La miracolosa rinascita del Valencia di Marcelino La miracolosa rinascita del Valencia di Marcelino
Lo scorso anno, a fine stagione, del Valencia rimasero solamente le tristi macerie: una squadra arrivata dodicesima in classifica, capace di racimolare 46 punti,... La miracolosa rinascita del Valencia di Marcelino

Lo scorso anno, a fine stagione, del Valencia rimasero solamente le tristi macerie: una squadra arrivata dodicesima in classifica, capace di racimolare 46 punti, poco meno della metà di quelli del Real Madrid campione, e solo 15 in più rispetto allo Sporting Gijon, la terza retrocessa dalla Liga.

Soprattutto, una squadra che aveva lasciato sconcertati, per mancanza di idee, per i tanti casi scoppiati nello spogliatoio, e che, sul finale di stagione, aveva fatto praticamente scappare via a gambe levate Cesare Prandelli, che si era dichiarato umiliato e offeso dallo sciagurato comportamento dei giocatori, con Dani Parejo che era stato beccato ubriaco fuori da un locale a poche ore da un match di campionato.

Pochi mesi dopo, la situazione è stravolta: il Valencia è secondo in Liga, alle spalle del Barcellona, quattro punti sopra a Real e Atletico Madrid.

Cosa è cambiato? Qual è il segreto di questa rivoluzione che ha riportato il Valencia ai vertici della classifica della Liga nel giro di una sola estate?




La risposta non è poi così difficile, e la troverete nel posto in cui un romanziere giallo particolarmente scaltro avrebbe nascosto la soluzione del delitto: sotto gli occhi di tutti, nello specifico in panchina.

Marcelino García Toral, quest’estate, ha ereditato la squadra nelle condizioni descritte poco fa: in pochi mesi ha imposto le sue nuove regole, tra cui ordine, disciplina e sacrificio, e poi ha cominciato a raccogliere i frutti del suo lavoro. Tutto parte, comunque, dal mercato: un mercato in cui il Valencia ha pensato prima di tutto a liberarsi di alcuni elementi che erano stati ritenuti nocivi per l’ambiente, e poi a rafforzare la squadra puntando su una serie di calciatori a caccia di rivincite e rilancio.

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Murillo e Kondogbia dall’Inter, Gonçalo Guedes, Andreas Pereira, il riscatto di Simone Zaza: e poi Marcelino ha voluto puntare ancora su Dani Parejo, investito nuovamente del ruolo di leader.

Il tecnico asturiano, che aveva già fatto un miracolo simile riportando su in Liga, e poi in Europa League, un Villareal che era arrivato a toccare il fondo, si è rimboccato le maniche e ha cominciato a sistemare quello che c’era da sistemare, come un artigiano. Niente fronzoli, solo tanta attenzione per le cose più importanti nella costruzione di un gruppo affiatato.

E, a volte, la semplicità paga davvero: Marcelino ha impostato il suo Valencia con un 4-4-2 classico, equilibrato e solido, e ha trovato la chiave per parlare al cuore dei suoi giocatori. Quelli che l’anno scorso avevano fatto scappare via Prandelli, sono diventati fedeli soldati di Marcelino, e i nuovi arrivati ci hanno messo poco per ambientarsi e trovare la loro dimensione.

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Una ricetta semplice, quasi banale, che però è bastata per restituire entusiasmo all’ambiente, fiducia e ottimismo: così si spiegano i 9 gol di un rinato Simone Zaza, forse nel momento migliore della sua carriera, l’esplosione di Rodrigo Moreno Machado, uno che aveva segnato al massimo 11 gol in una stagione, e che oggi è arrivato già a quota 7 in 11 partite giocate, e i tanti giocatori del vivaio (Gaya, Soler) che hanno trovato una giusta valorizzazione.

Il Valencia, quasi sicuramente, non lotterà per vincere la Liga, e molto probabilmente il Real, alla lunga, si imporrà come antagonista principale del Barcellona. Ma di sicuro, una squadra che l’anno scorso faceva vergognare i suoi tifosi è tornata ad essere competitiva, e sogna di farsi rivedere addirittura in Champions League.

E il merito, in fondo, è tutto di quel signore chiamato Marcelino García Toral.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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