse, quelli non sarebbero stati un problema. Qualcosa di più grande, una sfida da vincere. Una Juventus che nel Pipita cercava l’ultimo tassello per una squadra che in Italia non avrebbe paragoni, una squadra che ora non ha alibi: deve lanciare l’assalto alla Champions League, ha l’obbligo di farlo. E anche quello di non fallire per l’ennesima volta il traguardo, probabilmente.

Lo sapeva, Gonzalo, a cosa andava incontro. Lo sapeva che avrebbe lasciato uno squarcio nel cuore dei tifosi napoletani, lo sapeva che avrebbe distrutto sogni e che su di lui avrebbero messo una croce sopra in tanti. Lo sapeva, che avrebbe perso affetto e stima di gente che probabilmente gli ha voluto un bene dell’anima. Lo sapeva, e ha voluto correre il rischio. Già, perché adesso la palla è tra i suoi piedi, e lui non può fallire. La responsabilità non è di quelle trascurabili. Perché se arrivi alla Juventus con 36 gol in eredità, se arrivi pagato 94 milioni, se per cambiare squadra ti tiri dietro polemiche di questo genere, bè, lo sai fin dall’inizio che avrai una bella responsabilità sulle spalle. Un po’ come succederà a Kevin Durant, che ha deciso di unirsi alla squadra più forte della Nba, quella che lo aveva battuto. Già, copione simile.

Per quanto l’istinto possa suggerire altro, la scelta di Gonzalo non è per niente semplice, per niente scontata. I fucili (metaforici, per fortuna, in questi pazzi tempi), d’altronde, sono già puntati e carichi. Aspettano solo un segnale per sparare.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro