La bella storia di Godfred Donsah, tra barconi e speranza La bella storia di Godfred Donsah, tra barconi e speranza
Scappare, certe volte, è un obbligo, una necessità. Rischiare tutto, lasciare quello che si ha – spesso poco, a volte niente – per andare... La bella storia di Godfred Donsah, tra barconi e speranza

Scappare, certe volte, è un obbligo, una necessità. Rischiare tutto, lasciare quello che si ha – spesso poco, a volte niente – per andare in cerca di fortuna altrove. In un posto che non conosci, imbarcandoti in un’avventura che non sai come andrà a finire. Anzi, ci sono grosse possibilità che non rivedrai mai più i tuoi cari o che ti troverai senza più nulla, lontano da casa. Eppure, devi provare a rischiare tutto e andare. Scappare, in cerca di fortuna, per riscrivere il tuo destino, quello della tua famiglia e continuare a vivere.

E’ il 2007. Twaku Tachi è appena sbarcato, a Lampedusa, da uno dei tanti barconi che partono dalle coste della Libia e, se tutto va bene, dopo diversi giorni di agonia in mezzo alle intemperie del Mediterraneo, toccano il lembo estremo delle coste italiane. Il viaggio è stato duro, altrimenti non sarebbe stato etichettato come “viaggio della speranza”, ma il barcone è arrivato in porto. Twaku è salvo. Twaku è vivo. Almeno da fuori, certo. Nel suo cuore c’è la disperazione di chi ha lasciato la famiglia lontana, in Ghana, in cambio della speranza di un futuro migliore. In cambio di un futuro incerto, nebuloso. Twaku sa che quello che lo aspetta non sarà facile. La diffidenza di chi incontrerà sulla sua strada. La paura di essere additato come il cattivo, di essere trattato come un numero da un Governo o di essere accusato di essere la colpa di tutti i mali del mondo da chi sulla sua pelle, e sul colore della sua pelle, vorrà speculare. Twaku sa che il suo futuro è nelle sue mani.

Quelle mani che, per i primi mesi, raccolgono pomodori nei campi della Puglia e della Campania. In cambio di un letto in cui dormire, un tetto sotto cui stare e pochi spiccioli che, puntualmente, vengono mandati ad Accra, in Ghana. Ad Accra, in Ghana, ci sono i quattro figli di Twaku, insieme alla mamma. Tre sorelle, e poi un ragazzino che nel 2007 ha 11 anni. Gioca a rincorrere un pallone sotto il sole, senza scarpe, senza la maglietta all’ultima moda, senza un arbitro a fischiare. Solo dei ragazzi, un pallone e l’amore per il calcio che va oltre qualsiasi cosa. Il Ghana è reduce dai Mondiali dell’anno prima e il ragazzino, che si chiama Godfred, vuole imitare le gesta delle Black Stars.

Intanto, Twaku, a furia di spaccarsi la schiena, ha trovato un lavoro, un lavoro vero. Con uno stipendio con cui mantenere una famiglia. Prende le sue cose e va su al Nord, a Como, a lavorare come magazziniere. E’ il 2011. Godfred ha 15 anni, prende un aereo e può finalmente riabbracciare il padre dopo 4 lunghi anni. Può anche giocare a calcio per davvero adesso, Godfred, con la maglia del Como. Ma i lariani sono in Lega Pro, non lo possono tesserare. Va anche a fare un provino con il Palermo, dove lo accoglie il connazionale Acquah. Ma per lui non c’è posto, sempre per quegli ostacoli che la burocrazia e lo Stato amano mettere in mezzo ai sogni. Per un certo periodo di tempo deve anche tornare in patria, perchè ci sono problemi con il permesso di soggiorno. Poi, però, un giorno, Sean Sogliano, ds del Verona, decide di dare un’opportunità a questo ragazzo, un ragazzo in cui intravede del potenziale. Non si sbaglierà.

Godfred Donsah può tornare in Italia, indossa la maglia della primavera dell’Hellas, ricomincia a correre e calciare, a correre e pressare, a correre e correre e correre. E’ un centrocampista di sostanza, ma i piedi sono buoni. Il Cagliari, l’estate scorsa, lo nota, e, senza paura, lo butta in mezzo al centrocampo di una squadra di serie A, a 18 anni. Godfred Donsah non ha paura. Come potrebbe averne, dopo aver visto il padre salire su un barcone in cerca di fortuna, rischiando tutto? Il campionato di Donsah è di quelli da ricordare, unica gemma nella scriteriata annata del Cagliari. Corre, lotta su ogni pallone, insegue gli avversari e manda in porta i compagni. Adesso lui è pronto per salpare verso altri lidi. Il sacrificio di papà Twaku è servito. Il futuro della famiglia Donsah, oggi, è luminoso.

Un futuro che non tutti quelli che si imbarcheranno verso l’Europa potranno vedere. Ma un futuro che autorizza ancora i più ostinati a credere che questo mondo abbia ancora qualche spiraglio di luce pulita da offrirci.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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