Sul prato di Wembley, all’altezza di una delle bandierine del calcio d’angolo, sono state predisposte 9 corsie. Una novantina di metri più in là,...

Sul prato di Wembley, all’altezza di una delle bandierine del calcio d’angolo, sono state predisposte 9 corsie.

Una novantina di metri più in là, 100 yards per il sistema metrico inglese, c’è una linea del traguardo da attraversare.

Otto ragazzi vestiti in completo da calcio, con tanto di scarpe con i tacchetti – ma senza parastinchi – sono pronti ad aspettare lo sparo dello starter per cercare di arrivare per primi sul traguardo.

Intorno a questa improvvisata pista d’atletica, 75.000 persone hanno puntato i loro occhi su quegli otto ragazzi, mentre i calciatori di Manchester United e Nottingham Forest, in attesa di cominciare la finale di League Cup del 1992, si fermano per assistere a quello che sta per succedere.

È il 12 aprile 1992, e sta per partire la finale della Rumbelows Sprint Challenge, una follia tipicamente inglese che si concretizzò in quel pomeriggio primaverile nello stadio più famoso d’Inghilterra. La corsa che avrebbe incoronato l’uomo più veloce del calcio inglese.

Come si arriva a quel pomeriggio di Wembley? Nel corso della stagione, durante il famoso programma calcistico Saint and Greavsie, viene lanciata una provocazione, che diventa immediatamente realtà: organizzare una competizione tra tutte le squadre della piramide del calcio inglese.

Ognuna delle 92 squadre delle diverse leghe inglesi viene invitata a mandare un proprio calciatore, preferibilmente il più veloce. Gli uomini prescelti si sarebbero poi cimentati in una corsa, di 100 yards, appunto, per stabilire, come fosse la finale dei 100 metri piani alle Olimpiadi, chi fosse il calciatore più veloce d’Inghilterra.

L’idea raccoglie immediatamente consensi, e sono molte le squadre che iscrivono a quella corsa un loro rappresentante. Tanto che, prima della finale di Wembley, vengono organizzate batterie regionali in giro per tutto il Paese.

All’appuntamento di Wembley, la finalissima, si qualificano in 9. Ma, come detto, c’erano  solo 8 atleti ai nastri di partenza della finale. Des Walker, difensore del Nottingham Forest, quel giorno era a Wembley, ma per un altro appuntamento, vale a dire la finale di Coppa di Lega contro il Manchester United.

Per cui, ai nastri di partenza, sono in 8: Kevin Bartlett (Notts County), Michael Gilkes (Reading), Tony Witter (QPR), Leigh Jenkinson (Hull City), Adrian Littlejohn (Sheffield United), Efan Ekoku (Bournemouth), Paul Fleming (Mansfield), John Williams (Swansea).

Le regole d’ingaggio sono semplici: ogni calciatore deve indossare il completino della sua squadra, comprese le scarpe con i tacchetti. Poteva scegliere, a sua discrezione, se partire con la classica partenza da atletica, in ginocchio, o se scattare dalla posizione eretta.

Quando lo starter preme il grilletto della sua pistola, Wembley ammutolisce. A metà gara, dopo una partenza difficile, viene fuori, come l’Usain Bolt dei tempi migliori, John Williams, ala dello Swansea, che va a vincere la gara con il  pregevole tempo di 11.49.

Al secondo posto si classifica Kevin Bartlett, al terzo Michael Gilkes. Oltre alla gloria eterna e al titolo di campione della Rumbelows Sprint Challenge, John Williams si porta a casa anche un assegno da 10.000 sterline, che contribuiranno, come lui stesso racconterà in seguito, al pagamento di diverse rate del mutuo e di parte di una nuova fiammante Peugeot 205.

Quello che John Williams non raccontò quel giorno, ma solo qualche anno dopo, è che si presentò in condizioni di forma quantomeno scadenti all’appuntamento di Wembley: la sera prima, infatti, si era ubriacato fino a stare male con un compagno di squadra.

Forse, anche per questo motivo, il titolo di campione della Rumbelows Sprint Challenge è ancora più luccicante nella sua bacheca.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro