Da un po’ di anni ci si interroga, da più parti, sull’effettiva riuscita della modifica che, qualche anno fa, ha aumentato il numero di...

Da un po’ di anni ci si interroga, da più parti, sull’effettiva riuscita della modifica che, qualche anno fa, ha aumentato il numero di squadre in Serie A.

Dalla stagione 2004/05, infatti, il nostro principale campionato calcistico è stato allargato a 20 squadre, portando le retrocessioni, contestualmente, a 3.

Per qualche anno nessuno si è lamentato del nuovo formato ma, negli ultimi tempi, più di qualcuno ha lamentato un problema di scarsa competitività del nostro campionato, portando come argomento alle sue tesi il fatto che, nell’ultima parte di stagione, troppe squadre giocano senza un obiettivo vero e concreto.

E, in questi giorni, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis è tornato a parlare del futuro della Serie A, rilanciando ai microfoni di Bein Sports una proposta per innovare e per rivoluzionare il campionato.

De Laurentiis, in sostanza, auspica un ritorno al campionato a  16 squadre:

 “Sono dell’idea che bisognerebbe fare un campionato a 16 squadre con una sola retrocessione. Nel 1986 in Italia giocavano sedici squadre: se poi Mediaset e Sky dicono che gli diamo partite che nessuno vuol vedere, io pure mi chiedo il perché. Ma facciamo solo una retrocessione e sedici squadre. Ci sono più entrate per tutti, più disponibilità per tutti e meno necessità di fare imbrogli, più competitività in Europa“.

Una proposta che, va detto, non è avallata solo dal presidente del Napoli, ma anche da altri. Alcuni, invece, preferirebbero gradualmente ridurre il numero delle squadre a 18, o almeno, su 20 squadre, farne retrocedere almeno 4.

E infatti lo stesso De Laurentiis ha ammesso che anche le 18 squadre sarebbero un buon compromesso.

“Vanno bene anche diciotto squadre, ma le dobbiamo scegliere noi sette quali sono. Nella mia vita non mi sono mai pentito di nulla, sa perché? Per me tra un minuto questa discussione è finita, ed io dovrò pensare a cosa fare tra due minuti. Penso sempre al futuro, io sono un guerriero, non posso guardarmi indietro e perdere tempo”.

Una proposta destinata a far discutere. Ma, di sicuro, per il futuro del calcio italiano (anche dopo il pasticcio dei diritti televisivi) bisognerà fare qualcosa per rendere nuovamente appetibile il nostro campionato sia sul mercato domestico che su quello internazionale.