La maledizione di Upton Park La maledizione di Upton Park
Se non credete che il calcio abbia un’anima, che esista un Dio del Pallone che tutto vede, tutto governa e soprattutto tutto punisce, forse... La maledizione di Upton Park

Se non credete che il calcio abbia un’anima, che esista un Dio del Pallone che tutto vede, tutto governa e soprattutto tutto punisce, forse questa storia non fa per voi. Se non credete che questo, in fondo, non sia solo uno sport, ma l’intreccio di storie presenti, passate e future, abbandonate la lettura di questo breve pezzo e forse smettete anche di seguirlo, questo sport chiamato calcio, perché vi state perdendo il meglio.

Perché quello che sta succedendo al West Ham da qualche mese a questa parte è una storia di quelle che si possono spiegare solo con l’esistenza di forze superiori che governano il mondo del pallone e, nel farlo, si divertono pure parecchio.

Tutto è cominciato qualche mese fa. Anzi, è cominciato con una storia che finiva. Il 10 maggio 2016, infatti, Upton Park chiudeva per sempre i suoi cancelli. L’indimenticabile 3-2 in rimonta al Manchester United, il gol di Winston Reid a dieci minuti dall’ultimo triplice fischio finale in quell’impianto, la cerimonia con tutte le leggende degli Hammers e le luci che, malinconicamente, si spengono per sempre sullo storico impianto londinese, che era lì, al suo posto, da 112 anni.

Il futuro non attende, spiegano. Non c’è spazio per i sentimenti, perlomeno non fuori dai cuori delle persone. Per cui Upton Park va salutato, al suo posto verranno costruiti 800 e passa appartamenti di lusso, per gente facoltosa. Da Upton Park ad Upton Gardens. E di conseguenza, il West Ham costretto a traslocare allo stadio Olimpico, eredità dei Giochi di Londra 2012. Un impianto moderno, funzionale, elegante, in confronto allo storico Upton Park. Che, per inciso, era in condizioni decisamente migliori di tanti (quasi tutti) stadi italiani, così per dire.

Lo stadio Olimpico è bello. Bellissimo. Ma del calcio inglese non ha proprio un bel niente. Le tribune lontane dal campo, che costringono i tifosi a dannarsi l’anima per seguire la partita ma soprattutto per farsi sentire dai beniamini in campo. Le nuove tribune sono troppo asettiche, profumano troppo di nuovo. Al contrario del vecchio profumo di storia di Upton Park. Prima di ogni partita, come sempre, vengono sparate le bolle di sapone e i tifosi degli Hammers intonano a gran voce “I‘m forever blowing bubbles“. Ma semplicemente non è la stessa cosa. Tutto, in quel maledetto stadio Olimpico, sembra un maledetto surrogato di quello che fu Upton Park.

E la squadra di Bilic, in campo, ne risente, eccome se ne risente. Come se qualcuno volesse fargliela pagare. Allo stadio Olimpico, con la stagione ancora giovane, gli Hammers hanno lasciato clamorosamente strada all’Astra Giurgiu abbandonando già ad agosto i sogni di Europa League. In Premier League, invece, il West Ham, dopo sette giornate, è sprofondato in zona retrocessione: una specie di eresia, con la squadra che si ritrova in mano Bilic, e nonostante un Payet che anche ieri si è inventato un gol stratosferico.

La prima e unica vittoria di questo campionato è arrivata contro il Bournemouth, proprio allo stadio Olimpico, il 19 agosto. Poi, sconfitte in serie, tra cui due clamorosi capitomboli interni contro Watford e Southampton, e il punto di ieri contro il Middlesbrough. Insomma, il West Ham sembra giocare sempre fuori casa, e la squadra sembra proprio non avere un’anima. Come se quell’anima l’avessero lasciata altrove, ad Upton Park per esempio.

Ecco, Upton Park. Proprio qualche giorno fa dovevano cominciare i lavori di demolizione definitiva dell’impianto londinese. Lavori che, dopo pochissimi giorni, sono stati subito interrotti. Tra le fondamenta dello stadio, infatti, tra un’esplosione e l’altra, sono stati ritrovati quelli che sembrano essere dei resti del castello di Anna Bolena (l’altro nome dello stadio era -appunto- Boleyn Ground). Lavori di demolizione per ora interrotti, e stadio che ancora non verrà abbattuto definitivamente. Ancora convinti che il calcio non abbia un’anima?

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro