Quando ti metti contro tutto il mondo, e quando metterti contro tutto il mondo ti piace pure parecchio, devi mettere in conto che possano...

Quando ti metti contro tutto il mondo, e quando metterti contro tutto il mondo ti piace pure parecchio, devi mettere in conto che possano succedere certe cose. Quando il tuo modo di affrontare avversari, rivali e nemici assomiglia ad una guerra, devi mettere in conto che, quando da quella guerra uscirai sconfitto, farai notizia.

Un allenatore che salta, nell’anno del Signore 2015, non dovrebbe fare più notizia. Ogni anno, centinai di tecnici vengono sacrificati sull’altare del risultato, o pagano colpe che effettivamente hanno. Ma se a saltare è lui, quell’uomo che ama mettersi contro tutto il mondo, bè, la cosa non può essere confinata nelle brevi calcio, quelle di pagina 229 del Televideo. No, se a saltare è la panchina di Josè Mourinho, lo Special One, tutto il mondo del calcio si ferma. Perchè, si, l’esonero (chiamatelo divorzio o separazione consensuale, ma, nei fatti, è un esonero) di Josè Mourinho, fa davvero notizia.

L’addio tra Josè e il Chelsea non è stato semplice. Come due innamorati che capiscono, all’improvviso, che il loro idillio sta finendo in frantumi, e, come se non volessero rassegnarsi a comprenderlo, provano a tenere insieme i cocci, senza però riuscire a fare a meno di tirarseli addosso tra di loro, quei cocci. Gli ultimi mesi del portoghese sulla panchina del Chelsea sono stati una sorta di agonia prolungata. Una continua rincorsa ad una resurrezione che non arrivava mai, un susseguirsi di delusioni e di ceffoni dritti in faccia culminata nell’amara sconfitta di lunedì sera contro il Leicester di Claudio Ranieri. Ironicamente, proprio uno degli allenatori più bistrattati da Mourinho nel corso della sua parentesi italiana.

Lunedì sera, dopo la partita, Mourinho e Ranieri si sono abbracciati, e l’espressione del tecnico di Testaccio diceva tutto. Raccontava della comprensione di un collega. Come se Ranieri sapesse quello che di lì a poco sarebbe successo a Mourinho. Quasi a dirgli: “So cosa si prova, ci sono passato anche io“.

E, infatti, ieri, dopo lunghe trattative che forse erano rimaste sotto banco nelle ultime settimane, più per questioni legali e di soldi che di campo, è arrivata la comunicazione ufficiale del Chelsea. Grazie di tutto, Mou, ma adesso è tempo di separarci. Di nuovo.

C’è qualcosa di strano nella carriera di Josè Mourinho. Il suo triste addio al Chelsea ricorda quello rabbioso al Real Madrid, dove raccontavano di uno spogliatoio spaccato e quasi in preda alle crisi di nervi, dopo le stagioni con il portoghese alla guida. Forse, la diretta conseguenza dei metodi di un allenatore che chiede tutto ai suoi giocatori. Che chiede sacrificio, dedizione, spirito combattivo. E, quando tutte queste cose vengono meno, per il logorio dei giocatori o per via delle circostanze, i castelli cominciano a crollare.

Quando gli uomini di Mourinho cominciano a tradire il loro generale, il sistema di valori, quel mondo parallelo costruito dal portoghese, quel “noi contro tutti” che in genere ama costruire viene giù, bè, fa parecchio rumore. In queste settimane Mou si era lamentato, aveva più volte dichiarato di sentirsi tradito dai suoi uomini. Non li sentiva più vicini, non li sentiva più fedeli. E senza quella fedeltà, le squadre di Mourinho diventano inallenabili, diventano una polveriera pericolosa per chiunque. Basti vedere il fantasma di Hazard che si trascinava per il campo, basti vedere Diego Costa che un anno fa sembrava un cannoniere implacabile, oggi ridotto a semplice bulletto, quasi umiliato dalle sue stesse bizze.

Per essere Josè Mourinho, l’allenatore ha bisogno di creare una sorta di mondo immaginario, una specie di favola. Quando quell’illusione viene meno, il confronto con la realtà è duro. E fa male. Adesso le voci su una nuova avventura, sulla prossima panchina, continuano a rincorrersi. Noi, attenderemo fiduciosi, ammirando magari, fra sei mesi, il nuovo miracolo di un allenatore portoghese che sarà riuscito di nuovo a mettersi contro tutto il mondo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro