Quando hai la gloria ha un passo, quando i tuoi sogni stanno per realizzarsi. E’ proprio quello il momento in cui hai tutto da...

Quando hai la gloria ha un passo, quando i tuoi sogni stanno per realizzarsi. E’ proprio quello il momento in cui hai tutto da perdere. E’ proprio quello in cui nella tua testa si affollano pensieri e demoni. Mosca, 21 maggio 2008. La notte della scivolata di John Terry.

John Terry è lì. La gloria è a un passo. L’ha bramata per anni. L’hanno preso in giro, perchè nonostante i milioni bruciati dal suo presidente, quella gloria non era mai riuscita a prendersela. Proprio lui, il Capitano, adesso è lì. A undici metri da quella Coppa, a undici metri dalla consacrazione, dal trionfo, dal successo, dall’Olimpo del pallone. E’ lì, dove ha sempre sognato di essere.

E’ uno dei sogni più inflazionati dei bambini, da quando esiste il calcio. Il rigore decisivo da calciare in una finale di Champions League. Da quel rigore dipende tutto. Quel rigore scriverà la storia. Da bambini, tutti lo abbiamo sognato, quel rigore. Un pallone rovinato, maltrattato per mesi interi. Un pallone messo a qualche metro da due alberi. Chiudiamo gli occhi, immaginiamo di avere di fronte un portiere cattivo. Li riapriamo, e tiriamo quel rigore, senza portiere. Naturalmente il pallone va dentro, naturalmente corriamo ad esultare, naturalmente abbiamo vinto la Coppa.

John Terry chiude gli occhi. E ripensa a quante volte, nella sua vita, ha immaginato questo momento. Più perfetto di così non potrebbe essere. John Terry riapre gli occhi, e si ritrova nella pioggia incessante di Mosca. Lontano centinaia di chilometri da Londra. John Terry riapre gli occhi, e si ritrova davanti Edwin Van der Sar. Avrebbe anche potuto non batterlo mai, questo rigore. Se solo le mani di Cech fossero state più forti e avessero trattenuto il tiro di Nani. Invece no, gli tocca tirarlo quel calcio di rigore. E gli tocca anche segnarlo.

Sarà lui a calciare il rigore che gli consentirà di mettere le mani sulla Coppa. L’uomo che deciderà la prima finale tra squadre inglesi della storia della Coppa dei Campioni. Sarà lui l’artefice del suo destino, sarà lui l’uomo copertina. Quello designato a prendersi tutta la gloria, le luci della ribalta, le interviste. Se lo ricorderà a lungo questo momento. Quando incornicerà la sua foto, con la Coppa dalle grandi orecchie alzata al cielo. Quando racconterà ai nipotini della sensazione di gioia che ha sentito salirgli su, dal cuore, quando ha visto Van der Sar andare dall’altra parte, quando ha visto il pallone accarezzare la rete. Sarà il momento più bello della vita di John Terry. Il momento che vale un’intera esistenza.

Mette le mani sui fianchi, John Terry. The hearth, the captain, the soul of Chelsea Football Club. Questo dice di lui la telecronaca inglese del match. Questo è John Terry. Questo è l’uomo che si presenta sul dischetto. Non avremo mai la fortuna di essere tra quei pochi eletti che calciano un rigore decisivo per sollevare al cielo un trofeo ambito da tutto il mondo. Ma non vorremmo essere nella testa di John Terry. Perchè in quel momento deve esserci un traffico da fare invidia alle arterie più popolate del mondo. Pensieri che schizzano impazziti, pensieri di gioia, di gloria, di paura, di universi paralleli che si incrociano. Ma questo lo sa solo John Terry.

La rincorsa. Un passo, due passi, tre passi. Il terzo è fatale. Il terzo passo, con il piede sinistro, incappa in una zolla più bagnata delle altre. Più infame delle altre. Più scivolosa delle altre. Il piede sinistro di John Terry perde contatto con il suolo, devia dalla sua traiettoria che dovrebbe rimanere ferma, a fare da sostegno alla fucilata del destro. Il piede sinistro di John Terry incoccia con il destro, che calcia lo stesso il pallone. Il tutto dura meno di due secondi. Il tempo di vedere Edwin Van der Sar andare da una parte. Il tempo di vedere il pallone andare dall’altra parte. Prendere un’altra strada. Quella giusta. Quella della gloria. Quella che conduce alla coppa. Nonostante la scivolata, il pallone di John Terry è indirizzato indiscutibilmente dalla parte giusta. Potrebbe finire ugualmente la sua corsa in rete.

Ma non sarebbe una storia degna di essere raccontata, se quel pallone finisse lo stesso in rete. Perchè il danno non arriva mai da solo, ama accompagnarsi alla beffa. Il pallone di John Terry va dalla parte giusta, nonostante tutto. Ma incoccia sul palo. Nella pioggia di Mosca, John Terry è caduto a terra. Vorrebbe non rialzarsi mai più. Vorrebbe essere seppellito a undici metri da quella porta. Mette la testa tra le gambe. Chiude gli occhi. Vorrebbe riaprirli e scoprire che c’è ancora un rigore da tirare, che c’è ancora una Coppa da andarsi a prendere. Invece ci sono degli altri rigori da tirare, ma non saranno i suoi. La sua occasione è già arrivata, e non tornerà più.

Anelka sbaglierà il rigore decisivo. Il Manchester United solleverà al cielo la Coppa. I fantasmi di quel rigore continueranno a restare nella testa di John Terry. Almeno fino al 19 maggio del 2012. Ma questa è un’altra storia.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro