Molte volte è difficile spiegare certe trame, certe storie: e succede, molto spesso, anche con il calcio, con una carriera che prende parabole impreviste...

Molte volte è difficile spiegare certe trame, certe storie: e succede, molto spesso, anche con il calcio, con una carriera che prende parabole impreviste e ti lascia a terra dopo averti portato sulle stelle.

Una descrizione che sembra ricalcare in pieno quello che è successo, in questi ultimi anni, per diversi motivi, a Samir Nasri.

Nel 2008, dopo essersi messo in mostra con la maglia del Marsiglia, Nasri passava all’Arsenal, dove, anche se con qualche difficoltà, riesce a ritagliarsi un suo spazio e a far intravedere tutto il suo talento, anche se spesso discontinuo.

La stagione migliore è sicuramente quella del 2010/11, chiusa dal francese con 15 gol in 46 presenze.

Nel 2011 si trasferisce – per 25 milioni di sterline – al Manchester City, ma dopo qualche buona stagione, piano piano si spegne e perde fiducia.

Nel 2016 arriva il trasferimento in prestito al Siviglia, ma la forma dei giorni migliori sembra soltanto un lontano ricordo, e nella scorsa estate, addirittura l’esilio in Turchia, dove va per indossare la maglia dell’Antalyaspor.

In Turchia, però, l’esperienza si rivela un completo disastro, Nasri mette insieme solo 8 presenze e viene fuori anche la possibilità che, per una vecchia storia di un trattamento poco chiaro ai tempi del Siviglia, possa venire squalificato per 4 anni per irregolarità in un controllo antidoping.

Ieri, invece, è arrivata l’ennesima doccia fredda, il punto più basso della carriera di Nasri: l’Antalyaspor ha risolto il suo contratto, e ora Nasri è svincolato.

Un finale che, solo qualche anno fa, sarebbe stato letteralmente impensabile.