La punizione di Roberto Carlos La punizione di Roberto Carlos
18 anni fa, era il 3 giugno 1997, Roberto Carlos dipingeva nel cielo di Lione uno dei calci di punizione più incredibili della storia... La punizione di Roberto Carlos

18 anni fa, era il 3 giugno 1997, Roberto Carlos dipingeva nel cielo di Lione uno dei calci di punizione più incredibili della storia del calcio. 18 anni fa. Ieri, che era il 3 giugno, quel calcio di punizione è diventato maggiorenne. Sono passati 18 anni, quasi una vita intera. Lo ricordo come se fosse ieri, come se non fossero passati fiumi di ricordi da quel 3 giugno 1997.

Avevo 10 anni, era quel periodo dell’anno in cui tutto sembrava bellissimo. La scuola era finita, o stava per finire. L’estate stava per spalancare le sue porte, e io sapevo che a 10 anni ero oramai diventato grande, mi sentivo pronto per tutte le imprese che un uomo già cresciuto poteva affrontare. I miei genitori probabilmente non la pensavano così, ma questo è un altro discorso. Era il 3 giugno 1997, e io stavo festeggiando con i parenti, in un ristorante, qualche cerimonia familiare, una cresima, un battesimo, una prima comunione. Come è strana la mente umana. Ho del tutto rimosso il ricordo della cerimonia, ma non di quello che successe quella sera. Perchè, ovviamente, tutte le cose che riguardano il calcio, le ricordo come se fossero successe stamattina.

I campionati nazionali erano finiti da poco, e il mio cuore di bambino un po’ già si disperava, attendeva con ansia le prime amichevoli estive da seguire in tv. Ma quel giugno era particolare. Nessuno me lo aveva detto, e, nelle mie letture di Gazzetta rubate a papà, mi era sfuggito. Ma quella sera, cominciava un torneo amichevole piuttosto particolare. In preparazione ai Mondiali che si sarebbero svolti l’anno dopo in Francia, i galletti transalpini ospitavano Brasile, Inghilterra e Italia in un quadrangolare di gran lusso. E quella sera del 3 giugno, si giocava Francia-Brasile. Lo scoprii avvicinandomi al televisore del ristorante in cui eravamo. I miei cugini più grandi e qualche zio stavano osservando con attenzione, io mi avvicinai e riconobbi alcuni dei protagonisti che ammiravo sulle mie raccolte di figurine, mai terminae.

A un certo punto, la partita era iniziata da poco, vidi Roberto Carlos prendere in mano il pallone e sistemarlo per tirare un calcio di punizione, da distanza siderale. Le mie conoscenze in materia erano limitate. Sufficienti per farmi ricordare che Roberto Carlos, quel numero 6 del Brasile, era un buon tiratore di punizioni. Ma non immaginavo che quello che stavo per vedere mi avrebbe sconvolto così tanto. Vidi il numero 6 del Brasile prendere una rincorsa lunghissima. Ricordo distintamente di aver strabuzzato gli occhi quando lo vidi toccare il cerchio del centrocampo. Perchè quando, alla scuola calcio, ci facevano entrare nel campo dei grandi, per prendere confidenza, avevo notato che era davvero lontano dalla porta, il centrocampo.

Eppure Roberto Carlos prese la rincorsa. Ricordo la sopresa che si dipinse sui volti dei miei cugini più grandi, che forse mai avevano visto qualcosa del genere. Io, nella mia ingenuità, non avevo ancora capito a cosa avevo assistito. Il sinistro di Roberto Carlos, come una freccia scagliata da un arciere, prese velocità, superò, praticamente sterzando come se fosse telecomandato, la barriera. Virò ancora una volta e superò il portiere francese (quello stesso portiere francese, senza capelli, che avrei insultato l’estate successiva) insaccandosi in porta. Era una meraviglia a cui non avevo mai assistito. Ma ancora non lo sapevo.

Quel calcio di punizione fu la mia rovina. Da innocente bambino, mi convinsi che tutto era possibile. Che anche un comune mortale avrebbe potuto replicare quel calcio di punizione. Erano altri tempi, però. Internet non c’era ancora, e se c’era lo usavano solo in qualche stanzino di qualche università, figuriamoci Youtube. Una volta passati i telegiornali e gli approfondimenti, non c’era più modo di rivedere quel capolavoro. Era impresso nella mia mente. Ogni volta che andavo a giocare con gli amici, provavo a replicare quella meraviglia. Mio padre, ogni due o tre giorni, doveva accompagnarmi a comprare un Super Santos nuovo, perchè nel tentativo di colpire il pallone con l’esterno, lo facevo volare via, perduto per sempre. Provai anche il Super Tele, perchè mi dicevano che con quello era più semplice mettere l’effetto. Provai a casa, con la pallina di carta. Provai al mare, a piedi scalzi, lussandomi le dita dei piedi. Provai in tutti i modi, ma una magia come quella mai riuscii a replicarla. E ci rimanevo male, perchè ero convinto, nella mia mente di bambino, che quella punizione fosse qualcosa di normale, di ordinario, di accessibile anche a noi umani.

Solo dopo, solo rivedendola oggi, con l’ausilio dei moderni mezzi di comunicazione, e con lo studio della fisica che ci ha detto a che velocità viaggiava quel pallone, dove è avvenuto l’impatto, quali forze sono state applicate sul punto di impatto, mi sono reso conto che una punizione come quella di Roberto Carlos contro la Francia non sarei mai riuscito a tirarla. Però, forse, quasi quasi, adesso prendo il pallone e scendo in cortile a vedere se adesso, 18 anni dopo, riesco a metterlo quell’effetto lì.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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