Più che per i suoi gol, probabilmente Julius Aghahowa è passato alla storia per la sua esultanza, diventata un’icona del calcio dei primi anni...

Più che per i suoi gol, probabilmente Julius Aghahowa è passato alla storia per la sua esultanza, diventata un’icona del calcio dei primi anni 2000: la palla che finiva in rete, e lui che cominciava a roteare il suo corpo, in un vortice, come in una giostra impazzita. Le sue capriole lo hanno reso famoso, nel mondo, prima che, quasi di punto in bianco, Aghahowa finisse nel dimenticatoio, come un carneade qualsiasi.

E, in effetti, la sua storia è abbastanza assurda. Una storia di quelle talmente tanto strane da non sembrare vere. Un calciatore venuto fuori dal nulla, e poi, dopo dei lampi di genio totale, dopo delle esplosioni e dopo tante promesse mai mantenute, tornato nel buio e nell’anonimato, con una carriera finita a nemmeno 30 anni.

Julius Aghahowa è stato questo: uno dei calciatori della magica generazione dei talenti nigeriani, ma che non è mai riuscito a diventare un vero campione, per motivi misteriosi. Uno di quei nomi che tiri fuori durante le serate con gli amici, quando cerchi di ricordare i tempi andati del pallone, e nulla più. Eppure, la storia di Aghahowa merita più di qualche pagina di un almanacco impolverato.

Nato a Benin City, in Nigeria, nel febbraio del 1982 (ma in tanti, tantissimi, hanno sempre avuto grandi dubbi sulla sua età, come per tanti calciatori africani) si dice, perché certezze non ce ne sono, che prima di diventare un calciatore professionista fosse un poliziotto. Di sicuro, i suoi inizi da calciatore sono proprio nella squadra della polizia locale, prima che la vetrina delle Olimpiadi del 2000 lo portasse all’attenzione del calcio mondiale.

Le “Super Aquile” della Nigeria non ripetono l’exploit di quattro anni prima, quando ad Atlanta vinsero la medaglia d’oro, ma Aghahowa si mette in mostra, e arriva così l’offerta dello Shakhtar Donetsk: all’epoca, l’Ucraina era -diciamo così- calcisticamente un passo indietro rispetto ad ora. Per cui, in quegli anni, Aghahowa era una specie di alieno, in quel posto.

Con la maglia dello Shakhtar segna, corre come un indemoniato, la sua caratteristica principale in campo, e poi fa le sue famose capriole. Negli anni con gli ucraini segna caterve di gol: in mezzo, anche la partecipazione ai Mondiali del 2002, quelli di Corea e Giappone. Sarà lui a segnare l’unico gol della nazionale nigeriana, una squadra iconica, in cui troneggiavano ancora i vari West, Jay-Jay Okocha, Babayaro. Una squadra che però arriva ultima nel suo girone, con Svezia, Inghilterra e Argentina. Una spedizione che sarà considerata un fallimento.

Sempre meglio del 2006: clamorosamente, la Nigeria, considerata la squadra più forte del continente africano, non si qualifica nemmeno per i Mondiali di Germania. Aghahowa, invece, in Ucraina comincia a soffrire una situazione abbastanza brutta. I tifosi delle altre squadre, a ogni partita, lo massacrano di fischi, di insulti razzisti. A un certo punto si diffonde anche l’abitudine di tirargli dietro delle banane. Una cosa vergognosa, che l’attaccante nigeriano comincia a soffrire. Piano piano, la situazione lo logora.

La sua miglior stagione era stata nel 2004-05, chiusa con 16 reti. Nei due anni successivi, con l’attenzione di tanti club europei addosso, segnerà solamente 4 gol. Ma, nel frattempo, a gennaio 2007 arriverà la tanto attesa chiamata dall’Europa. Dall’Inghilterra, dalla Premier League per l’esattezza. A chiamare è il Wigan, e per il ragazzo nigeriano, arrivato a quota 25 anni, sembra essere l’occasione per il definitivo salto di qualità. La chance da non mancare, a nessun costo.

Invece, è proprio qui che Julius Aghahowa diventa un fantasma. Sparisce, svanisce, si dissolve, letteralmente. Al Wigan mette insieme una ventina di presenze, senza mai trovare la via del gol. Va in Turchia, prova anche a tornare allo Shakhtar per ritrovarsi, ma non c’è verso. Come una stella che ha già bruciato tutta la sua energia, la carriera di Julius Aghahowa è arrivata al capolinea. Si ritirerà a nemmeno 30 anni, senza nemmeno provare a tornare in carreggiata.

Non importa, certe volte va così. Certi giocatori sono destinati a passare alla storia nonostante tutto. E le capriole di Julius Aghahowa nella storia ci rimarranno per sempre.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro