Chissà se José Mourinho immaginava, nel gennaio del 2014, che avrebbe lasciato andare via uno dei migliori centrocampisti d’Europa (sempre se, in una squadra...

Chissà se José Mourinho immaginava, nel gennaio del 2014, che avrebbe lasciato andare via uno dei migliori centrocampisti d’Europa (sempre se, in una squadra di Guardiola, si può ancora parlare di categorie antiquate come quella dei centrocampisti).

Anzi, forse, in questo momento, il migliore.

Già, perché oggi Kevin De Bruyne ha fatto un passo indietro in campo, ha preso in mano le chiavi del Manchester City e può senza indugi essere considerato tale: un calciatore completo, il burattinaio della squadra che gira meglio in questo momento al mondo, e il cuore pulsante della squadra di Pep Guardiola.

Quando il belga venne lasciato andare via dai Blues di Mourinho, alla fine dei conti, erano pochi quelli che potevano immaginare una consacrazione del genere.

Certo, il talento e i piedi di De Bruyne erano sempre stati lì, tutti da guardare, gustare e ammirare. E i sei mesi al Chelsea, passati più in panchina e in tribuna che in campo, non erano il modo migliore per giudicare le potenzialità del ragazzo, all’epoca appena ventiduenne.

In un certo senso, il passaggio al Wolfsburg, nel gennaio del 2014, più che un passo indietro, sembrava la semplice presa di coscienza che quella potesse essere la sua dimensione ideale: il trequartista di una squadra di buon livello, ma non un pezzo importante di una squadra top europea.

Uno di quei calciatori un po’ di nicchia, che diventano degli eroi per i loro tifosi, ma che non riescono mai a fare quel salto di qualità verso l’elite del calcio mondiale.

Ci sbagliavamo, come è successo tante altre volte, e come succederà ancora tante volte.

Al Manchester City, nell’estate del 2015, Kevin De Bruyne ci arriva per giocare da trequartista, o da esterno d’attacco. Ma è con Pep Guardiola che avviene la sua trasformazione definitiva, e forse la mossa che lo fa diventare quell’arma letale che è oggi.

La sua visione di gioco, la sua comprensione di quello che succede in campo, possono essere sfruttati anche qualche metro dietro. Pep Guardiola mette De Bruyne nei 3 di centrocampo, trasformandolo nell’ingranaggio centrale di quella macchina perfetta che sono oggi i Citizens.

Sono tanti i giocatori che possono alternarsi e intercambiabili nel Manchester City, ma le cose cambiano quando c’é De Bruyne o quando non c’è. È lui a muovere i fili della squadra, a illuminare il campo con i suoi filtranti, o, se non c’è spazio, a crearselo con le sue accelerazioni palla al piede.

E, naturalmente, a segnare con entrambi i piedi: 3 gol e 6 assist in Premier League, 1 gol e 3 assist in Champions, di già. Ma la presenza di De Bruyne è un po’ ovunque, in questo momento, come si può notare guardando la sua posizione in campo.

La heatmap della partita di De Bruyne contro il Leicester

Il belga, soprattutto, sembra aver trovato continuità, leadership tecnica ed emotiva, e la definitiva maturazione sembra essere arrivata a compimento. E la benedizione di Pep, che poco tempo fa dichiarava: “è uno dei migliori calciatori che abbia mai allenato“.

Si parla molto, nel calcio moderno, dell’importanza di avere a disposizione giocatori in grado di creare occasioni, di inventarsi giocate e colpi che spezzano la rigidità del gioco e aprono partite bloccate e chiuse.

Ecco, questo, in estrema sintesi, è il compito di Kevin De Bruyne: scegliere, in un istante che per lui si dilata all’infinito, ma che per gli altri è decisamente breve, la strada più semplice per arrivare in porta, che sia per lui o per un compagno, poco importa.

Questo, oggi, è il nuovo Kevin De Bruyne. Un calciatore dai cui piedi passa un mondo intero, e che forse può spiegare il salto di qualità del Manchester City.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro