La maledizione del terzo anno di Mourinho sta per colpire ancora La maledizione del terzo anno di Mourinho sta per colpire ancora
Le nubi che si addensano all’orizzonte, il rumore dei tuoni che cominciano a sbraitare da lontano, la luce accecante dei fulmini che illuminano e... La maledizione del terzo anno di Mourinho sta per colpire ancora

Le nubi che si addensano all’orizzonte, il rumore dei tuoni che cominciano a sbraitare da lontano, la luce accecante dei fulmini che illuminano e squarciano il cielo.

Un’unica costante, che si ripete sempre uguale a se stessa: la clessidra, una clessidra che ci mette tre anni per scaricare a terra ogni singolo granello di sabbia.

E, a voler scrutare il cielo di Manchester, che solitamente non è mai molto amichevole, sta per succedere di nuovo.

José Mourinho sembra avere una relazione molto tormentata con il suo terzo anno in panchina, e le voci, le notizie, i rumors che arrivano dagli Stati Uniti, dove i Red Devils sono in tournée, lasciano pensare proprio che le nubi si trasformeranno in tempesta, che i tuoni continueranno a rumoreggiare fino a diventare una scarica di pioggia e vento che si porterà via con sé la storia dell’allenatore portoghese sulla panchina dello United.

È la crisi del terzo anno, una crisi che José Mourinho conosce ormai troppo bene per negarne l’esistenza, una crisi che sembra essere diventata una spiacevole abitudine, un tratto distintivo della personalità dello Special One. Una sorta di condanna, insomma.

I fatti all’ordine del giorno dovrebbero ormai essere noti a tutti: le continue lamentele di Mourinho per le difficoltà logistiche della serie di partite amichevoli giocate all’estero – non ha tutti i torti, anzi – a cui si aggiungono l’assenza dei tanti giocatori che sono stati impegnati con i Mondiali e un mercato che, a pochi giorni dalla chiusura, non ha regalato alcun rinforzo a una squadra che già l’anno scorso ha fatto parecchia fatica.

E, in più, ci si sono messe le voci messe in giro dal Daily Mail, secondo cui Mourinho, sfiancato dalla situazione, sarebbe vittima di depressione, uno stato psicologico che il portoghese starebbe trasmettendo alla squadra, come in una relazione osmotica. E ormai i bookmakers quotano l’esonero – o le dimissioni – di Mourinho come il più probabile della Premier League 2018/19.

Ma non è la prima volta che José Mourinho, allo scoccare del terzo anno o giù di lì, si trova in una situazione del genere. Era successo nel corso della sua prima avventura al Chelsea, quando, dopo un anno di tormenti con Abramovich (oggetto del contendere: l’acquisto e l’utilizzo di Andriy Shevchenko) il portoghese lasciò i Blues dopo poche settimane della sua quarta stagione, a settembre 2007.

Era successo a Madrid, quando nel 2013 il suo Real finì 15 punti dietro il Barcellona in Liga, con Mourinho che a un certo punto cominciò a litigare con tutti, da Ramos e Ronaldo fino all’episodio che indignò tutti, quella spinta al compianto Tito Villanova che fu forse la goccia che fece traboccare il vaso.

Ed era successo, ancora una volta, al Chelsea, quando nel 2016 l’incidente che causò la rottura definitiva fu il diverbio con il medico sociale del club, la dottoressa Eva Carneiro. Sempre allo scoccare del terzo anno, ovviamente.

Troppi indizi, ormai diventati una prova: e, probabilmente, non è nemmeno difficile capire il motivo di questo incessante ritorno al punto di rottura. José Mourinho ha costruito la sua carriera sul filo della tensione. Per costruire un gruppo vincente ha bisogno di nemici da additare, di sfide da vincere sul piano psicologico, per portare a casa campionati e coppe Josè Mourinho deve tirare fuori dai suoi uomini ogni goccia di energia nervosa, fino allo sfinimento.

Poi, a un certo punto, quelle energie finiscono. Anzi, si trasformano. Quelle energie che prima erano vibrazioni positive si trasformano in rabbia, in frustrazione, in insoddisfazione. E, quando le cose si mettono così, nella vita come nel calcio, c’è solo una soluzione.

Dirsi addio, prima che le cose peggiorino.

Per Josè Mourinho, questa sembra essere diventata una regola universale. E, almeno a quanto sembra, presto avremo un’altra storia da raccontare, un’altra maledizione, altri tre anni culminati con un finale che ormai è tutto tranne che una sorpresa.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

 

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