Le immagini che sono circolate durante questi mesi in televisione, sui giornali e soprattutto nella rete, dove i filtri sono minori e facilmente aggirabili,...

Le immagini che sono circolate durante questi mesi in televisione, sui giornali e soprattutto nella rete, dove i filtri sono minori e facilmente aggirabili, ci hanno mostrato tutto l’orrore della guerra che sta sconvolgendo la Siria ed in particolare la città di Aleppo, dove tra le altre cose dal 2012 è in atto una sanguinosissima guerra civile.

Da una parte l’esercito governativo di Bashar al-Assad, principalmente nella parte Ovest della città, dall’altra, ad Est, le milizie dei ribelli. Nel mezzo, come sempre accade in questi conflitti, la popolazione civile, che non ha potuto fare altro che subire passivamente le conseguenze terribili di questa guerra.

Vedere le immagini di una città, oltre al resto meravigliosa, quasi completamente rasa al suolo, con bambini che vagano tra le macerie, del tutto spaesati ed improvvisamente abbandonati al proprio destino, è una di quelle cose che, una volta viste, si fissano nella memoria e non si cancellano mai più.

Nella seconda metà del 2016 le forze governative guidate da Assad hanno posto sotto assedio la parte Est della città, arrivando a riconquistarla interamente, nella seconda metà di dicembre.

In questo periodo, della durata di 5 anni, ad eccezione delle bombe e dei colpi di arma da fuoco, ad Aleppo si è fermato tutto. Il calcio, che in Siria è uno sport molto importante e praticato, non ha fatto eccezione.

Dal 19 luglio 2012, giorno di inizio della battaglia di Aleppo, non si è più giocata alcuna partita ufficiale di pallone, con le squadre della città costrette a trovarsi una nuova casa, sia per vivere che per lavorare.

Questo fino al 28 gennaio 2017, quando un pallone è tornato nuovamente a rotolare in uno stadio di Aleppo, a distanza di oltre 5 anni dall’ultima volta.

Non vorrà dire nulla, sicuramente ci sono tante altre cose più importanti a cui pensare e di cui preoccuparsi, come la sorte di tutte quelle povere persone costrette ad abbandonare la propria città con lo status di rifugiati.

A noi però piace pensare che questo possa essere il primo, piccolissimo ma significativo passo verso la rinascita, verso quella normalità che siamo abituati ad associare all’immagine di un pallone che rotola.

La partita si è disputata in uno stadio fatiscente, con un terreno prevalentemente costituito da terra e polvere, attorniato da palazzi che testimoniano l’inconfondibile passaggio degli ordigni bellici.

In campo si sono affrontate l’ Al-Ittihad e l’ Hurriya in quello è stato a tutti gli effetti in derby cittadino, con una discreta cornice di pubblico e tifo al seguito, in cui i primi si sono imposti con il risultato di 2-1.

Per i giocatori, tornare a giocare sul proprio terreno di casa, è stata un’emozione indescrivibile, come testimoniato dalle dichiarazione di alcuni protagonisti raccolte da inviati locali.

Non riesco a esprimere come mi senta, ritornare a giocare qui dopo 5 anni è qualcosa di indescrivibile. Il mio cuore batte così forte” – Omar Hamidi, giocatore dell’Al-Ittihad.

E’ un nostro diritto giocare ad Aleppo, qui giochiamo meglio, quando giochiamo sul nostro terreno di casa le nostre prestazioni sono migliori. Vogliamo far tornare grande il nome di Aleppo” – Firas Al-Ahmad, giocatore dell’Hurriya.

Sugli spalti insieme agli spettatori ci sono le forze armate, con mitra a tracolla, che pattugliano lo stadio e ci ricordano, qualora ce ne fosse bisogno, che ad Aleppo è ancora tutto ben lontano da quella che si potrebbe definire normalità.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo