La parabola di Chico Macheda: un viaggio dal Teatro dei Sogni alle porte dell’inferno La parabola di Chico Macheda: un viaggio dal Teatro dei Sogni alle porte dell’inferno
“Lo United presenta il suo nuovo eroe, Federico Macheda”, titola il Times, mentre il Daily Mirror piazza il carico da novanta, “Chico si è... La parabola di Chico Macheda: un viaggio dal Teatro dei Sogni alle porte dell’inferno

Lo United presenta il suo nuovo eroe, Federico Macheda”, titola il Times, mentre il Daily Mirror piazza il carico da novanta, “Chico si è meritato un angolo di immortalità, per aver giocato mezz’ora come una leggenda immediata”.

E’ il 5 aprile 2009 quando Sir Alex Ferguson, al sedicesimo minuto della ripresa, impantanato in un pareggio casalingo con l’Aston Villa per 2-2, fa segno a Federico di entrare in campo.

Chico non sta entrando in un campo qualsiasi, qua siamo nell’Olimpo del gioco. Federico sta calcando per la prima volta l’erba del Teatro dei Sogni, in una partita fondamentale che, se vinta dallo United, riporterebbe i Diavoli Rossi in cima alla Premier League con più che concrete possibilità di vittoria del titolo.
Sir Alex Ferguson sa bene che un’emozione del genere, sulle spalle di un ragazzino di 17 anni appena, può essere allo stesso tempo piuma o macigno. Per questo motivo, poco prima di richiamare Nani in panchina, si avvicina all’attaccante romano e gli sussurra poche parole, conscio che testa e cuore del ragazzo, già ampiamente in subbuglio, non sarebbero in grado di recepire nozioni tattiche complesse. “Gioca semplice, fai cose facili”, parole di circostanza, per tranquillizzare, per far diminuire di qualche battito quel cuore che batte all’impazzata.

Fino al minuto 92, Federico sembra prendere alla lettera le parole del proprio allenatore: corre, si batte, scambia qualche pallone con i propri compagni. Prende fiducia. Arriva quel minuto 93, che i tifosi United non esitano a definire storico. Al limite dell’area di rigore arriva un pallone all’apparenza innocuo, e tale sarebbe rimasto se non si fosse imbattuto nella pazzia e sfrontatezza di un ragazzo che ha da poco realizzato il proprio sogno calcistico, seppur ancora giovanissimo.




Federico, dopo aver tentato un dribbling ed essere stato respinto al mittente, chiama palla in profondità. E’ girato spalle alla porta e la logica vorrebbe che quel pallone fosse appoggiato ad un proprio compagno per tentare un ultimo, disperato, tentativo. La logica, appunto. Qualcosa che in quel momento è lontana anni luce dalla testa di Macheda, che infatti si aggiusta il pallone facendo scivolare la palla servendosi del tacco, e mandando così al pub il proprio marcatore, per poi fulminare il portiere con un destro a giro sul secondo palo. Più da ammirare che da descrivere, come tutte le cose più belle di questo mondo. Per gli amanti dei ricordi è una rivisitazione, dieci anni più tardi, del gol che Christian Vieri fece al Parma, liberandosi di Thuram e silurando Gianluigi Buffon.

Chico non realizza subito, inizia a correre, a perdifiato, verso gli spalti là dove si trova la sua famiglia, di sangue e allargata, più incredula di lui.

Quando ho preso il pallone ho avuto un solo pensiero: segnare. La mia corsa verso la folla? Sono andato dai miei genitori che erano lì e volevo festeggiassero per bene.

Il man of the match è fin troppo scontato, non c’è nemmeno bisogno di assegnarlo tanto che qualcuno si sorprende quando la classica bottiglia di Champagne, che spetta al vincitore del premio, viene consegnata a Gary Neville. Tutto regolare, in quanto Macheda, all’epoca non ancora maggiorenne, non può bere alcool.




Con il senno di poi, difficile pensare che una storia che inizi in questo modo possa proseguire più in alto: cosa c’è di più bello che segnare all’esordio nel teatro di Sogni? Poche cose, sospettiamo.

Da quel 5 aprile 2009 per i giorni e mesi successivi il suo nome è sulla bocca di tutti. “Come ha fatto la Lazio, o meglio il calcio italiano, a farlo partire?” La gente si interroga e poco importa se, con le regole imposte dalla nostra federazione, Lotito & Co potessero fare ben poco per trattenerlo. Macheda, in realtà, segna anche nella partita successiva contro il Sunderland, subentrando al 75 minuto e realizzando il gol del definitivo 2-1.  Sembra tutto perfetto, come nei sogni.
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Da quel momento in poi, però, i sogni lasciano spazio alla realtà. Alla dura e triste realtà, così che la vita di Federico Macheda cambia drasticamente. Non in positivo, come sarebbe stato lecito attendersi, ma in un lento quanto inesorabile declino verso l’inferno, calcisticamente parlando. Viene aggregato stabilmente alla prima squadra ma trova sempre meno spazio: la magia che ne aveva contraddistinto il debutto sembra svanita nel nulla, inspiegabilmente.

Rimane allo United per altre due stagioni, in cui viene utilizzato poco e spesso a partita in corso, fin quando Sir Alex Ferguson, colui che per primo aveva creduto in lui, gli consiglia di andare a giocare in prestito per maturare.

Torna in Italia, precisamente alla Sampdoria, dove non riesce a trovare il giusto spazio.

Ferguson mi disse che non sarebbe stato male per me trasferirmi in prestito in modo da essere pronto nella stagione successiva. Non so perché andai in Italia. E’ stato l’errore più grosso della mia carriera.

Torna in Inghilterra ma nulla è più come prima. Quel gol, ancora ben impresso nella sua mente, inizia a sbiadire nei ricordi di chi dovrebbe concedergli fiducia, comincia il suo girovagare in prestito tra Inghilterra e Germania, con poche fortune.
Finisce addirittura in Championship, prima nel Doncaster, stagione 2013-2014, e poi al Birmingham, dove ritrova finalmente il feeling con il campo ed il gol.

Nel frattempo termina il vincolo contrattuale con lo United e Chico firma per il Cardiff City, ancora Championship. La scarsa fiducia unita ai problemi fisici dell’attaccante fanno sì che di lui si parli sempre meno, fin quasi a perderne le tracce. L’unico ricordo, per il quale viene ancora nominato, risale a quel 5 aprile 2009, fermo nel tempo, ad imperitura memoria.

Oggi risulta svincolato, qualcuno ha addirittura provato ad associare il suo nome a qualche club italiano importante, incontrando perlopiù risatine di scherno.
L’unica cosa certa è che oggi, venerdì 2 dicembre 2016, risulta in prova, con la Primavera del Novara. Per vedere se, in qualche modo può tornare utile. Lui, Chico, che aveva esordito toccando il cielo con un dito nel Teatro dei Sogni. Come se quel 5 Aprile di otto anni fa non fosse mai esistito.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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