Quando sei a 3 punti dal vincere la prima Premier League della tua vita a 29 anni, viene probabilmente naturale guardarsi indietro e pensare a tutte...

Quando sei a 3 punti dal vincere la prima Premier League della tua vita a 29 anni, viene probabilmente naturale guardarsi indietro e pensare a tutte le esperienze positive, ma soprattutto negative, vissute nel corso della propria carriera.

E se di cognome fai Schmeichel, ma il tuo primo nome è Kasper- non Peter- allora non sarai l’unico a vivisezionare il tuo passato. Se tuo padre è stato uno dei portieri più forti della storia vincendo allo stesso tempo tutto ciò che si poteva vincere sia a livello di club che di nazionale e tu sei stato sempre additato come “il figlio di Schmeichel” ovunque tu abbia giocato, bè, allora farai di tutto per vincere quel trofeo che avrà il sapore di una rivalsa.

Si perchè per quanto Kasper non si possa nemmeno avvicinare al padre per talento e numero di titoli vinti, potrebbe finalmente raggiungere un traguardo da protagonista e scacciare per un istante il fantasma dell’amato genitore. Un fantasma che lo accompagna da quando la sua carriera è cominciata.

Dal punto di vista tecnico il divario tra i due è netto. Meno reattività, forza fisica ed esplosività per il giovane danese. Caratterialmente la leadership in campo e nello spogliatoio sembra essere la stessa, per il resto però, alla fine, c’è un abisso. Quelle giocate istintive ed impulsive che rasentavano la follia non sono state tramandate al portiere del Leicester. Forse è questo il gap maggiore tra i due, quella nota magica che tutti gli spettatori riconoscevano nelle giocate di Peter.

Se è vero che la storia è piena zeppa di figli d’arte che hanno fallito il tentativo di emulazione del padre (tra i più famosi: Jordi Cruyff, Stephan Beckenbauer, Diego Maradona Jr.), esistono comunque delle eccezioni in cui la prole ha soddisfatto o addirittura superato le aspettative. Ne sono esempio i Lampard, che vantano in due più di 1600 presenze tra i professionisti o i Maldini e le loro ultradecennali militanze tra le file del Milan.

Probabilmente non è solo il talento a determinare l’ appartenenza ad una delle due casistiche, bensì la capacità di sfruttare al meglio lo stesso anche nelle continue situazioni di pressione. Perchè verrebbe da pensare che quando sei giovane e hai un cognome importante come Schmeichel tu debba percorrere una strada più agevole per raggiungere il professionismo rispetto a quelle di un qualsiasi ragazzino con il sogno di giocare a pallone, ma da quando metti piede su un campo di calcio sai che tutti ti terranno d’occhio in maniera particolare, pronti ad osannarti alla prima bella giocata ma allo stesso tempo a condannarti al primo errore.

Ha percorso una strada molto lunga, più di quanto avrebbe dovuto essere. Ma è solo la natura di chi è figlio di qualcun altro.

Peter Schmeichel

Talmente lunga che Kasper trascorre i suoi anni di crescita calcistica in tante diverse giovanili europee in base ai trasferimenti del padre, cercando di trovare la sua identità sul rettangolo di gioco, cosa per niente scontata per chi ha quell’eredità sulle spalle.

Il giovane Kasper, infatti, non capisce subito di voler diventare un portiere. Trascorre invece qualche anno in Portogallo giocando come attaccante e cercando di imitare le gesta del suo idolo Cantona, compagno di squadra del padre ai tempi del Manchester United. A 15 anni però si accorge che la sua dimensione ideale la riesce a trovare solamente tra i pali, proprio come faceva “The Great Dane”, e nella stagione 2002/2003 viene tesserato come professionista dal Manchester City, in concomitanza con l’addio al calcio giocato del padre.

Il club non ritiene tuttavia il ragazzo all’altezza di prendere in consegna il testimone e decide di spedirlo in prestito tra le minors inglesi, la Scozia ed il Galles. A questo punto il destino pare certo e la carriera di quel ragazzo da sempre accostato al padre sembra dover sfociare per forza di cose nella mediocrità e nell’anonimato. Appunto, pare.

Finalmente nel 2011 la carriera del figlio di Peter giunge ad una svolta. Sven-Göran Eriksson, allenatore del Leicester, decide di puntare sul ragazzo che ha già 25 anni e una sola apparizione in Premier League. Il tecnico svedese, forte dell’esperienza condivisa al Notts County, decide di affidargli le chiavi della difesa per raggiungere la promozione immediata. Questa non arriverà subito ma dopo 3 anni nel baratro della Championship durante i quali il ragazzo verrà paragonato anche all’attuale portiere della nazionale inglese, Joe Hart.

Dal ritorno nella massima serie in poi qualche cambio in panchina, una salvezza incredibile e l’inizio del Leicester dei miracoli condotto da Ranieri del quale siamo tutti testimoni e che vede Schmeichel come assoluto protagonista in positivo.

Non la più lineare delle carriere per il 29enne danese, di certo non quella di chi è avvantaggiato dall’essere “figlio di”. È indubbio come il ruolo del padre abbia permesso a Kasper come a tanti altri figli d’arte di crescere in settori giovanili eccelsi e di avere opportunità che la quasi totalità dei ragazzini che inseguono questo sogno non ha, ma nel mondo del professionismo dove contano solo rendimento e profitto gli occhi di riguardo finiscono e cresce invece la pressione mediatica.

Con il fardello di un cognome pesante sulle spalle non tutti riescono a conviverci, Kasper ora ha trovato la sua strada ed a tal proposito sostiene: “Avere un padre del genere non ha aiutato la mia carriera, anzi forse è il contrario”.

Quel ragazzino nel quale il Manchester City non aveva voluto credere ora è il numero uno della squadra capolista in Premier League. Comunque vada non ci sarà più un solo Schmeichel nel calcio.

Federico Casna