Quando era uno contro uno con il portiere sapevi già che avrebbe segnato. Lo sapevi e basta. Era così naturale, così freddo, così terribilmente...

Quando era uno contro uno con il portiere sapevi già che avrebbe segnato. Lo sapevi e basta. Era così naturale, così freddo, così terribilmente in controllo. Avrebbe sbilanciato il portiere con un movimento di spalla, lo avrebbe scavalcato e trafitto. Inesorabilmente.

Sid Lowe (Sports Illustrated)

E’ una serata mite, tardo primaverile, dopo una giornata di lavoro in cui l’unica cosa che hai voglia di fare, una volta tornato a casa, è sederti e rilassarti lasciandoti rigenerare dalla brezza che viene da fuori, piacevole come poche cose nella vita. Essendo malato di sport cerco il perfetto sottofondo per questa serata, la televisione, stranamente,  offre poco o nulla decido di rivolgermi al fantastico mondo del web, in questi casi benedetto come il triplice fischio dopo una partita vissuta in trincea, per difendere quel vantaggio immeritato.

Mi imbatto in un video intitolato “R9 VS GK”, ed essendo un feticista di tutto ciò che riguarda il Fenomeno, non posso non aprirlo. Sono solo sei minuti, sei fottutissimi minuti che passano alla stessa velocità con cui Luis Nazario da Lima mulinava le gambe per il suo famigerato “paso doble”, il doppio passo più imprevedibile che la storia del calcio abbia mai conosciuto. Sono sei minuti di dribbling ubriacanti nei confronti di portieri di ogni parte del mondo, vittime sacrificali della sua fame di gol ma non solo. Estremi difensori impotenti , che già avevano letto il suo  libro e conoscevano benissimo il finale della storia, senza altresì poter far nulla perché questo non si compisse, uguale tutte le volte, con il medesimo esito, scontato, nonostante una trama sempre nuova e avvincente.

Un ossimoro? Nient’affatto. Nel senso che l’unica cosa che tutti sapevano, mica solo i portieri, è che Ronaldo quel pallone lo avrebbe spinto in rete, la cosa bella era vedere come avrebbe preparato la preda, la sua fantasia nell’infliggergli l’ultimo colpo, quello mortale. Se vi capita di vedere il video in questione non potrete fare a meno di notare che in quei sei minuti non c’è un gol uguale all’altro, ci sono mosse che si ripetono, certo,  gesti automatizzati e ripetuti ad una velocità disumana, l’unico denominatore comune è il dribbling all’estremo difensore prima di spedire la palla in rete.

Poi c’è tutto un mondo dentro quei sei minuti di video, fatto di tecnica, velocità, controllo e precisione, c’è un sistema neuromuscolare che funziona con la tempistica di un orologio svizzero.

Si perché per prima cosa parte tutto dalla testa, in una frazione di secondo bisogna decidere cosa fare ed i muscoli devono reagire di conseguenza. Un attaccante normale  lanciato a tutta velocità verso la porta avversaria avrebbe il solo pensiero di trafiggere il portiere, piazzando la palla il più lontano possibile dalla sua disponibilità. Il dribbling al portiere, per un attaccante normale, è più una soluzione estemporanea, quando gli viene preclusa qualsiasi altra possibilità, raramente deciso prima.

Poi bisogna sempre saperlo fare perché il rischio è che, senza un’ottima tecnica di base, le probabilità di farsi intercettare la sfera dai guantoni, protesi in massima estensione, siano alte. Questo dicevamo per un attaccante normale, appunto. Per il Fenomeno no, non funziona così, semplicemente perché la sua testa viaggia con qualche  secondo di anticipo rispetto a quella degli avversari , perché il suo corpo si muove ad una velocità e coordinazione che agli altri giocatori è totalmente preclusa. Uno così non si era mai visto e, badate bene, non ci vogliamo infilare nel solito discorso su chi sia stato migliore di chi. Non ci interessa in questo momento. Però, pensateci un attimo, un mix di tutte le sue qualità ad un livello così elevato probabilmente non é mai esistito e l’unico modo in cui poteva essere fermato non contemplava mezzi leciti su un campo da calcio.

