Jorge Sampaoli: ossessione Jorge Sampaoli: ossessione
Qual è il confine tra il genio, l’ossessione e la follia? Forse nessuno più di Jorge Sampaoli può conoscere la risposta a questa domanda.... Jorge Sampaoli: ossessione

Qual è il confine tra il genio, l’ossessione e la follia? Forse nessuno più di Jorge Sampaoli può conoscere la risposta a questa domanda. Forse nessuno più di Jorge Sampaoli, almeno nel mondo del calcio, può sapere cosa si provi a vivere in bilico tra quelle tre parole

Tre parole con cui si può descrivere tutta la vita e la carriera dell’allenatore argentino. Genio, ossessionato, folle: questo è Jorge Sampaoli, e se non fosse stato così non sarebbe diventato Jorge Sampaoli.

Ovvero un pazzo visionario che ha dovuto scalare la montagna della sua vita un gradino alla volta, ma senza mai mollare un centimetro, senza mai fare un passo indietro rispetto alle sue idee.

Idee ossessive, naturalmente.

Per comprendere il legame viscerale tra Jorge Sampaoli e il pallone, bisogna tornare indietro, a quello che qualsiasi psicologo individuerebbe immediatamente come il fattore scatenante di questa follia. L’incidente che, a soli 19 anni, manda in frantumi la tibia e soprattutto la carriera da calciatore del giovane Sampaoli. Da quel momento, è evidente, nella testa di quel piccolo e tozzo ragazzo destinato a diventare presto uomo, scatta qualcosa.

E’ come se, da quel giorno, Jorge abbia deciso che il calcio sarebbe diventata l’unica ragione di vita della sua esistenza. Non sarebbe stato il destino, il fato o un Padreterno messosi di traverso a negare a Sampaoli la via della gloria.

Non è stata facile, però, quella via della gloria. Forse è anche per questo motivo che la passione si è trasformata in ossessione, in desiderio totalizzante e alienante. Basta vedere le squadre allenate da Sampaoli fino al 2010, l’anno in cui si è seduto per la prima volta sulla panchina della U de Chile, quella più importante, fino a quel momento.

Squadre amatoriali della provincia argentina, Perù, Ecuador. Alumni de Casilda, Belgrano de Arequito, Aprendices Casildenses. Fino alla prima volta in cui la sua carriera si intreccia, per la prima volta, con un’altra ossessione.

E, curiosamente, come in un gioco di scatole cinesi, è un’ossessione che riguarda un altro uomo ossessionato dal calcio. Marcelo Bielsa, che non a caso chiamano El Loco. Jorge Sampaoli vive nel mito di Bielsa. Quando Sampaoli sta allenando una delle squadre della provincia, e contemporaneamente lavora anche da impiegato, una sua foto fa il giro dell’Argentina. E’ una foto che lo ritrae mentre si arrampica su un albero, intento ad osservare l’allenamento della sua squadra, per capire al meglio i movimenti dei suoi ragazzi e come si potevano migliorare. D’altronde, non avevano ancora inventato i droni.

Quella foto fa il giro dell’Argentina, e il Newell’s, la squadra che proprio la carriera di Bielsa aveva lanciato, gli offre la panchina delle giovanili. Ma sarà solo il punto di partenza della carriera di Sampaoli, che prima di arrivare a una panchina di prestigio, dovrà prima scoprire tutte le varie sfaccettature del calcio sudamericano, tra Perù, Ecuador e Cile. Ma per lui questo non può che essere un viaggio di scoperta, un’opportunità per crescere e assimilare e imparare quante più cose possibili. Tutte esperienze prese e messe in saccoccia, oro per uno che si nutre famelicamente di tutto quello che vede. A patto che si tratti di calcio, ovviamente. Perchè la sua testa non riesce a pensare ad altro. A nient’altro che al calcio.

Sulla panchina della U de Chile vince tutto quello che c’era da vincere, e il mondo inizia piano piano ad accorgersi di Jorge Sampaoli, l’argentino che ha fatto fortuna in Cile. Ma quello che sta per succedere, quasi sicuramente non lo immagina nemmeno lo stesso Jorge.

Siamo nel 2012, e la carriera di Sampaoli si interseca, ancora una volta, con quella del Maestro Bielsa, la sua ossessione. Bielsa lascia la panchina della nazionale cilena, Sampaoli ci si accomoda sopra. E, su quella panchina, con il suo calcio offensivo, rivoluzionario, fondamentalmente filosofico, scrive le pagine più belle della storia del calcio in Cile.

Ai mondiali del 2014, il sogno cileno si infrange sulla traversa di Pinilla, e il Brasile padrone di casa va avanti solo ai calci di rigore. L’immagine simbolo di quel Mondiale, per il Cile, è Gary Medel che esce dal campo in lacrime, dopo aver giocato più di metà partita con una coscia lacerata. Jorge Sampaoli ha costruito una squadra in cui 11 cileni, convinti dell’idea che per un cileno nulla sia impossibile (come affermato dal famoso spot con i minatori rimasti intrappolati per mesi sotto terra) danno ascolto a un pazzo argentino, per la gloria del loro popolo.

E, infatti, nell’estate successiva Sampaoli raccoglie il frutto del suo lavoro. La Copa America 2015 è il trionfo del suo Cile, una squadra che gioca a ritmi veloci, che non ha paura di farsi trascinare in battaglia (gran parte del merito della vittoria della Copa è da ascrivere al dito indice di Gonzalo Jara infilato nel sedere di Edinson Cavani…) e che si lascia illuminare dalle invenzioni del Mago Valdivia, il profeta di Sampaoli in campo.

Curioso che il successo più importante della carriera di Sampaoli arrivi proprio in finale contro la sua Argentina. Uno schiaffo alla sua patria, un colpo all’orgoglio di una nazione. Un argentino che guida la sua patria alla disfatta. Lui, Jorge Sampaoli, convinto che Leo Messi sia una sorta di Dio sceso in terra per portare il Verbo a noi comuni mortali, corresponsabile della crocifissione dello stesso Messi, accusato di non essere decisivo per la sua nazionale.

Sarà così, sarà il destino di Jorge Sampaoli, il destino di un matto, di una personalità disturbata, condannata a non poter godere a pieno del suo successo più bello.

Non sappiamo se Jorge Sampaoli sia un pazzo, un genio, un visionario. Probabilmente non lo saprà mai nessuno. Anche il suo Siviglia, la sua nuova avventura, la sua nuova ossessione, presenta tratti tipici della follia. Una squadra che cambia pelle ogni 5 minuti, a prescindere dal modulo con cui sta in campo. Un calderone in cui l’alchimista pazzo che sta in panchina mescola mezzepunte, trequartisti, falsi nueve, esterni, tutti insieme, alla ricerca dell’ingrediente segreto, della formula perfetta per arrivare alla vittoria, alla fama eterna, alla gloria.

Basta guardare come vive le partite Jorge Sampaoli per capire che per lui il calcio non è un lavoro, una passione, un divertimento. Per Jorge Sampaoli il calcio è tutto. Per Jorge Sampaoli il calcio è un’ossessione. Per Jorge Sampaoli il calcio è l’unica ragione per cui Dio ci ha mandato su questa terra.

Non sappiamo se Jorge Sampaoli sia un pazzo, un genio, un visionario. Chi se ne frega, in fondo. E’ semplicemente Jorge Sampaoli. Basta così.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro