Quando una stagione nasce storta, c’è poco da fare. A volte però, basta una partita, un successo in un derby, che mette in difficoltà...

Quando una stagione nasce storta, c’è poco da fare. A volte però, basta una partita, un successo in un derby, che mette in difficoltà i rivali e ti fa ritrovare entusiasmo, per rialzare la testa e ritrovare la voglia di tornare a combattere per dare e fare qualcosa in più, per provare a risalire in classifica anche quando i numeri sembrano essere ostinatamente contro di te.

E’ quello che è successo domenica sera al Milan. Una stagione che sembrava destinata al naufragio totale, una squadra senza anima, senza personalità, senza voglia di combattere. L’Inter, l’odiata rivale cittadina, che fino a qualche settimana prima sembrava lanciata verso i posti d’onore del campionato, ora però anche loro in difficoltà. Il derby di domenica sera non valeva punti preziosi in ottica scudetto, ma a Milano era roba seria: perdere quella partita significava inguaiarsi (ulteriormente) in classifica e guadagnarsi il dileggio dei rivali storici.

Per questo, quella partita era un affare per uomini tosti. Per gente che non ha paura di lasciare la gamba in un contrasto, o di correre avanti e indietro per il campo per recuperare quanti più palloni possibili. Lungi dall’essere una partita a scacchi o un match di fioretto, il derby di domenica sera era un affare da uomini disposti a combattere in prima linea e a sporcarsi le mani.

Sinisa Mihajlovic, uno che di grinta se ne intende, lo aveva capito prima di tutti. Per questo aveva deciso di mandare in campo un ragazzo che negli occhi aveva proprio quella voglia di lottare, di andare a contrastare tutti gli avversari, di lanciarsi su tutti i palloni come per mangiarseli: Juraj Kucka, il suo guerriero di centrocampo. La partita dello slovacco ha ripagato il tecnico rossonero.

Se il Milan a centrocampo non è andato sotto, se ha resistito ai pur sterili attacchi nerazzurri e se ha costruito una diga efficace in mezzo al campo, il merito è anche e soprattutto della partita tutta grinta di Kucka.

Kuco non sarà certo un regista raffinato, nè un metronomo di centrocampo. Ma per giocare a calcio, e soprattutto per vincere certe partite, quelli come lui servono come il pane. Muscoli, cattiveria, quantità e pure un pizzico di qualità. Altrimenti, a certi livelli non ci arrivi. Qualche tempo fa sembrava cosa fatta il suo approdo all’Inter: Preziosi lo aveva praticamente già venduto ai nerazzurri. Poi, gli incroci del mercato e del destino lo hanno portato sull’altra sponda di Milano, dove oggi è diventato uno dei fedelissimi di Sinisa. 19 presenze, palloni recuperati e contrasti vinti come se piovesse, 8 cartellini gialli.

Certe partite non si vincono giocando in punta di piedi. Certe partite si vincono giocando senza aver paura di buttarsi nella mischia. E se il Milan oggi può guardare con un briciolo di serenità in più al futuro, bè, il merito è anche di Juraj Kucka.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro