La partita perfetta di Federico Bernardeschi La partita perfetta di Federico Bernardeschi
Se andiamo ad analizzare la prestazione della Juventus di ieri è difficile trovare un giocatore che abbia fatto male, se si eccettua il solo... La partita perfetta di Federico Bernardeschi

Se andiamo ad analizzare la prestazione della Juventus di ieri è difficile trovare un giocatore che abbia fatto male, se si eccettua il solo Mario Mandzukic, che da qualche tempo a questa parte sembra l’ombra del giocatore ammirato in passato e ieri, come se non bastasse, ha dovuto anche lottare contro i problemi fisici.

È altrettanto innegabile che ci siano stati alcuni giocatori chiave, la cui partita ha permesso alla Juventus di imporre un ritmo forsennato alla gara fin dai primi minuti e di mettere sotto costante pressione l’Atletico Madrid, che poco a poco è crollato sotto i colpi di Cristiano Ronaldo, pesanti come macigni.

Oltre al portoghese, la cui partita entrerà nella Storia della competizione, a prescindere da come si concluderà l’avventura juventina in Champions, ci sono stati altri due giocatori (almeno) autori di una prova a dir poco monumentale.

Di Emre Can e della sua prova da leone, senza un singolo intervento sbagliato e per di più in una posizione non così usuale, abbiamo già scritto, quindi ci sembrava doveroso spendere due parole anche per Federico Bernardeschi, giocatore le cui qualità non sono mai state in discussione, ma al quale probabilmente mancava una prestazione europea di assoluto livello per ergersi al rango dei grandissimi.

La scelta di escludere Dybala dall’11 titolare, nonostante una rimonta disperata da portare a termine, non era delle più semplici ma come sottolineato da Fabio Capello al termine della sfida, Federico Bernardeschi era la pedina perfetta per questo genere di partita.

Indubbiamente meno tecnico dell’argentino ma in possesso di qualità atletiche e fisiche molto importanti, in grado garantire costantemente quegli strappi necessari per creare la superiorità numerica in mezzo al campo, senza peccare in lucidità nell’ultimo passaggio.

Se era prevedibile questa sua importanza a livello tattico, un po’ meno facile era immaginare la personalità con cui sarebbe sceso in campo, sempre nel vivo della manovra e desideroso di assumersi responsabilità.

Dai suoi piedi sono passate quasi tutte le azioni, compresa la palla geniale per il primo gol di Ronaldo, degna dei migliori registi per visione di gioco, precisione millimetrica e tempismo perfetto.

Una gara costellata di giocate fatte e pensate per lasciare il proprio marchio, indelebile, sulla sfida. Alcune di queste poco precise, come la rovesciata (tra l’altro se andate a vedere il fermo immagine dove impatta con il pallone si capisce molto della cifra atletica del calciatore) o la punizione finita alta di poco, altre meno visibili ma non per questo di minor importanza.

Poi la perla finale, ovvero quella percussione palla al piede al minuto 86 della partita, quando teoricamente le batterie avrebbero dovuto lampeggiare in rosso.

Federico si incunea palla al piede nell’area avversaria, portandosi dietro l’argentino Correa, entrato da meno di mezzora, che arranca e non regge il suo passo, fino a commettere l’ingenuità responsabile del calcio di rigore.

Un’azione che ha tutte le sembianze della ciliegina sulla torta: il coronamento di una prestazione perfetta in termini di qualità e quantità, straordinaria dal punto di vista individuale ma sempre al servizio della squadra e mai fine a se stessa.

In Champions League Massimiliano Allegri si è spesso affidato a Federico Bernardeschi e le risposte erano state generalmente più che positive. Mancava però l’acuto, la prestazione super in grado di giustificare un Dybala escluso dai titolari.

Ieri, nella partita più importante della stagione, almeno per il momento, la risposta è arrivata ed è stata di quelle forti, destinate a lasciare il segno.

Paolo Vigo

Twitter: @Pagolo

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