Dai tempi degli esordi nel Cruzeiro, passando  successivamente per l’Olanda (PSV) e la Spagna (Barcellona) si nota già un’evoluzione nell’arte del dribbling al portiere. Inizialmente sembra un gesto puramente istintivo, quasi da calcio di strada, che se nasci da quelle parti hai per forza nel tuo corredo cromosomico. Il controllo di palla non è fondamentale come invece noteremo più avanti, basta uno scatto guizzante ed un ultimo tocco d’esterno piede per anticipare la mossa del portiere. Spesso il pallone finisce un po’ lungo verso la linea di fondo, poco importa, perché tempo mezzo secondo Ronaldo gli è già piombato addosso come un rapace pronto a depositarlo in rete. Poi il gesto viene raffinato, impreziosito, il diamante grezzo diventa uno Swarovski.

All’immaginazione si aggiunge un campionario tecnico che, pur presente sin dagli esordi,  si affina negli anni in terra Catalana e successivamente italiana. E’ proprio in questi anni che da il meglio di sé, anche in questa particolare abilità. Il Fenomeno può veramente fare di tutto, sfruttando in primis l’accelerazione mostruosa che gli consente di prendere un vantaggio irrecuperabile per qualsiasi difensore per poi decidere come divertirsi. Perché, come per quasi ogni brasiliano che si rispetti, il calcio è prima di tutto divertimento.

Eccolo allora sbizzarrirsi, dribblando il portiere con un tocco di piede (destro o sinistro non faceva alcuna differenza) dopo averlo mandato per terra con ricami e finte di corpo  degne di un giocatore NFL. Impossibile capire dove sarebbe andato, destra, sinistra o dritto per dritto sfruttando anche la sua enorme potenza. E’ sempre lui, forgiato nel barrio di Bento Ribeiro, venuto dal cemento, che ora trafigge portieri di mezza europa su un prato verde. A metà video ho un sussulto e mi fermo un attimo, metto in pausa. Devo tornare indietro e rivedere quello spezzone almeno una dozzina di volte. E’ sempre così. La finale di coppa Uefa del ’98 una delle migliori partite giocate dal Fenomeno, in assoluto.

Nel video si vede ovviamente il gol a Marchegiani, dopo un dribbling. Definirlo solo dribbling è quasi offensivo ma concedetemelo, che riassume tutto ciò che Ronaldo è stato prima che il tormento al ginocchio cominciasse a distruggerlo. Qualsiasi descrizione non renderebbe l’idea, è solo da ammirare da qualsiasi angolazione possibile per scoprire nuovi particolari e rimanere impalati, a bocca aperta.

Mi ricordo il suo gol contro la Lazio, ha sfidato il portiere e l’ha messo per terra solo usando il corpo, prima ancora di toccare il pallone. E’ stato incredibile, se non fosse che eravamo abituati a vederglielo fare in ogni sessione di allenamento.

Youri Djorkaeff

Quando un gesto, un movimento, un’attitudine ce l’hai dentro non c’è infortunio che possa portartelo via. Il Ronaldo che sbarca a Madrid è un fenomeno sicuramente appesantito, ingrossato, con un ginocchio completamente sbranato. Nonostante questo è un Ronaldo ancora perfettamente in grado di mettere per terra qualsiasi portiere ed accompagnare la palla con un tocco felpato verso la rete. Lo fa di quasi sola tecnica, tenendo la palla incollata al piede fino al momento di scartare lateralmente, quanto basta per sfuggire alla presa. Oppure lo fa anticipando l’uscita dell’estremo difensore con un tocco, utilizzando qualsiasi parte del corpo, per poi riprendere la palla alle sue spalle ed appoggiarla dolcemente in porta.

Di tratti distintivi nella carriera del Fenomeno ne potete trovare finché volete, se dovessimo però scegliere un suo marchio di fabbrica avremmo pochi dubbi. Nessuno come lui è mai riuscito ad elevare ad arte un gesto così bello, ma anche spavaldo ed irriverente, come il dribbling nei confronti dell’estremo difensore. Quando si dice i sei minuti che ti svoltano una giornata….grazie Fenomeno.

Mi piace segnare dopo aver scartato tutti i difensori compreso il portiere. Dribblare quest’ultimo non la considero la mia specialità, quanto più una mia abitudine, un modo di essere.

Luis Nazario Da Lima Ronaldo.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo