Schifiamo i campioni, aborriamo le giocate di fino, consideriamo il goal un insulto all’anima del gioco del calcio.
Crediamo nella delinquenza come stile di vita.

Crediamo che il mondo del pallone abbia bisogno di personaggi che mantengano intatto il vero spirito del gioco,quello in cui il confine tra sport e malavita è solo una leggera sfumatura.

Veneriamo interventi scomposti, calcioni a palla lontana, indegne gazzarre e utilizzo di metodi violenti per risolvere le questioni che inevitabilmente possono sorgere sull’amato rettangolo verde.

Aspettiamo la domenica per sfogare i nostri peggiori istinti, bramiamo una gomitata in mischia e un interventaccio mentre l’arbitro è girato dall’altra parte. Il cartellino rosso sventolato davanti al naso di un delinquente è il momento di estasi suprema delle nostre esistenze.

Siamo figli di un dio minore. E incazzato.

Siamo quelli che preferiscono non rischiarsela, siamo quelli che non si sbottonano mai: quelli che si arrabattano.

Siamo quelli che la nostra settimana di lavoro ha un solo obiettivo: sfangarla, possibilmente in maniera putrida.
Il venerdì è il nostro 90esimo, le persone che ci girano intorno sono un pallone da spazzare il più lontano possibile.

Tutti i problemi li affrontiamo nell’unico modo che riteniamo possibile: ci arrocchiamo in 10 nella nostra metà campo ed elargiamo legnate a chiunque pascoli dalle nostre zone.

Con le ragazze preferiamo non rischiarcela. Facciamo i vaghi, attrezziamo una riprovevole melina, prendiamo tempo. Andare all’attacco ci fa schifo. Le giocate, le azioni manovrate, i numeri, sono roba da fighette.

Se proprio vogliamo fare colpo nella vita, lo vogliamo fare nell’unica maniera a noi congeniale: con un mischione brutto, inverecondo, un girone infernale. Un gol orrendo, di tibia o di clavicola, di sponda sulla schiena dell’estremo difensore avversario.

Naturalmente al 90′, dopo aver sofferto come randagi.

La vita è una partita di calcio, noi siamo lo Stoke City, e in amor vince chi spazza.

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Siamo anche una pagina ironica. la violenza nella società e nello sport non è mai una bella cosa e non andrebbe mai difesa. Noi abbiamo scelto di parlarne con ironia e di difendere l’anima genuina dello sport, quella dei campi di provincia. Siamo delinquenti, ma non per questo vogliamo distruggere questo sport.

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