Julian Nagelsmann: il predestinato Julian Nagelsmann: il predestinato
11 Febbraio 2016: siamo alla ventesima giornata di campionato, l’Hoffenheim è penultimo in classifica in Bundesliga e la zona salvezza è distante 7 punti.... Julian Nagelsmann: il predestinato

11 Febbraio 2016: siamo alla ventesima giornata di campionato, l’Hoffenheim è penultimo in classifica in Bundesliga e la zona salvezza è distante 7 punti.

L’allenatore Huub Stevens è dimissionario per problemi di salute, l’impresa è di quelle disperate.

Servirebbe un guru della panchina, uno di quelli che hanno già visto di tutto e di più nel mondo del pallone, che non si lasci intimorire da quella che, agli occhi di tutti, sembrerebbe essere una corsa contro il tempo in cui le lancette possono solo avere la meglio.

Ci si può accontentare, eventualmente, di una discesa onorevole rendendo la cosa quanto più indolore possibile.

A chi viene affidato, dunque, questo arduo compito nella speranza che si possa trasformare in impresa titanica? Non ad un guru: non c’è nessun santone disposto a sobbarcarsi un lavoro in cui, apparentemente, si ha poco da guadagnare e tantissimo da perdere.
Viene affidato a Julian Nagelsmann, un ragazzo di 28 anni il cui unico successo risale a due anni prima, quando da allenatore della selezione under 19 dell’Hoffenheim conduce i suoi ragazzi alla conquista del titolo.

Molti, al momento del suo annuncio, sono scettici. Chi è questo Julian Nagelsmann? E’ veramente l’uomo adatto o è semplicemente una soluzione casalinga e a buon mercato per non spendere ulteriore denaro, inutile, per una salvezza reputata proibitiva?

Una trovata pubblicitaria”, “Un’idea semplicemente folle” : questi sono i titoli abbastanza eloquenti che campeggiano sui due principali quotidiani sportivi della città. Poco importa alla gente se a questo Julian Nagelsmann è stato affibbiato il nomignolo di “Mini Mourinho”, per la meticolosità con cui è solito preparare le partite, per lo studio maniacale dell’avversario e l’ambizione sconfinata. Per loro, e agli occhi di quasi tutti gli addetti ai lavori, è poco più di un bimbo.

Un bimbo che ha giocato a pallone fino all’età di 20 anni, prima che un infortunio al ginocchio lo costringesse ad appendere le scarpette al chiodo e a dedicarsi agli studi, fino a conseguire la laurea in scienze motorie. Da quel momento in poi sotto l’egida di Tuchel, comincia la sua carriera da allenatore: prima all’Augsburg, dove viene impiegato dall’attuale tecnico del Borussia Dortmund come scout degli avversari di turno, poi all’Hoffenheim come allenatore dell’under 19 che condurrà, come visto, al successo.




Ciò che dicono di lui, quelli che lo hanno visto lavorare da vicino, è che nonostante la giovane età non mostra soggezione alcuna. Gli piace molto la filosofia di gioco di alcuni allenatori, oltre che il suo mentore Tuchel apprezza particormente Wenger e Guardiola, senza che questo implichi la volontà di seguirne pedissequamente gli insegnamenti. E’ uno a cui piace innovare e sperimentare, senza però perdere mai di vista l’obiettivo principale che un allenatore dovrebbe sempre avere: fare la cosa migliore possibile per rendere più agevole la vittoria della squadra che allena.

Lavoro come un panettiere, metto insieme tutti gli ingredienti, li impasto e vedo se mi piace quello che viene fuori. Nel caso contrario cambio qualcosa e riprovo.

A giudicare dalle prime uscite, la ricetta perfetta deve averla trovata quasi subito: vince 7 delle rimanenti 14 partite e conduce l’Hoffenheim ad una miracolosa, quanto inaspettata, salvezza. Quelli che avevano reputato folle l’idea di affidargli la panchina ora non parlano più, anzi qualcuno è saltato sul suo carro in corsa.

Ovviamente viene riconfermato per la stagione successiva, ovvero quella attualmente in corso, non prima però che gli venga venduto l’attaccante più importante, Kevin Volland, destinazione Bayer Leverkusen.

Nagelsmann, nonostante sia giovanissimo, ha già alcune convinzioni ferree che fanno sì che possa passare sopra senza troppi problemi a quella cessione.

“30% tactics, 70% social competence”: questo è il mantra del giovane allenatore tedesco che ritiene che solo il 30% del risultato sia dovuto alla tattica mentre il resto sia da imputare alla “social competence”, un concetto difficile da rendere in maniera così stringata in italiano, ma che potremmo riassumere con capacità di tessere relazioni sociali all’interno del gruppo.

E la dimostrazione lampante di questo suo dogma la si ha guardando giocare l’Hoffenheim quest’anno: una squadra capace di variare molti moduli tattici all’interno della stessa partita, in grado di difendere indifferentemente a 3, 4 o 5 uomini e che fa della forza e compattezza del gruppo la propria arma migliore.

La squadra di Nagelsmann ha indubbiamente un’attenzione particolare alla fase difensiva (d’altro canto lo stesso Julian da giocatore era un difensore centrale) ma una volta recuperata palla riesce a portare in zona offensiva un numero elevato di giocatori. Non è un caso che l’Hoffenheim sia al contempo una delle migliori difese della Bundes, dietro solo a Bayern e Lipsia, e una delle squadre che crea più occasioni da gol.

E’ una questione di 5 o 10 metri di differenza di posizione da parte di un giocatore tra un 4-4-2 ed un 4-2-3-1. Ormai le squadre aderiscono al modulo di partenza solamente al calcio d’inizio e massimo 7-8 volte nell’arco di tutta la partita.

La prima stagione dall’inizio sulla panchina dell’Hoffenheim è un vero trionfo per Julian: fino a Gennaio inoltrato la squadra non conosce la parola sconfitta, per un periodo rimane addirittura l’unica senza sconfitte nei cinque maggiori campionati europei, sta costantemente nelle zone alte della classifica e riesce a fermare il Bayern di Carletto Ancelotti, primo incontrastato, sia all’andata che al ritorno (dove addirittura si impone per 1-0).

Con il pareggio contro il Colonia ottenuto nell’ultima giornata diventa ufficiale la partecipazione della squadra tedesca alle prossime coppe Europee, per la prima volta nella storia del club.
Il premio di allenatore tedesco dell’anno conquistato a marzo, visti i risultati ottenuti, gli va quasi stretto e rappresenta il primo riconoscimento di quella che si preannuncia a tutti gli effetti come una carriera da predestinato.

Perfezionista, meticoloso, ambizioso: tre aggettivi che descrivono la personalità dominante di Julian Nagelsmann, tre qualità che lo porteranno presto ad allenare uno dei maggiori club europei. Potete scommetterci

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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