Jérémy Ménez, un rimpianto lungo una carriera Jérémy Ménez, un rimpianto lungo una carriera
“…piccoli Zidane crescono” Quanto è difficile a 20 anni scendere in campo quando per descriverti usano parole come quelle scritte sopra. Fino a quel... Jérémy Ménez, un rimpianto lungo una carriera

…piccoli Zidane crescono

Quanto è difficile a 20 anni scendere in campo quando per descriverti usano parole come quelle scritte sopra.

Fino a quel momento hai impressionato tutti, hai attirato le luci dei grandi club su di te, hai dimostrato di avere un talento innato, una tecnica senza pari, una cultura del calcio che per molti è inarrivabile dopo anni e sacrifici sul campo, per te sembra quasi scorrerti nelle vene.

Vederti giocare è un piacere per gli occhi, quando ti arriva la palla sul lato sinistro del campo, non importa che sia il Louis II, l’olimpico di Roma, il Parco dei Principi o San siro, il battito cardiaco sale perché il tifoso medio sa che se hai campo e se sopratutto hai voglia, sarà una galoppata memorabile, spesso conclusa in rete lasciando dietro di te le macerie di 2/3 difensori che hanno provato invano a fermarti.

C’è chi ti chiamerà anche Houdini per una parte della tua carriera. Magia allo stato puro il tuo tocco di suola che spostava gli equilibri non di una difesa o di una squadra, ma di un intero stadio.

Il vero problema è che non sempre avevi voglia.

Le partite dove la tua presenza era solo sul tabellino finale con un 5 in pagella (quando andava bene) sono state troppe, inspiegabili però dopo averti visto fare giocate quasi impensabili.

Come quel gol a Parma prima di infortunarti seriamente alla schiena e dire addio all’ultima speranza di vederti sbocciare come tutti credevano, oppure il gol dello 0-2 contro il Rennes nella stagione 2012-2013.

Ecco, perché abbiamo potuto ammirare solo a tratti quel Jeremy Menez ?

Perché nelle lunghe pause forse volontarie che ti prendevi in campo non hai pensato almeno una volta “ok…adesso inizio a giocare veramente”?

Sarebbe stato un altro calcio il tuo, un’altra carriera e non sarebbe finita a 31 anni tra il campionato turco, quello messicano o la Serie B francese.

Ci abbiamo creduto tutti e abbiamo fatto bene a farlo, anche se voleva dire guardare interminabili partite dove calpestavi svogliatamente il campo, anche se abbiamo dovuto assistere a controlli mancati o dribbling non riusciti, anche se abbiamo dovuto vederti seduto in panchina perché poco utile alla squadra, sapevamo in cuor nostro che prima o poi qualcosa avresti fatto, che prima o poi avresti iniziato a giocare regalando gioie per gli occhi.

Vero, spesso la tua parte da Dottor Jekyll dimostrava tutto il tuo talento, ma mai con continuità, una magia, un gol e poi ti riadagiavi in quella dimensione tutta tua dove il signor Hyde riprendeva il suo posto e tu tornavi ad essere il giocatore da 5 in pagella.

Forse è giusto così, forse è stato il tuo bello, hai regalato qualcosa al calcio per il quale vale la pena ricordarti, peccato però che nella lista dei “sarebbe potuto essere un fenomeno” il tuo nome è uno dei primi che viene sempre in mente.

Arrivavi al punto di farci sognare,ma poi ti dimenticavi come si giocava questo meraviglioso sport e sparivi, un po’ come faceva Houdini…soprannome azzeccato direi!

se solo mi ricordassi cosa viene dopo “abra”…farei sparire l’intero pubblico”

Bon Anniversarie Jeremy!

Matteo Brunelli
twitter: @matteobrunelli7