La condanna di Neymar La condanna di Neymar
In settimana, si è parlato molto di Neymar. La scintilla è scoccata al termine della sfida del Parco dei Principi tra il suo PSG... La condanna di Neymar

In settimana, si è parlato molto di Neymar.

La scintilla è scoccata al termine della sfida del Parco dei Principi tra il suo PSG e il Liverpool: nella notte di Champions, è andato in scena tutto il meglio e tutto il peggio del repertorio del brasiliano.

Da una parte, il Neymar Buono.

Quello che segna, quello che crea pericoli e opportunità, quello che salta l’uomo con una facilità disarmante. Quello che, in definitiva, potrebbe tranquillamente essere un candidato a prendere lo scettro del migliore al mondo che Cristiano Ronaldo e Leo Messi attualmente condividono (sì, non ci sbilanciamo, almeno qui e ora) e che tra qualche anno dovranno cedere.

Dall’altra parte, il Neymar Cattivo.

Quello delle simulazioni, quello dei contatti esagerati, quello dei tuffi, delle pantomime, delle proteste, delle provocazioni e dei numeretti da circo che mandano in bestia gli avversari.

A fine partita, mercoledì sera, Jurgen Klopp non ce l’ha fatta, e ha attaccato duramente il brasiliano e alcuni suoi compagni.

“Neymar ha cercato tanti calci di punizione, ma anche altri suoi compagni andavano giù ogni volta come se si fossero fatti davvero male. Sembrava fossero morti, poi l’attimo dopo erano in piedi. Così non è più calcio. Lo so che i titoli saranno ‘Klopp ha detto che…’, ma il numero di interruzioni in questa partita non è una bella cosa. Per due anni consecutivi abbiamo vinto il premio del Fair Play in Inghilterra e stasera ci hanno fatto sembrare dei macellai per tutte le ammonizioni che abbiamo preso. Ci sono state 500mila interruzioni”.

Pure James Milner, con l’ironia che lo contraddistingue sui social, ha riassunto la sfida del Parco dei Principi con una foto di Neymar in terra.

Qualche settimana fa, durante l’amichevole tra Brasile e Uruguay, c’era stato addirittura un accenno di rissa con il compagno di squadra Edinson Cavani, con il quale comunque, dall’anno scorso, non corre certo buon sangue.

Insomma, è sempre più evidente, soprattutto dopo i Mondiali di Russia 2018, che c’è una parte consistente del mondo calcistico, che ormai non si limita più solo al pubblico e ai tifosi, che non vede di buon occhio Neymar e soprattutto i suoi eccessi, i suoi comportamenti considerati irrispettosi e antisportivi.

Potremmo spingerci oltre, forse esagerando: non abbiamo dei numeri a supporto, parliamo avendo visto quello che ci circonda. Neymar, in ogni caso, potrebbe essere una delle poche superstar del mondo calcistico ad avere più haters che sinceri ammiratori.

E, nel caso in cui non fosse così, nel caso in cui ci sbagliassimo, potremmo forse formulare questa ipotesi in altri termini.

Di sicuro, non c’è mai stata una superstar del livello di Neymar che abbia avuto così tanti detrattori per il suo modo di stare in campo. Perché, per esempio, la lotta tra Cristiano Ronaldo e Leo Messi è aspra e dura, e i supporter dell’uno spesso tendono a sminuire il valore e i successi dell’avversario (sbagliando, sia ben chiaro). Ma i fan di Cristiano Ronaldo, o almeno quelli con un po’ di sale in zucca, non arrivano a insultare o a odiare Leo Messi. E viceversa.

Con Neymar, invece, è tutto diverso.

E come abbiamo visto, sono sempre di più i colleghi che non sopportano il brasiliano.

Forse fa parte del personaggio, forse, senza quel teatrino a complemento delle sue giocate, non sarebbe la stessa cosa. Forse, innervosire l’avversario lo aiuta a essere meno prevedibile. Forse, è il modo in cui il ragazzo affronta la pressione. Lo abbiamo visto ai Mondiali: con la pressione che aumentava, con le responsabilità che crescevano, aumentava anche la teatralità di Neymar in campo. Forse è la sua valvola di sfogo.

Allora, magari, dovremmo solo prenderlo così come viene, accettarlo con i suoi difetti.

Charlie Eccleshare scrive oggi sul Telegraph che dovremmo smetterla di pensare alle simulazioni di Neymar e cominciare a goderci le sue giocate e la sua grandezza. Aggiungendo che il brasiliano è parecchio lontano dalla perfezione, ma che le superstar raramente sono perfette.

Non lo sappiamo se questo sia il giusto compromesso, e non sappiamo se Neymar riuscirà a farsi voler bene da tutti, con i suoi pregi e con i suoi difetti.

Di sicuro, tutto questo rischia di trasformarsi in una condanna, in un macigno da portarsi dietro per tutta la carriera.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro