La notte nera di Gonzalo Higuain La notte nera di Gonzalo Higuain
Certe volte il calcio sa essere crudele come davvero poche cose al mondo. Trovatela voi un’altra parola per definire uno sport in cui 12... La notte nera di Gonzalo Higuain

Certe volte il calcio sa essere crudele come davvero poche cose al mondo. Trovatela voi un’altra parola per definire uno sport in cui 12 minuti bastano per trasformarti da eroe a colpevole. Da cocchiere verso il Paradiso a traghettatore verso l’inferno.

12 minuti. Quelli che sono passati dal secondo gol di Gonzalo Higuain, il gol che riapriva la partita e che sembrava spostare tutta l’inerzia della partita verso il Napoli al rigore tirato dallo stesso attaccante argentino un metro buono sopra la traversa difesa da Marchetti. Crudele, spietato, bastardo. Gli aggettivi usati dai tifosi napoletani per descrivere il calcio, stasera, non possono essere gentili. La partita era importante, fondamentale. Si decideva l’accesso alla prossima Champions, il prestigio, i (tanti) soldi.

La Lazio era andata in vantaggio 2-0, sembrava irraggiungibile. Poi, 10 minuti in cui il Napoli aveva trovato energie insperate, che sembravano nascoste e sopite per sempre. 10 minuti in cui due gol di Gonzalo Higuain avevano riportato la partita sul 2-2. El Pipita aveva ripreso il Napoli dall’inferno, se l’era caricato sulle spalle e lo aveva riportato in linea di galleggiamento. Con la Lazio in 10 uomini e tanti minuti ancora da giocare, con una bolgia a spingere i ragazzi in maglia azzurra, l’epilogo sembrava scontato. In qualche modo il Napoli avrebbe segnato il terzo gol e si sarebbe guadagnato la qualificazione alla prossima Champions League.

Intanto anche Ghoulam si faceva buttare fuori, e gli ultimi 20 minuti in dieci contro dieci sembravano destinati ad essere una vera e propria battaglia. Ma quando, a 15 minuti dalla fine, Rocchi ha indicato il dischetto, tra le proteste dei giocatori della Lazio e le urla del San Paolo, è stato come se le luci dei riflettori fossero state puntate tutte su di un uomo. Come fossero fucili spianati. Tutte le luci dei riflettori sull’uomo che aveva riacceso il volume del San Paolo. Tutti i fucili puntati su Gonzalo Higuain, pronto con il pallone sul dischetto e le mani sui fianchi.

Prendersi le responsabilità, nel calcio, non è una cosa così scontata come potremmo pensare. Su quel dischetto, Gonzalo Higuain non è solo. Ha sulle spalle la responsabilità della felicità di una città intera. Ha sul piede 40 milioni (e forse più) di introiti della Champions League, che per quanto poco romantica, è una visione abbastanza pragmatica delle cose. Quegli undici metri separano il trionfo dal fallimento. Il lieto fine dalla tragedia. Sportiva, ovviamente.

Poche cose, nella vita, mutano alla velocità in cui mutano nel calcio. Basta un attimo, quell’attimo che serve a Gonzalo Higuain per sparare il pallone verso la curva, lontano dalla rete, per cambiare il corso delle cose. Basta quel pallone tirato alle stelle per privare Napoli di un sogno, per distruggere tutto quello che aveva lui stesso costruito fino a quel momento. 12 minuti sono passati dal secondo gol. Gonzalo Higuain era l’eroe del San Paolo, acclamato da tutti. 12 minuti e un rigore sbagliato dopo, i fucili spianati hanno caricato il colpo. Il Pipita è rimasto solo, unico colpevole della sconfitta, unico responsabile della disfatta. Il Napoli, con quel rigore sbagliato, scivola dal terzo al quinto posto. Così poco, basta, nel calcio, per rivoltare una stagione come un calzino.

Crudele, spietato, bastardo. Così è il calcio. Ed è per questo che ci ostiniamo ad amarlo come poche cose al mondo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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