La Salernitana ha voglia di sognare in grande La Salernitana ha voglia di sognare in grande
Decifrare la Serie B, quest’anno, è una missione per cuori forti e arditi: dopo dieci giornate di campionato è stato forse ufficialmente deciso che... La Salernitana ha voglia di sognare in grande

Decifrare la Serie B, quest’anno, è una missione per cuori forti e arditi: dopo dieci giornate di campionato è stato forse ufficialmente deciso che si proseguirà con il format a 19 squadre, e nel caos più totale delle aule di tribunale, il campo sembra essere stato un po’ accantonato.

La classifica del campionato cadetto, però, sembra essersi adeguata a questa incertezza di fondo, visto che dopo praticamente un quarto di stagione, la Serie B non ha ancora padroni.

Sta facendo molto bene il Pescara; il Verona e il Palermo, due squadre molto attrezzate, sono lì davanti, ma non hanno mai dato l’impressione di poter ammazzare il campionato. Il Benevento, altra retrocessa dalla Serie A, ha due partite in meno e vincendole potrebbe tentare la prima mini fuga.

E poi, nel gruppo di testa, c’è un’infiltrata con la maglia granata: la Salernitana di Stefano Colantuono che, vincendo ieri contro il Livorno, ha agganciato al terzo posto l’Hellas Verona.

In un campionato strano come quello di Serie B, senza un padrone, quest’anno può succedere davvero di tutto. E la Salernitana vista fin qui ha tutte le carte in regola per provare a fare una sorpresa, per provare a sognare in grande e scrivere una pagina di storia, chissà.

Un allenatore esperto, un gruppo solido, l’imprevedibilità di una freccia come Jallow, i minuti di un subentrante di lusso per la categoria come Di Gennaro, e soprattutto una di quelle cose che in Serie B serve come il pane, il cosiddetto “bomber di categoria”, ruolo interpretato quest’anno da Riccardo Bocalon, che con i gol segnati ieri è a quota 4 gol in 9 apparizioni.

E, soprattutto, a Salerno hanno l’entusiasmo di una città pronta a spingere la squadra granata: la Curva Sud Siberiano e l’Arechi possono diventare, in un campionato del genere, un fattore decisivo quando le cose si faranno più calde, quando arriveranno i momenti decisivi.

La Salernitana, nella sua storia, ha avuto solo due volte il privilegio di giocare in Serie A, nel 1947-48 e nel 1998-99, una stagione che però, purtroppo, a Salerno è diventata un triste ricordo, soprattutto per il tragico epilogo del 23 maggio 1999. A Piacenza, alla Salernitana serviva una vittoria contro i padroni di casa – già salvi- per rimanere in Serie A. Arrivò un pareggio tra mille polemiche, con l’ultimo gol di Pietro Vierchowod in Serie A, e le recriminazioni della Salernitana per un arbitraggio ritenuto sfavorevole.

Poi, però, arrivarono la rissa sul campo, la tensione negli spogliatoi, ma soprattutto i tragici fatti del treno speciale 1681. 1500 dei 10.000 tifosi salernitani arrivati a Piacenza vengono ammassati sui convogli diretti in Campania, la tensione è altissima, scoppiano incidenti e tafferugli che culminano con il rogo che ucciderà quattro tifosi granata, di cui due appena quindicenni.

Un epilogo drammatico per una stagione che, prima di quei 90 minuti maledetti a Piacenza, poteva essere storica. All’Arechi, quell’anno, sotto i colpi della squadra che vedeva in campo Di Vaio, Di Michele, Vannucchi e Gattuso – e che aveva comprato tra mille clamori Rigobert Song – erano cadute squadre del calibro di Lazio, Sampdoria, ma soprattutto Inter e Juventus.

A quasi 20 anni di distanza, dopo tante vicissitudini, dopo un fallimento, dopo il Purgatorio della Serie C e dopo qualche annata anonima in Serie B, a Salerno hanno voglia di tornare a sognare in grande.

E forse, approfittare del pazzo campionato di quest’anno potrebbe non essere una cattiva idea.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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