La notte in cui Zlatan Ibrahimovic tornò a casa La notte in cui Zlatan Ibrahimovic tornò a casa
Home is where the hearth is. Il posto che possiamo chiamare casa, in fin dei conti, è sempre e soltanto quello in cui il... La notte in cui Zlatan Ibrahimovic tornò a casa

Home is where the hearth is. Il posto che possiamo chiamare casa, in fin dei conti, è sempre e soltanto quello in cui il nostro cuore si trova più a suo agio. Quel posto in cui non abbiamo bisogno di essere nient’altro che noi stessi per stare bene.

E se sei abituato a girare il mondo fin da quando eri un ragazzino, se il tuo cuore di posti ne ha visti parecchi, anzi, forse pure troppi, bè, deve essere una sensazione piuttosto particolare ritornare in quell’unico posto in cui puoi sentirti veramente a casa. Quel posto in cui il tuo cuore può finalmente dire: “Si, è questo il posto a cui apparteniamo“.

Zlatan Ibrahimovic di maglie ne ha cambiate parecchie e, probabilmente, è l’ultima persona che ti viene in mente se c’è da parlare di  amore e di fedeltà a dei colori. Ma quella di ieri sera era una storia particolare. Una storia che con le maglie indossate nel corso della carriera di Zlatan Ibrahimovic aveva ben poco a che fare. Si, perchè era una storia di uomini, non di calciatori.

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Le prime pagine della grande storia di Zlatan sono state scritte proprio qui, in questa fredda città della Svezia, Malmö. In un ghetto che ha forgiato la testa e il carattere di questo ragazzone che ti immagineresti possa venire da qualsiasi parte del mondo, ma non dalla Svezia. A Rosengard Zlatan è diventato grande in fretta. Perchè, come ha detto lui, puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo.

Io vengo da Malmö, ovunque vada io rappresento Malmö. Sono diventato quello che sono grazie a Malmö, tutto è cominciato qui e io mi sento un ragazzo di Malmö. Mi muovo come ci si muove a Malmö e penso come si pensa a Malmö. Tutto è Malmö per me. E’ stato qui che sono andato a scuola, qui che ho passato i giorni più belli con i miei amici, qui ho fatto le mie cazzate con loro. Le cose serie non erano ancora cominciate. è qui che è la mia vera storia. Da qualche parte dentro di me, questa è ancora la mia squadra, anche se rappresento il PSG, la Juventus o qualsiasi altra squadra. Il Malmö è ancora la mia squadra, e non ce ne sono altre, per me.

Per cui, quest’estate, erano stati tutti un po’ contenti, Ibra per primo. Il Malmö si era qualificato per la fase a gironi per la Champions, il centravanti del PSG aveva immediatamente twittato la sua soddisfazione: “Spero di vivere una partita di Champions League a Malmö sul campo“. Come se ci fosse stato un omuncolo mandato dal Fato nell’urna dei sorteggi, il PSG è finito proprio nello stesso raggruppamento degli svedesi. E un sorriso si è dipinto sul volto del gigante di Rosengard. Il suo sogno sarebbe diventato realtà, per davvero.

Poi è arrivata la giornata di ieri. Con un gruppo praticamente già deciso, la partita in sé aveva pochissimo significato. Erano tutti lì per lui, per il ragazzo di casa diventato grande, ricco e famoso. Erano tutti allo Swedbank Stadion per applaudire Zlatan. Si ricordavano di quel ragazzino che faceva magie in mezzo ai grandi, partito presto per l’Olanda e poi per il grande calcio europeo. E Zlatan, di loro, non si è mai dimenticato. Perchè, per quanto ad ogni presentazione possa aver dichiarato di aver sempre tifato per la Juve, l’Inter, il Milan o il Barcellona, la verità era solo una: solo il Malmö è la vera squadra del cuore di Zlatan Ibrahimovic.

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Ieri sera la partita aveva ben poco da dire. In quello stadio tutti erano lì per lui. I biglietti, d’altronde, erano stati bruciati in 28 minuti, il giorno in cui erano stati messi in vendita. Il PSG è passato in carrozza, un 5-0 senza storia. Zlatan Ibrahimovic la sua partita se l’è goduta a pieno. Al cinquantesimo ha segnato il gol del 3-0. Lui, che di problemi ad esultare contro le sue vecchie squadre non se ne era mai fatti, ha abbassato la testa e non si è lasciato andare nemmeno a un cenno di gioia. Tutto intorno a lui, però, esplodeva la gioia dei tifosi del Malmö. Aveva segnato uno di loro, aveva segnato il ragazzo di casa. Tanto valeva la pena festeggiare.

A cinque minuti dalla fine, Laurent Blanc, uomo intelligente prima ancora che bravo allenatore, ha richiamato in panchina Zlatan Ibrahimovic. Si sono fatti tutti da parte, gli hanno lasciato il palcoscenico. In mezzo al campo c’era un uomo che solo per caso portava addosso la maglia di una squadra francese. In mezzo al campo c’era il ragazzo di Malmö che aveva realizzato un sogno. Il suo, ma anche quello della sua gente.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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