Jorge Campos, il portiere-camaleonte che giocava a fare l’attaccante Jorge Campos, il portiere-camaleonte che giocava a fare l’attaccante
Non capisco che cosa significhino le dichiarazioni di Blatter. Se io sono in grado di giocare in due ruoli, è un vantaggio che il... Jorge Campos, il portiere-camaleonte che giocava a fare l’attaccante

Non capisco che cosa significhino le dichiarazioni di Blatter. Se io sono in grado di giocare in due ruoli, è un vantaggio che il mio allenatore, se lo ritiene opportuno, ha tutto il diritto di sfruttare. Certo, in tutto il Mondiale, mi piacerebbe giocare almeno un quarto d’ora da attaccante. Sarebbe una soddisfazione personale.

Parole che riecheggiano nella storia. Siamo nei mesi che precedono il Mondiale americano, un mondiale che noi italiani preferiremo poi dimenticare in fretta.

E sulla nostra strada, stiamo per incontrare anche questo ragazzo qui. Questo ragazzo che tra i pali ci sta per gioco, ma che, di tanto in tanto, si diverte a fare l’attaccante. Questo ragazzo che in porta si fa notare, oltre che per le sue parate, che tanto male poi non sono, per i colori che si porta appresso.

Mai gli stessi, mai sobri, mai banali. Questo ragazzo che fa il portiere ma che sogna di fare l’attaccante, e litiga con Sepp Blatter, è Jorge Campos, il portiere messicano che si disegna da solo le sue divise.

Una storia del genere, solo in Sudamerica, solo in Messico. Jorge Campos non solo si disegna da solo, come un bravo stilista, ogni divisa che indossa. Ma in Messico, circola anche una leggenda. Che Jorge Campos, sotto ogni coloratissima divisa, indossi sempre una maglietta uguale a quella dei suoi compagni di squadra. Per fare come un novello Superman. Per gettare via la divisa da numero uno e diventare all’istante numero nove, attaccante aggiunto, bomber improvvisato. Questo è Jorge Campos, signori.

Lo vedevi lì, tra i pali, piccolino e magrolino. Gli almanacchi riportavano un generosissimo 174 cm alla voce altezza, ma tu lo guardavi e pensavi che bisognava volergli del gran bene per pensare che potesse superare il metro e settanta.

Non è uno che si arrende, Jorge Campos, non lo è mai stato. Da giovane, aveva due passioni. Il calcio e il surf. Il surf? Certo, se nasci ad Acapulco cos’altro vuoi fare se non cavalcare onde fino al tramonto? E proprio dal surf e dalle sue tavole colorate nasce la passione del portiere per le divise colorate, fluorescenti, carnevalesche.

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Non è uno che si arrende, no. I primi calci Jorge li tira nel Club Universidad Nacional del Messico. I primi calci? Ma non è un portiere? Bè, insomma…In porta, a quei tempi, c’era un altro ragazzo dotato tra i pali, Adolfo Rios, e Jorge decide che un posto in campo vale l’altro, o in porta o in attacco, basta che sto negli undici titolari. Risultati? Decenti: 14 gol nella sua prima stagione da attaccante, miglior marcatore della squadra.

Poi, nel 1990, il suo allenatore decide che il posto giusto per Jorge è tra i pali, dove conquisterà anche la maglia della nazionale messicana. Una maglia che deciderà di colorare a modo suo, naturalmente, visto che il ragazzo non è stato messo al mondo per indossare una divisa grigia o nera e confondersi con i suoi colleghi ordinari. Lui è straordinario, altrochè.

Con i suoi club, Campos metterà a segno 38 reti in carriera. Mai nessuno con la maglia della Nazionale, purtroppo. Disputerà 3 mondiali, anche se nel 2002 non è mai sceso in campo. Nel 1998 Sepp Blatter, dopo avergli vietato di giocare da attaccante, gli vieterà anche di indossare le sue sgargianti divise colorate. Un orco, insomma.

In un mondo come quello del calcio, Jorge Campos è stato ribellione. E’ stato la rivolta alla solitudine dei numeri uno, alla loro condanna ad un’esistenza senza fantasia, senza colpi di genio, senza invenzioni. Jorge Campos è stato il camaleonte della porta, il supereroe degli estremi difensori. L’eroe che ha scelto di non passare la sua vita tra i pali, l’eroe che se c’era bisogno toglieva i guanti e diventava goleador. E se a qualcuno non andavano a genio le sue divise, pazienza.

Che m’importa? A fine partita c’è sempre qualcuno che vuole la mia maglia.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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