Josè Chilavert, il portiere col fisico da pugile e il piede da attaccante Josè Chilavert, il portiere col fisico da pugile e il piede da attaccante
La vita è una costante ricerca della felicità, e molte volte la felicità è altrove dal luogo in cui ci troviamo, in cui siamo... Josè Chilavert, il portiere col fisico da pugile e il piede da attaccante

La vita è una costante ricerca della felicità, e molte volte la felicità è altrove dal luogo in cui ci troviamo, in cui siamo costretti a stare anche se ci siamo abituati. La vita è un sognare di essere altri da quello che siamo, ma trovarci a fare il nostro dovere e farlo anche maledettamente bene. La vita, si, ma anche il calcio.

E questa è proprio una di quelle storie in cui il destino ci ha messo lo zampino, mandandoci a fare un lavoro che non è il nostro. Ed è una di quelle storie in cui noi ci liberiamo delle catene del destino per andarci a prendere quello che ci spetta, quello che abbiamo sempre sognato. Questa è la storia di Josè Luis Chilavert, il portiere con il fisico tra i pali ed il cuore in attacco. Chilavert fra i pali ci finisce quasi per caso, anzi per gioco.

Come ben insegnano le regole del calcio di strada, che in Paraguay immaginiamo venga preso alquanto sul serio, se sei più piccolo degli altri, vai in porta. E il piccolo (solo anagraficamente) Chilavert, accompagnato dal fratello maggiore, si accomoda tra i pali, forse una delle poche volte nella sua vita in cui china il capo al cospetto delle decisioni altrui. Si, perchè Josè Luis Chilavert è uno che in campo sa come farsi rispettare, anche stando tra i pali. Tutti, in campo, sanno che è a lui che bisogna rispondere.

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E un po’ come facevamo noi da piccoli al campetto quando nessuno ci teneva particolarmenta a restare confinato tra due zainetti, Josè in porta non ci vuole stare, e allora fa come noi: si mette a fare il portiere volante. E allora calci piazzati e calci di punizione saranno quasi sempre suoi in molte delle squadre in cui giocherà, nazionale compresa. D’altronde come fai a dire di no a una montagna di 1,90 e oltre 90 chili, oltretutto con la faccia perennemente incazzata?

Chilavert è uno di quei ragazzi che in Sudamerica diventa grande presto, e d’altronde in certe parti del mondo è difficile fare altrimenti: a 15 anni esordisce già in serie B con la maglia della squadra della sua città, lo Sportivo Luqueño. Non ci si può non accorgere di questo ragazzone che sembra essere un predestinato, e allora nel 1983 viene acquistato dal Guaranì, squadra della capitale paraguaiana con la quale vince il suo primo campionato.

L’orticello di casa sta però stretto ad una personalità esuberante come quella di Chilavert, e allora nel 1984 arriva la chiamata del San Lorenzo, con il quale Josè Luis rimarrà 4 anni, prima di tentare l’avventura europea, con il Real Saragoza nel 1988.

Ma è nel 1989 che nasce il mito di Josè Luis Chilavert, il portiere con il vizio del gol. Colombia-Paraguay, partita di qualificazione a Italia ’90. Chilavert è al debutto assoluto con la maglia della sua nazionale. Minuto 90, partita sul punteggio di 1-1. Calcio d’angolo, mischia nell’area colombiana, l’arbitro fischia un calcio di rigore in favore del Paraguay.

Succede il finimondo, proteste dei colombiani, deve intervenire addirittura la polizia schierata a bordocampo in assetto antisommossa. Minuti e minuti di proteste, la pubblica sicurezza rimette la situazione in tranquillità e si può battere questo benedetto calcio di rigore. E chi va a prendersi il pallone per posizionarlo sul dischetto? Si, avete indovinato. Chilavert, all’esordio in nazionale, dimostra immediatamente di avere degli attributi stratosferici.

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Sappiamo tutti quanto il calcio conti in Sudamerica, figuratevi la nazionale, figuratevi se si decide la qualificazione ai Mondiali. E’ una responsabilità incredibile, parafrasando De Gregori, qui o si fa la storia o si muore. Chilavert però sta vivendo un istante di lucidissima follia. Si prende il pallone, lo piazza sul dischetto e con un sinistro chirurgico batte quell’altro gran delinquente di Renè Higuita. 2-1 per il Paraguay, corsa sfrenata di Josè Luis Chilavert verso i propri compagni, almanacchi di storia che spalancano le proprie porte.

In Spagna però le cose non vanno benissimo. Non è difficile da immaginare che il portierone abbia un carattere quantomeno problematico. Gli piace tantissimo mettere palla a terra e avventurarsi fuori dalla propria area di rigore, non sappiamo se per noia o per epicureo edonismo. Fatto sta che ad allenatori e tifosi questa cosa non è che piaccia molto, soprattutto se dobbiamo subire qualche gol in più. E allora, meglio ritornare a latitudini più familiari.

Chilavert torna in Sudamerica, in Argentina, al Velez Sarsfield, dove costruirà gran parte della sua leggenda. Nel 1993 al Velez arriva anche Carlos Bianchi, che con Chilavert sarà artefice di stagioni di grandi vittorie: 4 campionati argentini, una Libertadores, una coppa Intercontinentale ( vinta contro il Milan di Fabio Capello), una copa Mercosur, una Supercopa de Argentina e una Recopa sudamericana. Niente male, diciamo. Anche il portierone si porta a casa diversi titoli personali, tra cui un pallone d’oro sudamericano.

La Nazionale del Paraguay, di cui Chilavert diventa il leader tecnico ed emotivo indiscusso, raggiunge per due volte consecutive la fase finale dei Mondiali: Francia ’98 e Corea e Giappone 2002, cosa mai successa nella storia del paese sudamericano. Contro la Bulgaria, rischia di scrivere un’altra pagina della storia del calcio. 71esimo minuto, Paraguay e Bulgaria sono sullo 0-0.

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Trifon Ivanov, altro personaggio fantastico di cui prima o poi vorremmo parlarvi, stende Campos. Punizione dalla sinistra dell’area di rigore, qualche, anzi parecchi, metri dietro la linea delimitante l’area di rigore. Roba che neanche Juninho Pernanbucano riuscirebbe a metterla facilmente. Sulla palla, neanche ci sarebbe bisogno di dirlo, ci va Chilavert.

Si sistema i calzettoni, prende la rincorsa, sinistro a giro potente e indirizzato all’incrocio dei pali. La palla si abbassa, pare infida, pare gol. L’inquadratura da dietro mostra Josè Luis che segue la traiettoria del pallone con la bocca spalancata. Niente da fare, il portiere bulgaro all’ultimo allunga la manona e salva in corner. Sarebbe stato il primo gol di un portiere in una fase finale dei Mondiali. La storia, anche questa volta, ha preferito non presentarsi all’appuntamento, e Chilavert, come tante volte nella sua carriera, deve farsi di nuovo tutto il campo di corsa per tornare tra i pali.

Nel 2000 il matrimonio con il Velez finisce, e Chilavert torna in Europa, stavolta in Francia, allo Strasburgo. Ma non può essere un caso: nel Vecchio Continente gli eccessi, le esuberanze, le continue provocazioni a pubblico e avversari non sono viste di buon occhio, e Chilavert finisce spesso in panchina. Al ritorno dal mondiale nippocoreano, addirittura falsifica dei certificati medici per poter rescindere il contratto con i francesi. Risultato: sarà condannato a sei mesi di carcere.

Mai banale, Chilavert agli arresti domiciliari nella propria area veniva spesso confinato anche dai suoi allenatori: troppo pericolosi quei continui tentativi di dribbling nella propria area di rigore per irridere l’attaccante in pressing, troppo difficile accontentare le richieste di un portiere che voleva andare a battere anche i calci d’angolo (e qualche volta ci riusciva pure) a costo di mettere a repentaglio la porta della propria squadra e le coronarie dei propri tifosi.

Fuori dal campo, le cose non vanno meglio: provocazioni continue a tutti, rapporti burrascosi con avversari e giornalisti. Già, i giornalisti. Una volta, nella conferenza stampa prepartita che precedeva un Argentina-Paraguay, Josè Luis promette un gol. I giornalisti argentini lo sbeffeggiano, lui la sera dopo, vestito di una divisa nera con un mastino disegnato sopra come piaceva a lui, infila la porta avversaria con un calcio di punizione che rimbalza davanti al collega argentino e lo beffa. Corsa a braccia aperte e tuffo in scivolata davanti ai tifosi argentini, come a dire: “bè, avete visto?”. Solo lui.

Nel 2001, dopo un infuocato Brasile-Paraguay, sputa in faccia a Roberto Carlos, colpevole di averlo irriso durante la partita. Chiude la carriera nel 2004, con 62 gol segnati. Non è il portiere goleador più prolifico di sempre, il primato glielo scippa Rogerio Ceni. Ma come prolificità nel nostro cuore non c’è paragone.

Continua anche dopo aver abbandonato il calcio a far parlare di sé per i suoi colpi di testa. Viene fuori una storia secondo la quale, ancora in attività, avrebbe preso parte ai campionati nazionali di sumo del Paraguay, storia purtroppo mai confermata.

Si prende a pugni con un imprenditore argentino per una storia di debiti: nessuno lo avrebbe immaginato, ma il creditore era Chilavert. Dichiara di voler intraprendere la carriera politica, ma punta subito al colpo grosso: vuole fare il Presidente della Repubblica. Noi non possiamo Josè, ma sappi che il nostro voto sicuramente lo avresti avuto.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro