Keylor Navas, i guanti del destino Keylor Navas, i guanti del destino
31 agosto 2015. Ultimo giorno di calciomercato. All’Aeroporto Adolfo Suárez, Madrid-Barajas, Keylor Navas è in attesa di imbarcarsi sul primo volo che porta nella fredda... Keylor Navas, i guanti del destino

31 agosto 2015. Ultimo giorno di calciomercato. All’Aeroporto Adolfo Suárez, Madrid-Barajas, Keylor Navas è in attesa di imbarcarsi sul primo volo che porta nella fredda Inghilterra. Destinazione: il grigio nord, per la precisione Manchester.

La dirigenza del Real Madrid ha appena messo a punto gli ultimi dettagli, proprio all’ultimo istante dell’ultimo giorno utile per acquistare e vendere nuovi calciatori. L’affare è fatto, è tutto pronto. A Madrid arriverà David De Gea, un portiere spagnolo per il dopo Casillas. A Manchester, a difendere la porta dello united lasciata libera da De Gea, ci andrà il portiere della Costa Rica, che è arrivato da un anno a Madrid dopo la vetrina dei mondiali brasiliani ma che non è riuscito a conquistarsi un posto da titolare.

Keylor Navas è sull’aereo, in attesa di decollare. Mancano pochi minuti alla partenza, e qualche lacrima comincia a rigare il volto scuro del portiere. In Spagna sta bene, è arrivato qui nel 2010, l’Europa ormai è una seconda casa. Certo, non ha giocato moltissimo nella prima stagione al Real, ma ora che Casillas è andato via, questo sarebbe potuto essere il suo anno, alla soglia dei 30 anni. E invece, proprio all’ultimo respiro, il suo sogno gli è stato portato via. Strappato, da una dirigenza che cerca di conquistare l’affetto dei suoi tifosi richiamando in patria il figliol prodigo.

L’altoparlante dell’aereo annuncia di allacciare le cinture e prepararsi al decollo che avverrà tra qualche minuto. Keylor Navas sta per spegnere il suo telefono, come d’abitudine prima di volare verso le nuvole. Un’abitudine che lui ha anche sulla terraferma, perchè i suoi balzi felini verso l’incrocio dei pali sono dei veri e propri decolli. Proprio mentre sta per spegnere il telefono, uno squillo. Keylor Navas risponde, di corsa, temendo di essere ripreso dall’hostess che proprio in quel momento sta percorrendo il corridoio.

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Poche parole, rapide. La testa comincia a girare, confusa. Keylor Navas non sa se credere a quello che ha appena sentito, la moglie lo guarda con gli occhi di chi non sa cosa aspettarsi. Il portiere costaricano tocca la mano della moglie, le dice qualcosa rapidamente. Si alzano, raccolgono il bagaglio a mano, si fanno largo nel corridoio tra le facce sorprese dei passanti. Keylor Navas dice qualcosa alla hostess, che parlotta col comandante per qualche minuto e poi lascia passare la coppia.

Keylor Navas e sua moglie scendono dal volo diretto a Manchester, chiedono scusa ai passeggeri che non hanno ben capito cosa stesse per succedere e tornano sul suolo spagnolo. E’ qui, il 31 agosto del 2015, che comincia la seconda vita di Keylor Antonio Navas Gamboa.

Ho pianto quando ho scoperto di rimanere al Real. Non volevo andarmene, Madrid è casa mia. Ringrazio Dio per avermi fatto rimanere qui.

Sono successe cose strane quel giorno. Qualcuno parla di un fax mai arrivato con i documenti necessari allo scambio. Qualcuno parla di un ripensamento di Van Gaal, qualcuno di una dirigenza del Real Madrid non troppo convinta dello scambio. Fatto sta che l’affare non si è più fatto, e Keylor Navas è tornato a Madrid con le valigie in mano. Una botta che avrebbe steso chiunque. Un uomo normale, uno come tanti, si sarebbe buttato giù, si sarebbe sentito di troppo.

Keylor Navas invece ha voltato immediatamente pagina. Si è rimesso i guanti e ha ricominciato come nulla fosse a fare quello che gli riesce meglio: respingere tutto quello che passa dalle sue parti volando da una parte all’altra della porta come un gatto. Perchè è proprio questo il primo paragone che ti viene in mente osservando questo portiere con il fisico non certo statuario rispetto a tanti suoi colleghi, ma che arriva in ogni angolo della porta con tempi di reazione assolutamente incredibili.

Ne sappiamo qualcosa anche noi italiani: ai Mondiali brasiliani fu proprio la sua Costa Rica a sbatterci fuori. Ma la partita più bella, in quella storica edizione per la Costa Rica, fu quella degli ottavi di finale contro la Grecia, in cui Keylor Navas divenne un vero e proprio eroe per la sua gente. Un riflesso incredibile al 90′ sul colpo di testa di Kostas Mitroglou, una parata con tutto il corpo, alla disperata, proprio su Mitroglou, all’ultimo minuto dei supplementari, il volo sul rigore decisivo con la parata su Gekas che aiuta la Costa Rica a scrivere la storia.

Una parata che racconta tutto Keylor Navas. Un tiro forte, fortissimo. Lui sta andando dall’altra parte ma con un riflesso inspiegabile e incomprensibile ai più alza il braccio teso e devia il pallone mantenendo la porta inviolata. L’avventura della Costa Rica finirà ancora ai calci di rigore qualche giorno dopo, contro l’Olanda. L’Olanda di Van Gaal, quello che sarebbe potuto essere il suo allenatore a Manchester, ma che non lo diventerà mai.

Non so a cosa ho pensato, solo al fatto che volevo parare quel rigore. Ho un po’ d’esperienza, ho studiato i tiratori. Sono felice, stiamo facendo la storia di questo Paese e di questa squadra, vogliamo entrare nel cuore della gente.

Per la Costa Rica, comunque, è storia. Quanto basta per eleggere Keylor Navas eroe di quell’avventura, e intitolargli uno stadio nella sua città natale, Pérez Zeledón, nel sud del Paese. Un privilegio per pochi, soprattutto se vivi, vegeti e in splendida forma fisica.

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Dopo il Mondiale, il Real Madrid decise di prenderlo dal Levante, dove pure si era messo in grande mostra negli anni precedenti. Le cose non sembrano andare benissimo, fino appunto a quel 31 agosto 2015. Il giorno in cui Keylor Navas vide di nuovo la luce.

Nella travagliata stagione del Real Madrid, Keylor Navas è uno dei pochi ad avere la coscienza pulita, uno dei pochi che sta rendendo a livelli di eccellenza assoluta. Non a caso, uno di quelli con la faccia meno Galactica della compagnia. Dietro, la baracca dei Blancos non è poi così solida. Rispetto a tutte le altre big europee, il Real è una delle squadre che subisce più tiri in porta. In porta, non in rete, perchè in mezzo a quei tre pali di legno c’è lui, Keylor Navas. Che prima di subire un gol deve davvero faticare.

In Champions League, quest’anno, il Real Madrid ha subito solamente 3 reti. Tutte nella partita contro lo Shakhtar Dontesk, quando, guardacaso, Keylor Navas non c’era. Lui, invece, nella più importante manifestazione continentale per club, di gol non ne ha ancora presi. Niente male per uno che 6 mesi fa era già salito su un aereo con destinazione Manchester.

Ad ogni applauso ricevuto, Keylor Navas, con l’umiltà e l’ottimismo tipico delle sue parti, abbassa la testa e ringrazia Dio. Se è arrivato fin qui, dice lui, è perchè il destino ha deciso così. E certe volte, come quella volta su quell’aereo che non ha mai preso, forse è davvero tutto merito del destino.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

Per approfondire questa storia puoi leggere anche:

Portieri eroi di sventura (Ultra sport)

La leggenda del Real Madrid. Narrata attraverso i suoi campioni

Luka Modrić: Il Cruijff dei Balcani (Football Portraits)

I portieri del sogno: Storie di numeri 1 (Einaudi tascabili. Pop Vol. 1569)

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