Joey Barton, a good one Joey Barton, a good one
Whatever you are, be a good one. Con queste parole Joey Barton vi accoglie sul suo profilo Twitter: ecco, se dovessimo descrivere Joey Barton... Joey Barton, a good one

Whatever you are, be a good one.

Con queste parole Joey Barton vi accoglie sul suo profilo Twitter: ecco, se dovessimo descrivere Joey Barton in 3 parole, quelle 3 parole non sarebbero certamente a good one.
Ma il calcio, almeno per noi, va vissuto intensamente, con il cuore. E chi gioca con il cuore, spesso, diventa l’idolo dei propri tifosi, ma si fa anche molti nemici, sul campo e fuori dal campo. E, in materia di nemici in campo e fuori, Joey Barton non è secondo a nessuno. Ma noi siamo sicuri che a lui questo faccia piacere.

Quando certe storie faranno rumore, te ne accorgi già dall’inizio. Se nasci a inizio anni ’80 nel Nord dell’Inghilterra, nel Merseyside, certe cose forse puoi metterle in programma. Quando i genitori di Joey si separano, lui resta a vivere con il padre e la nonna. Ringrazierà la nonna per averlo aiutato a crescere e non finire nel tunnel della droga. Non facciamo fatica a credere che sia vero. Perchè se Joey Barton non è finito per strada, o nelle patrie galere, lo deve al fatto che con il pallone ci sa fare davvero, anche se forse non è per quello che è diventato la leggenda che è.

Quando certe storie faranno rumore, te ne accorgi dai primi passi. I primi passi che Joey Barton avrebbe potuto fare in un campo di Premier League, con la maglia del Manchester City. Corre l’anno 2002, e Barton è in panchina nel match contro il Middlesbrough. Kevin Keegan manda il ragazzo a scaldarsi. Preparati, tra poco vai dentro. Piccolo problema: non si trova la maglia da gioco. Barton all’intervallo l’ha lasciata sulla panchina, incustodita, e qualcuno l’ha fatta sparire. Debutto rinviato.

Barton deve avere un feeling particolare con le sue prime volte, perchè anche il suo primo cartellino rosso non è proprio la vostra espulsione di ordinaria amministrazione. Match di FA Cup contro il Tottenham. Il City è sotto 3-0, l’arbitro fischia l’intervallo. Joey Barton ha qualcosa da ridire, ripetutamente e con un linguaggio non propriamente oxfordiano. Rosso, nel tunnel degli spogliatoi. Che il ragazzo sia speciale, lo testimonia il punteggio finale della partita: 4-3 per il City, in 10 uomini.

Alla festa di Natale del Manchester City, Joey prova a fare la festa a Jamie Tandy, suo giovane compagno di squadra, che aveva avuto la non brillantissima idea di provare a dare fuoco alla t-shirt di Barton. Risultato: cicca di sigaretta spenta sulla guancia del ragazzo, 1-1 e palla al centro.

Nell’estate del 2005, invece, durante il tour estivo della squadra in Thailandia, un 15enne prova incautamente ad insultare Barton, si spinge addirittura a dargli un calcio sula tibia, neanche fosse un delinquente vero anche lui. Sono piccolo, mica questo qui verrà da me a fare questioni, pensa. Invece si, Joey ci va. Interviene Richard Dunne, suo compagno di squadra, ed evita che alla famiglia del piccolo possano arrivare vagonate di fiori.

Nel frattempo, qualche piccola diatriba, qualche dichiarazione al vetriolo verso i nazionali inglesi, qualche piccolo alterco con tassisti vari. Pilota automatico per Joey, comunque.

A maggio 2007, però, il rapporto tra Barton e il Manchester City si incrina definitivamente: lite in allenamento con Ousmane Dabo, che viene colpito ripetutamente e alla fine esce fuori con un sospetto distacco parziale della retina.  Barton viene condannato a 4 mesi di carcere (pena sospesa) e a 200 ore di servizi sociali. Ora, l’alone mistico di delinquenza intorno a lui diventa concreto. Al City non ci può rimanere, comunque, e così nell’estate 2007 passa al Newcastle per quasi 6 milioni di sterline.

Nel dicembre 2007 viene coinvolto in una scazzottata fuori da un club di Liverpool. Uno come lui, specie quando volano le mani dopo qualche pinta di troppo, non può restare in disparte, e quindi nella scazzottata recita un ruolo da protagonista, guadagnandosi, questa volta per davvero, un posto nelle patrie galere:  sconterà 77 giorni di detenzione.

Esce e dichiara: “So che nella mia vita ho avuto molte più occasioni di quante ne avrei meritate. Il carcere mi è servito per capire che ero l’unico responsabile dei miei errori. Ora sono un uomo nuovo”.

A volte certe storie di calcio sembrano davvero un romanzo o un film, e questa non fa eccezione: alla seconda partita dopo il rientro, contro il WBA, Joey Barton, che pure non era il rigorista designato della squadra, si prende la responsabilità di mettere dentro il tiro dagli 11 metri che porta il Newcastle fuori dalla zona retrocessione. Normale, mai.

Anche il rapporto con il Newcastle lentamente si incrina: troppe irrequietezze, troppi cartellini, troppa tensione. Barton viene dichiarato persona non gradita all’interno del club. Lascerà il Newcastle ad agosto 2011, lasciandosi dietro un’altra vittima: Pedersen del Blackburn, che si prende un violento pugno in petto. Tre giornate di squalifica, grazie, alla prossima.

Approda al Queens Park Rangers, squadra che lotta per rimanere in Premier. E la salvezza del QPR si decide all’ultima giornata, in casa del Manchester City, che invece ha bisogno dei 3 punti per portarsi a casa il campionato. Insomma, una di quelle giornate per cui giocatori e tifosi vivono. L’essenza del calcio. Siccome Joey Barton è speciale, al minuto 55 , gomitata a Carlos Tevez: rosso diretto.

Uscendo dal campo tira una ginocchiata ad Aguero, sotto gli occhi dell’arbitro. Trova il tempo di attaccare briga anche con Mario Balotelli. Poi, siccome il calcio è sempre quella storia fantastica, il City vincerà all’ultimo secondo, e il QPR resterà in Premier, grazie al pareggio del Bolton con lo Stoke. “Non dovrebbe stare su un campo di Premier League neanche con un biglietto“, commenta Massimo Marianella.

citybarton

La Football Association sposta questa linea, e squalifica Barton per 12 giornate. Il QPR decide che, si, anche stavolta Barton, l’ex capitano, non è più persona gradita. All’inizio della stagione 2012-13, se ne liberano. Alla fine della stagione 2012-13, siccome il calcio è curioso, il QPR retrocede giocando senza anima, mostrando carenza di leadership e cuore in campo. Strano.

Approda a Marsiglia, dove trova il tempo di prendere in giro anche Zlatan Ibrahimovic, non proprio il primo che passava di là. Nel frattempo, prova anche a farsi degli amici su Twitter:

Dopo la parentesi francese, torna al QPR, in Championship: l’ultima volta che si è segnalato è stata per una doppia ammonizione nel giro di un minuto. Gomitata e poi palla tirata addosso all’avversario. Ma forse è andata anche bene così.

Si, per noi, tutto sommato, Joey Barton è a good one.


Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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