Juventus, a testa alta Juventus, a testa alta
Certe partite di calcio, e soprattutto certe finali, sono un po’ come delle battaglie. Quando scendi in campo, quando l’arbitro fischia l’inizio della contesa,... Juventus, a testa alta

Certe partite di calcio, e soprattutto certe finali, sono un po’ come delle battaglie. Quando scendi in campo, quando l’arbitro fischia l’inizio della contesa, sai già che qualcuno, da quella battaglia, uscirà sconfitto. E sai anche che quel qualcuno potresti essere tu.

Da una battaglia si può uscire sconfitti, con le ossa rotte e costretti a vedere il nemico che tiene in mano l’oggetto del contendere, una coppa nello specifico. Ma se sai di aver dato tutto, se sai di aver fatto tutto quello che potevi per rendere la vita difficile al tuo nemico, dal campo, che sia di calcio o di battaglia, puoi uscire a testa alta. Ed è una sensazione che, se non vale quanto una vittoria, quantomeno ci va vicino.

Perchè uscire da una finale con l’onore delle armi è una sensazione che ti fa sentire orgoglioso di quanto hai fatto fino a quel momento. Il Barcellona era semplicemente più forte, una squadra di extraterrestri per la quale nessuno forse aveva la kriptonite. Lo dimostrano le azioni dei primi due gol. Il primo, un flipper in cui la palla va dove vogliono i blaugrana, a memoria. Il secondo, in cui Leo Bonucci prova a fermare l’altro Leo, quello che non è umano, con il risultato di finire lui a gambe all’aria.

Il rimpianto c’è, certo. Lo dimostrano le lacrime di un campione come Pirlo, uno che non si scompone mai, e per questo, proprio per questo, le sue lacrime hanno fatto il giro del mondo. Ma l’immagine di Xavi, altro grande campione, altra leggenda che saluta il calcio che conta, che tributa il suo omaggio al fuoriclasse bianconero, è un’altra immagine che passerà alla storia. Così come dimostra il saluto dei nuovi campioni d’Europa a fine gara, quel passaggio della Juve tra le due ali dei giocatori blaugrana. Il giusto tributo a una squadra che è arrivata in finale piuttosto a sopresa e che, dopo lo svantaggio iniziale, ha saputo anche mettere paura al Barca, prima che Leo, quello alieno, decidesse che era arrivato il momento di chiudere la partita.

Lo sapevano tutti, non sarebbe stata una battaglia facile, quella di Berlino, per la squadra di Max Allegri. Ma gli undici scesi in campo hanno saputo onorarla al meglio, hanno saputo rendere orgogliosi i propri tifosi. Con la grinta di Vidal, con il gol di Morata, con Pogba e Tevez sottotono, certo, ma che comunque hanno lottato in maniera onesta. Con le parate di Buffon, soprattutto. Un campione eterno, un vero numero uno, un capitano che a fine gara ha saputo ammettere, con calma e razionalità, la superiorità, anzi la manifesta appartenenza aliena, degli altri. Molto probabilmente un’occasione così non capiterà più, non a breve. Molto probabilmente la Coppa non sarà più così vicina, almeno per qualcuno dei protagonisti in campo.

Ma la certezza di essersela giocata fino in fondo, l’orgolio di essere stati lì a rappresentare l’Italia e il suo calcio, e la sensazione di essere usciti a testa alta dall’Olympiastadion, quelle, ai tifosi bianconeri, non gliele toglierà nessuno. Nemmeno i rimpianti e la delusione, certo. Ma quelli, per fortuna, fanno parte del gioco.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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