Quando parliamo di cultura sportiva, in Italia, avremmo tante cose da imparare. Forse dovremmo costruircela una cultura sportiva, visto che per parecchie cose siamo...

Quando parliamo di cultura sportiva, in Italia, avremmo tante cose da imparare. Forse dovremmo costruircela una cultura sportiva, visto che per parecchie cose siamo ancora indietro, su questo aspetto. Ma quando parliamo di cultura sportiva, in Italia, ci farà sicuramente bene riguardarci, con orgoglio, le immagini di quanto successo ieri pomeriggio allo stadio Matusa di Frosinone.

La fredda cronaca racconta di un Frosinone volenteroso, che ha bisogno di un miracolo, nemmeno troppo piccolo, per rimanere in serie A. Dovrebbe vincere contro il Sassuolo, e poi tentare l’impresa di espugnare il San Paolo all’ultima giornata contro un Napoli in piena lotta per il secondo posto. Solo la matematica non condanna ancora i ciociari, ma ci penserà il campo, nonostante la prestazione generosa, a sancire, alla fine dei 90 minuti, la retrocessione nella serie cadetta. Uno a zero per gli emiliani, tanti saluti alla compagnia della Serie A.

Dopo un solo anno tra i grandi, il Frosinone deve già dire addio ai suoi sogni di gloria e ritornare in B, a battagliare nell’Inferno dei cadetti, che può trasformarsi in un pantano dal quale è difficile uscirne. Lo sanno bene le tante squadre che ancora aspettano di ritornare al piano di sopra.

Ora, la gente di Frosinone avrebbe potuto accogliere in modi diversi questa notizia. Avrebbe potuto lasciarsi andare alla rabbia, avrebbe potuto far scendere un gelido silenzio e abbandonare silenziosamente gli spalti del Matusa, avrebbe potuto decidere di addossare le colpe della stagione fallimentare alla dirigenza o ai giocatori. Invece, ha scelto il modo migliore, quello più dignitoso, per salutare la fine della prima avventura in Serie A.

Incitamento alla squadra per tutta la partita, anche al momento del gol del Sassuolo. E, a fine partita, niente rancori, niente contestazioni. Solo un grande, lungo, fragoroso, immenso applauso ai ragazzi. Quei  ragazzi che si, avrebbero potuto fare di più. Qualche punto lasciato per strada grida ancora vendetta, ma sono tutte ingenuità perdonabili a un gruppo che ha sempre dato tutto. Che ha sempre sudato la maglia, onorato la sua gente.

E questo la gente del Matusa lo sa. Questa squadra ha fatto quello che poteva, ha dato tutto, non ce l’ha fatta. Pazienza, nello sport e nel calcio uno sconfitto deve pure esserci. Ecco, sconfitto, non perdente. Così lascia la serie A il Frosinone. Senza rumore, senza aver cambiato allenatori su allenatori nel corso dell’anno, rimanendo fedele alla sua identità e alla sua gente.

Questione di cultura sportiva. Da questa domenica pomeriggio del Matusa, forse, dovremmo ripartire un po’ tutti.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro