La rivincita di Paulinho La rivincita di Paulinho
Il mondo del calcio sa essere particolarmente spietato, a volte. Figuratevi poi nel 2017, quando un video, un clic, una condivisione, possono trasformare in... La rivincita di Paulinho

Il mondo del calcio sa essere particolarmente spietato, a volte.

Figuratevi poi nel 2017, quando un video, un clic, una condivisione, possono trasformare in poche ore un calciatore in uno zimbello solo per qualche palleggio un po’ più goffo del solito.

Non bisogna andare troppo indietro nel tempo – basta ripercorrere il calendario e fermarsi a qualche mese fa – per leggere delle prese in giro al nuovo acquisto del Barcellona, quel Paulinho arrivato per 40 milioni, dalla Cina, e in breve finito alla berlina per i suoi imbarazzanti palleggi nella presentazione ai media all’interno del Camp Nou.

Paulinho, quest’estate, ha avuto la sfortuna di trovarsi al posto sbagliato, nel momento più sbagliato.

Nella travagliata estate della fuga di Neymar, dell’acquisto incerto di Dembelé, di un Barcellona costretto a inseguire un Real Madrid sempre più imbattibile, il suo nome era quello meno adatto alla esigentissima platea blaugrana.

A Barcellona, infatti, si pretendono giocatori che diano del tu al pallone, che sappiano inventare calcio, che abbiano delle qualità speciali e che sappiano accendere la scintilla con una giocata.

Paulinho era tutto il contrario di questo: reduce da un’esperienza fallimentare in Inghilterra, dove era stato bollato dai tifosi del Tottenham come il peggior giocatore della storie del club, era finito in Cina, al Guangzhou Evergrande, e sembrava decisamente destinato a chiudere la carriera lontano dai riflettori.

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Di giocatori che, una volta finiti alle periferie del calcio, tornano a giocare nel grande calcio europeo, ce ne sono pochi. Di giocatori che poi, da quelle periferie, finiscono in uno dei club più prestigiosi del mondo, ce ne sono ancora meno. Per questo, i 40 milioni pagati dal Barcellona per Paulinho erano sembrati ai più una vera e propria follia.

Ma, se in quel pomeriggio nefasto, al Camp Nou, avessero chiesto a Paulinho di fare il suo lavoro, e non di palleggiare come un giocoliere da circo, forse si sarebbe evitato un grande equivoco.

Perché il centrocampista brasiliano è sì un giocatore molto diverso da tutti quelli che in questi anni sono passati per la mediana del Barcellona, ma forse è proprio quello che mancava a una squadra del genere: un recuperatore di palloni, un centrocampista box to box che in Liga non sono abituati a vedere, un torello capace di dominare fisicamente gli avversari.

Uno che potesse correre anche per i compagni, insomma.

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Paulinho, prima di arrivare a Barcellona, ha fatto letteralmente il giro del mondo. A leggere i nomi delle squadre in cui ha cominciato la sua carriera europea (Vilnius, in Lituania, LK Lodz, in Polonia) viene da chiedersi come abbia fatto a finire in uno dei club più importanti del mondo.

Anche per questo, non deve stupire lo scetticismo con cui è stato accolto. Ma Paulinho, in qualche mese, ha cominciato a convincere anche quelli che lo avevano ricoperto di insulti.

Non ha avuto il posto da titolare, ma è stato usato da Valverde come cambio per fare un po’ di turnover oppure come energy guy dalla panchina, per portare forze fresche alla squadra nei secondi tempi.

E, in più, ha già aggiunto al suo bottino anche due gol: il primo, quello segnato al Getafe 7 minuti dopo essere entrato in campo, ha regalato al Barcellona un successo prezioso, quello che forse ha permesso ai catalani di fare il primo vero allungo in una Liga che si sta già indirizzando verso di loro.

La heatmap della partita di Paulinho contro il Getafe: una presenza forte in tutto lo spazio del centrocampo.

Paulinho, nonostante questo, probabilmente non diventerà il giocatore più amato di Barcellona, o almeno non in tempi brevi. Non sarà uno che venderà milioni di magliette (dopo un mese circa dal suo acquisto, venne fuori che negli store del Barcellona era stata venduta UNA maglietta del brasiliano) e non finirà sulle copertine.

Ma, di sicuro, Paulinho continuerà a fare il suo mestiere, cercando di recuperare quanti più palloni possibili, di percorrere quanti più chilometri anche in sostituzione dei suoi compagni, e cercando di rendersi utile in tutti i modi che conosce. Anche senza inventare calcio: a quello ci penseranno altri.

Si dice in giro che la spinta decisiva all’acquisto di Paulinho l’abbia data Leo Messi: se recuperate le immagini dell’amichevole tra Argentina e Brasile giocata quest’estate, potrete notare la Pulce avvicinarsi a Paulinho e sussurrargli qualcosa nell’orecchio. Qualche mese dopo, si è saputo che lo stava formalmente invitando a raggiungerlo a Barcellona.

Ecco: se a Barcellona Leo Messi dice di aver bisogno di qualcuno, sostanzialmente lo accontentano. E la missione di Paulinho, un uomo a caccia di rivincite, continuerà ad essere quella di fare il corazziere con il compito di scortare quel magico argentino verso la porta.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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